Jacuzia, Siberia orientale, Russia
La luce del sole era poco più di un bagliore e la tundra, nel tetro paesaggio siberiano, riposava assopita nel manto di neve. La lunga notte artica si stava annunciando e il freddo, prima di passare per le ossa, entrava direttamente dal cuore. Anche il tempo, stretto nella morsa del gelo, riusciva a stento nel suo lento incedere. Tutto intorno era quiete. Solo una gru delle nevi, planando sul bosco di abeti, allietava l'attesa con il suo dolce richiamo.
Paolo distolse lo sguardo dal becco rosso della gru e, voltandosi, tornò a scrutare davanti a sé.
«Siamo immersi nella neve, con questo vento che mi brucia le orecchie e mi fa sentire un ghiacciolo: ma quanto ci toccherà aspettare?» sbuffò Julie. Aveva le labbra spaccate dal freddo e non sentiva più le dita dei piedi.
Da diverse ore, ormai, si erano rintanati in una specie di trincea naturale, in attesa di un contatto all'interno della base. Lo scambio sarebbe avvenuto in prossimità di un piccolo cancello, utilizzato dal personale ausiliario per portare fuori i rifiuti. I mezzi di raccolta passavano di lì solo all'alba.
«Non disperare, tra poco sarà buio e ce ne andremo» la rassicurò Paolo. Sussurrando, poi, aggiunse: «Sei in buona compagnia, e come ghiacciolo non sei niente male.»
Julie fece finta di non aver sentito. «Non pensavo che la ricerca contemplasse lo spionaggio» commentò.
«Per la ricerca occorrono grandi mezzi,» rispose lui serio «ma dimmi: a che servono se non hai curiosità? Una spia è solo un ricercatore più curioso.»
Incrociando lo sguardo di Paolo, Julie capì che si era preso gioco di lei e sorrise. «Che scemo!»
«Signori, cercate di non attirare l'attenzione del FSB. Anche se ufficialmente ci considerano dei cercatori d'oro, non siamo molto graditi» li riprese Roger con la sua voce baritonale. Roger Hyman aveva deciso di guidare personalmente la sua spedizione in Siberia e anche se non amava particolarmente i russi, quella era un'ottima occasione per introdurre Julie nella squadra. Ma dopo ore trascorse al gelo, anche il suo tipico buonumore rischiava di spegnersi.
In realtà quella missione andava ben oltre la ricerca delle sabbie aurifere; il loro bottino era speciale, tanto da richiedere mesi di preparazione.
«Questa regione un tempo era la meta dei cosacchi. Cercatori d'oro! Furono loro i primi a spingersi a queste latitudini» disse Roger. Nonostante l'età, i frequenti spostamenti ed il clima, l'entusiasmo di Roger Hyman era sempre alto. Magnate della finanza e amante dell'avventura, riusciva a catalizzare le energie di tutti sull'obiettivo che si era prefisso.
Ad un tratto una figura apparve in prossimità del cancello posteriore della base russa. Tutto era stato pianificato con cura ed ora l'attesa era finita.
«Leo è nascosto da ore nel suo rifugio. Spero che non si sia addormentato» osservò Paolo in tono scherzoso.
«Già, non dà segni di vita» commentò Julie.
«Leo, mi senti?» domandò Roger alla radio.
«Forte e chiaro» fu la risposta di Leo, che nello stesso istante si sbracciò con gesti eloquenti per rassicurare i compagni. Era pronto a neutralizzare le telecamere di sorveglianza con uno dei suoi dispositivi elettronici. Quello era il suo ruolo: creare disturbo, per consentire poi a Paolo di agire senza intoppi. Nascosto al margine di una scarpata e coperto dalla tundra oltre che dalla neve, Leo attendeva il suo momento, ascoltando musica dal suo inseparabile iPod.
Julie si accostò a Paolo e gli sussurrò in un orecchio: «Stai attento» e Paolo percepì come un brivido lungo la schiena. Forse perché le sue povere orecchie, ormai congelate, avevano gradito quel tepore. Forse perché le labbra carnose di Julie lo avevano sfiorato. O semplicemente perché ormai non riusciva più a nascondere a sé stesso la verità.
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Freccia di Luce
AdventureUna misteriosa organizzazione si muove furtiva tra i ghiacci della Siberia. La squadra sta per mettere a segno l'ennesimo colpo e il bottino è un prezioso microchip. Rivenduto al mercato nero, servirà per finanziare una missione umanitaria in Amazzo...
