Cap. 1

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Mi svegliai di scatto tutta sudata e con i battiti accelerati in seguito all'ennesimo incubo che disturbava il mio sonno da anni ormai.

Mi guardai intorno e trovai la sagoma di Jake che fumava assorto nei suoi pensieri, mentre guardava fuori dalla finestra.
Era ancora buio e la temperatura si era abbassata notevolmente nell'ultimo periodo dato il vento freddo che entrava dal vetro rotto della finestra, in quella che doveva essere la camera da letto. In realtà quella piccola stanza faceva anche da cucina. Vivevamo in una baracca abbandonata nella quale la muffa regnava sovrana e l'acqua calda non sapevamo neanche cos'era, ma era questo quello che ci era rimasto. Non che prima avessimo molto.

Nostro padre era morto a causa del cancro ai polmoni che se l'era portato via in meno di tre mesi dal giorno in cui glielo avevano diagnosticato, mentre nostra madre e la piccola Allison, la nostra sorellina, erano morte in seguito ad un incendio.

Era successo in un caldo pomeriggio di agosto. Io e Jake eravamo andati a casa della signora Brown per aiutarla con le pulizie allo scopo di racimolare qualche soldo che ci sarebbe servito a fare la spesa per le prossime settimane e al nostro ritorno l'unica cosa che trovammo furono le macerie del vecchio condomino mal ridotto in cui abitavamo e decine di persone che cercavano di salvare l'in salvabile.

Io avevo 10 anni e Jake 13.

La sera stessa scappammo, volevano portarci in due  orfanotrofi diversi.
Eravamo troppo distrutti per poter sopravvivere l'uno senza l'altra, avevo bisogno di mio fratello e lui di me, così quella notte percorremmo diversi km e, con i pochi soldi che avevamo, riuscimmo a raggiungere Detroit. Per un paio di giorni dormimmo sulle panchine di un parco finché, un giorno, Jake scoprì questa casa.

"Grace dovresti provare le pillole che ti ha consigliato la dottoressa Smith, non puoi continuare così" disse mio fratello senza neanche girarsi a guardarmi.

Qualche settimana prima ero andata da una psicologa che aveva aperto da poco il suo studio, aveva deciso di regalare una seduta gratis per tutti quelli che avessero avuto bisogno di una sua  consulenza, così Jake aveva deciso di trascinarmi dalla dottoressa Smith nonostante le mie continue proteste. Alla fine si era rivelato utile ma non potevo di certo permettermi di sprecare i soldi per delle medicine che mi avrebbero solo calmato per dormire un po', i soldi ci servivano per permetterci un piatto caldo almeno una volta al giorno.

Jake da qualche anno era entrato in un brutto giro per riuscire a mantenerci mentre l'unico lavoro che avevo trovato io comprendeva vendere la mia immagine in un locale situato nella periferia, certo era meglio di prostituirmi o spacciare, cosa che Jake mi aveva vietato categoricamente in quanto troppo pericoloso per una ragazza, ma ovviamente non era ciò che sognavo. Vedere uomini ubriachi e schifosamente eccitati davanti al mio corpo mezzo nudo che si muoveva su passerelle per ballare in maniera più sensuale possibile era orribile, e lo era ancora di più dover stare attenta a non essere violentata una volta finito il mio turno, quando le uniche persone che giravano per le vie della città erano delinquenti.

Ma ciò che faceva mio fratello era peggio.

Lavorava per una delle persone più pericolose e potenti del Michigan. Si occupava di consegnare droga e non sempre andava tutto liscio. Una volta dopo una di queste consegne tornò a casa pieno di lividi e una costola rotta. Piansi talmente tanto che il giorno dopo non riuscivo nemmeno ad aprire gli occhi talmente erano gonfi. Quella notte stessa mi promisi che sarei riuscita a migliorare le nostre vite una volta per tutte.

Dovevamo smettere di sopravvive e fare di tutto per iniziare a vivere.

Broken Where stories live. Discover now