Quando mi sveglio, metà del letto è gelido. Oggi è il giorno della mietitura.
Mi sollevo su un gomito. Nella stanza c'è abbastanza luce per vedere dove mettere i piedi ma non abbastanza per distinguere i pochi mobili posizionati agli angoli.
Sgattaiolo fuori. La nostra parte del Distretto 12 è detta "il Giacimento" e di solito a quest'ora brulica di minatori diretti al turno della mattina. Oggi, però, le strade nere sono deserte. Le persiane delle tozze case grigie sono chiuse. La mietitura inizierà prima delle due. Tanto vale dormire. Se ci si riesce.
La nostra casa è quasi sul confine del Giacimento. Dovrei superare solo qualche cancello per raggiungere il campo che tutti chiamano "il Prato". A separare il prato dai boschi - e, di fatto, a circondare tutto il Distretto 12, c'è un'altra recinzione di rete metallica sormontata da filo spinato.
In teoria dovrebbe essere elettrificata ventiquattro ore al giorno, come protezione dai predatori che vivono nei boschi e che in passato minacciavano le nostre strade. Ma dato che, se ci va di lusso, abbiamo solo due o tre ore di elettricità verso sera, di solito la si può toccare tranquillamente. Io, in ogni caso, rimango sempre al sicuro. Quindi lontano dai boschi.
Tutte le mattine vedo Katniss uscire di casa e dirigersi verso essi, non so per fare cosa, ma non mi sono mai avvicinato troppo. Andare nei boschi è illegale e si viene puniti con il massimo della pena. La maggior parte delle persone non ha il coraggio di uscire armati anche solo di un bastone, a momenti.
L'arco che vedo sempre in mano a Katniss è una rarità. Sembra che quella ragazza abbia voglia di finire dei guai e, per quanto mi dispiaccia, io non posso farci nulla.
Probabilmente non sa neanche della mia esistenza.
L'unica volta in cui ci siamo rivolti la parola è stato al primo anno, quando ho preso la matita che le era caduta e gliel'ho restituita. Non penso se lo ricordi, ma non ha più molta importanza. Ne è passato di tempo, ora ho sedici anni, penso di essere cambiato. Forse.
- Peeta, non essere così pensieroso.- mia madre era uscita fuori e mi stava quasi convincendo a rilassarmi. - Non puoi venire estratto, sei così giovane...- Riesco a sussurrare un debole "già" e a rientrare in casa, pensando chi sarebbe stato scelto da quel brutto destino.
Una volta, fuori da scuola, ho sentito Katniss parlare con un suo amico - Gape si chiamava, forse? - del fatto che si potesse "barare". Loro scrivevano il tuo nome in più pezzi di carta e in cambio ti davano cibo per mantenerti. Il nostro Distretto è probabilmente il più povero.
Io non ho quel genere di problemi. Abbiamo una panetteria e, anche se non viviamo nel lusso, non possiamo certo lamentarci.
Il tempo stringe, è quasi ora. Abbraccio tristemente i miei genitori ma nonostante tutto cerco di mostrarmi allegro, dopotutto voglio che abbiano un bel ricordo di me, nel caso venissi estratto tra dieci minuti.
Dopo aver seguito i procedimenti, mi metto in fila e fisso le bocce con i nomi dei ragazzi. Io non ho mai "barato", quindi il mio nome è scritto solo una volta in un solo bigliettino di carta piegato;
È praticamente impossibile che chiamino me. Ma allora, perchè sono così teso?
Katniss potrebbe venire estratta, visto che ha "barato" non so quante volte, ma non siamo amici. Non ci siamo praticamente mai parlati. Poi lei ha quel Gape a farle da guardia del corpo, non dovrei essere io in ansia.
Prendo un profondo respiro e apro gli occhi. Due delle tre sedie sono occupate dal Sindaco e da Effie Trinket, l'accompagnatrice del nostro Distretto, i denti così bianchi che potrebbero vederli pure al 10, i capelli rosa e un vestito verde primavera.
Smetto di pensare al perchè ci troviamo lì e ripenso ai bei momenti passati.
- Felici Hunger Games!- urla Effie distraendomi dai miei pensieri, vivace e spumeggiante come ogni anno. - E possa la buona sorte essere sempre a vostro favore!- termina senza perdere euforia. Ha prolungato il sempre con un fare terribilmente teatrale ma cerco di non darci peso.
Il momento del sorteggio arriva presto, forse un po' troppo. Esclama:- Prima le signore!- dopodichè si avvicina alla boccia con i nomi delle ragazze. Mi volto verso Katniss, che sta guardando la sorella minore. Mi torna un po' d'ansia. Neanche volendo potrei offrirmi volontario per una ragazza. Al massimo per un ragazzo, ma non ci penso neanche. La vita è già dura così.
Effie Trinket ritorna alla pedana, liscia la strisciolina di carta sorridendo mentre guarda il pubblico, poi legge il nome a voce alta e chiara.
Mi rilasso. Non è Katniss.
Realizzo, è sua sorella.
--- Citazione originale ---
"Seduto, di guardia accanto alle ginocchia di Prim, c'è il gatto più brutto del mondo. Naso schiacciato, un orecchio mozzo, occhi color purè andato a male. Prim l'ha chiamato Ranuncolo perchè dice che il suo pelo giallastro ha lo stesso colore di quel fiore. Mi odia. O almeno non si fida di me. Anche se sono passati anni, credo che si ricordi ancora di quando Prim lo portò a casa e io cercai di affogarlo dentro un secchio. [...] Alla fine fu meno peggio del previsto. Scoprimmo che era un cacciatore di topi di prima categoria. Cibo per lui e niente soffi, è la cosa più vicina all'amore che ci sarà mai tra noi"
- Pagina 12, Hunger Games.
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Hunger Games
FanfictionIl primo libro della trilogia raccontata dal punto di vista di Peeta Mellark. #19 hunger games♡ #179 hunger games #13 everlark♡
