Capitolo 1

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Quel giorno Elisabeth si sveglió prima del solito, uscí fuori in balcone e lasció che l'aria fresca e pungente del mattino le accarezzasse la pelle, schiudendo lentamente i grandi occhi marroni ancora assonnati.
Sfiló dalla sua borsa un pacchetto di sigarette semi vuoto e portandosene una alla bocca, decise di accenderla. Aspirò a pieni polmoni, osservando con attenzione il tragitto percorso dalla chiazza di fumo che dapprima risultava denso e coagulato in un solo punto e poi si espandeva sempre di più, fino a dissolversi completamente nelle particelle d'aria circostanti.
Si era soffermata a pensare, consumando la sua sigaretta in silenzio, a quanto fosse bizzarra e insolita la vita. A quanto fosse crudele il fatto che tutto ciò che ci circonda,qualsiasi natura abbia, prima o poi debba essere destinato a scomparire.
Proprio come il fumo della sigaretta, che usciva da essa, ma a cui era impossibile tornare indietro percorrendo il percorso al contrario.
Allo stesso modo le era sembrato del tutto spiacevole che nessuno si curasse di prestare la minima attenzione a questo piccolo particolare, cosí apparentemente scontato ma che tuttavia in molti faticano ad afferrare, agendo d'istinto, lasciandosi travolgere dall'orgoglio, non pesando le proprie azioni e le proprie parole.

Ogni giorno davanti ai nostri occhi si presentano un'infinitá di scelte, che solo al pensiero della loro vastitá Elisabeth si sentí mancare. Fra tutte queste, bisogna compierne una. Non sappiamo che effetto avrá quest'ultima, ne se sia quella più giusta. Ciò che sappiamo con certezza, è che ogni volta che compiamo una nuova scelta improvvisamente qualcosa si modifica, un ingranaggio si sposta cambiando direzione, aprendo di fronte a sé strade del tutto diverse e dispiegate. Tutto diventa possibile.
Sembra un procedimento quasi meccanico, istintivo. Ma è davvero cosí?
E se era cosí, perchè lei faceva ogni volta una fatica assurda ad affrontare il salto nel vuoto dell'incertezza? Moolto spesso preferiva invece rimaner ferma. Perché credeva che solo continuando a star fermi si potesse evitare l'impatto della caduta.

Pensó poi che questi erano quesiti troppo profondi da affrontare alle sei del mattino cosí gettó il mozzicone a terra, lo schiacció con un piede e lo lasció cadere nel vuoto.
Salutó poi il giorno, che faceva filtrare la sua luce flebile dalle ampie vetrate della stanza e andò in cucina a prepararsi una buona tazza di tè caldo.
Ad ogni sorso il liquido bollente le bruciava il palato e la gola ma nonostante ciò lo bevve velocemente, accorgendosi di essere vergognosamente in ritardo anche quella mattina.
Elisabeth Grant era una donna particolare,su questo non c'era alcun dubbio,ma era proprio questa sua caratteristica che la rendeva così misteriosamente affascinante agli occhi di chi la guardava.
Aveva una personalitá piuttosto complicata, piena di pensieri cangianti dalle più disparate e sottilissime sfumature che si snodavano nella sua mente creando intorno a lei un mondo proprio, distaccato dalla realtá circostante. Un mondo in cui molto spesso si ritrovava da sola. Come un naufrago impaurito,smarrito nel bel mezzo di un oceano di cui non conosce il punto di arrivo e il punto di inizio. Un mondo fatto di contraddizioni,che neanche lei riusciva a comprendere e spiegare.
Solo la piú banale delle menti non si imbatte almeno una volta nella vita in una di esse,e lei si teneva ben strette le sue. Perché se si contraddiceva, voleva dire che non si accontentava di vedere le cose semplicemente com'erano ma abbracciava l'idea che tutto, ad un certo punto,potesse capovolgersi,evolversi. E questo pensiero le dava un estremo conforto ma al tempo stesso la terrorizzava.

Andó al piano di sopra,con l'intento di rendere il suo aspetto un minimo presentabile.
Si guardó a lungo riflessa nel grande specchio della sua camera da letto. Una donna, dai ventisei anni o poco più la stava fissando con occhi grandi ed insistenti. Aveva dei lineamenti dolci ma allo stesso tempo vissuti. Una folta chioma nera le ricadeva con grazia lungo le spalle, accarezzandole la pelle nuda. Cercó in ogni modo di domarli, destreggiandosi con spazzola ed elastici. Li raccolse dapprima in una coda alta, dall'aspetto piuttosto scombinato e insoddisfacente ma alla fine optó per tenerli sciolti, spazzolandoli a dovere per far sí che stessero al loro posto. Diede un po' di colorito al volto pallido e applicó un leggero strato di rossetto sulle labbra carnose. Cosa ci faceva lì? In quella vita,in quella stanza,imprigionata perfino nella sua stessa pelle. Per più volte si chiese addirittura chi fosse quella donna, di cui adesso l'aspetto le appariva tanto sconosciuto.
''Puoi far si che sia tutto ció che desideri.'' Sussurró una vocina dentro di lei.

Uscí di casa frettolosamente con quell'immagine stampata in testa, percorrendo il breve tratto di strada che le separava dalla sua auto. Aveva da poco smesso di piovere e l'aria fresca profumava di fili d'erba bagnata e rugiada. Lasció che quel profumo le attraversasse le narici, producendo dentro lei un profondo stato di tranquillitá. Non si udiva nessun rumore quella mattina, ad eccezione di quello prodotto dalle scarpe di Elisabeth, risuonando per le strade del vialetto vuoto.
Raggiunse la sua auto rapidamente e senza indugiare oltre,spalancó lo sportello e ci salí sopra, facendo scivolare il suo corpo nel confortevole sedile di pelle nera.
Guidó prudentemente fino a raggiungere il luogo in cui lei e Sam si erano dati appuntamento il giorno prima,tenendo saldamente le mani attaccate al volante e guardandosi di tanto in tanto nello specchietto retrovisore della vettura.
Un bar discreto,non molto lontano da dove abitava. Era uno di quei classici locali un po' rozzi,in cui molto spesso incontravi anime solitarie in cerca di appagamento nell'alcol,o che stavano lí seduti,sul freddo sgabello in metallo di fronte al bancone tutto il pomeriggio,raccontandoti aneddoti sulla loro vita, confidandoti i loro problemi, quasi come tu avessi una soluzione da offrirgli.
Ti limiti ad annuire e poi dici loro che li capisci, quando in realtá non riesci a comprendere il motivo per cui tutti continuino a lamentarsi di avvenimenti tanto superflui e stupidi, verso cui non nutri il minimo interesse.

Non era del tutto sicura di voler incontrare Sam, dopo quanto era successo la sera prima,ma difficilmente riusciva a dirgli di no. Probabilmente era per il modo in cui sceglieva accuratamente le parole da pronunciare e per l'inflessione cosí straordinariamente disinvolta che riusciva a conferire al suo tono di voce. Era sicuramente per questo,pensó Elisabeth.
O forse era perché le aveva detto che si trattava di una questione decisamente seria,e allora lei, curiosa com'era, non aveva azzardato a rifiutare.
Scese dall'auto e si diresse verso la porta d'entrata,si riavvió i capelli arruffati dal vento,portandosi una ciocca ribelle dietro l'orecchio. Poi inarcó la schiena, cercando di apparire il piú possibile sciolta e rilassata ed entró nel locale.

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