CAPITOLO 1

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Era il mio incubo ricorrente.
Ogni notte era come se mi addormentassi in questo mondo e mi risvegliassi in un'altro. Però l'altro mondo non mi piaceva affatto. Mi ritrovavo nell'oblio più totale e mi mettevo a camminare per tutta la notte in cerca di qualcosa, cercando di capire quel mondo, cercando qualcosa che non esisteva. Ed ogni volta prima di svegliarmi arrivavo ad un bivio e lì al centro c'era un albero maestoso, l'unica cosa colorata in quel mondo nero, ed ai suoi lati c'erano due sentieri opposti. Il sentiero sulla destra era completamente nero, come il resto di quel mondo. Quello a sinistra, invece, era completamente bianco e sembrava appartenere ad un altro mondo, forse intraprenderlo mi avrebbe portato davvero altrove. Ogni volta restavo a fissare il bivio finché la voce di mia madre non mi raggiungeva dentro quel mondo e mi riportava alla realtà. -Vincenzo svegliati, è tardi- ripeteva mia madre ogni mattina. Non mi svegliavo mai puntuale dato che odiavo andare a scuola. Mi trascinavo dal letto fino al bagno per darmi una sciacquata al viso e sistemarmi i capelli. Quando mi guardavo allo specchio la prima cosa che saltava all'occhio erano i miei capelli ricci sempre arruffati. Con i miei capelli ho sempre avuto un rapporto di amore e odio. Erano belli da guardare e tenevano caldo in inverno dato che li portavo lunghi, ma ogni mattina dovevo spazzolarli per almeno una manciata di minuti e sappiamo tutti che la mattina appena alzati non si ha voglia di far nulla se non tornare a letto. -Sto uscendo- dicevo a mia madre tutte le mattine prima di uscire per andare alla fermata del bus che mi portava fino a scuola, era sempre carico di gente e anche quella mattina era pieno al punto che le porte non si aprivano se non dopo vari tentativi dell'autista. Una volta sceso dal bus facevo pochi passi ed ero subito a scuola, di solito arrivavo prima del suono della campanella e andavo al mio posto, distante da tutto e tutti. Avevo ormai conquistato l'ultimo banco vicino al termosifone e me ne stavo li a sonnecchiare finchè non arrivava l'insegnante. Quella mattina non avevo particolare voglia di far qualcosa ed ero abbastanza assonnato poiché la notte prima avevo dormito poco e male a causa del solito incubo. -Romeo, Vorresti dirmi di cosa stavo parlando?- chiese l'insegnate che aveva notato il mio sguardo perso nel vuoto.
-Mi scusi professoressa, ma non sono ancora abituato ad alzarmi presto la mattina ed ero ancora nel mondo dei sogni- le dissi con tono seccato.
-Cerca di svegliarti allora dato che la scuola è iniziata già da una settimana-
-Si, mi scusi- dissi e cercai di focalizzare lo sguardo verso di lei, ma il mio interesse era veramente poco.
Odiavo veramente tanto la scuola e dopo l'estate era veramente difficile tornare in quel posto. Tutti i miei compagni erano entusiasti di essere tornati tra i banchi mentre io volevo solo scappare e tornare a dormire nel mio letto. Le cose erano cambiate rispetto all'anno precedente. C'erano alcune facce nuove, ragazzi che con molta probabilità erano stati bocciati, ma a me non importava molto, mi interessava soltanto rimanere nel mio angolo lontano da tutti come avevo sempre fatto. E ci sarei anche riuscito, dato che tutti mi ignoravano e mi consideravano come quello "strano", ma uno dei ragazzi nuovi ebbe la felice idea di rovinare i miei piani di solitudine. L'ennesimo suono di campanella che salva qualche ragazzo e che ne uccide molti altri, io la campanella l'ho sempre ignorata; non mi importava quale insegnante ci fosse o di che materia si trattasse, io semplicemente lì non ci volevo stare. Non voglio dire che non fossi un tipo studioso, semplicemente mi sentivo nel posto sbagliato. -Sei sempre solo, quindi credo che questo posto sia libero, giusto?- quelle parole mi tirarono a forza in una conversazione che non desideravo. -Se non ci hai mai visto nessuno seduto allora dovresti saperlo da solo se è libero- risposi in maniera alquanto sgarbata e con tono arrogante, ma d'altronde il mio obiettivo era proprio che quel posto restasse libero. -Vedo che cerchiamo di fare i "fighi" qui eh? Smettila di tirartela tanto, sei solo un asociale di mer..- ma le sue parole, come le mie, dovettero soffocarsi in gola. In classe era piombato il silenzio, era arrivato l'insegnante della seconda ora.
-Indelicato- tuonò -Vedo che rispecchi il tuo cognome in ogni situazione; il tuo comportamento è, per l'appunto, indelicato e inappropriato. A quanto risulta qui sul registro tu sei assente alla prima ora, perciò come ritardatario dovresti apprestarti a sistemarti al tuo posto senza arrecare disturbo alla lezione.-
-Mi dispiace professore ma ... FORSE NON HO ANCORA UN POSTO FISSO!?- il suo tono quella volta fu seriamente inappropriato, e lo dimostrava l'espressione che l'insegnante aveva dipinta in volto.
-INDELICATO! COME TI PERMETTI DI TENERE UN TONO DI VOCE TALE NEI MIEI CONFRONTI!? PASSERAI UN BEL QUARTO D'ORA DALLA PRESIDE! E TI FARÀ COMPAGNIA IL CARO ROMEO COSì IMPARERÀ A TENERE LA BOCCA CHIUSA ANCHE LUI E LA PROSSIMA VOLTA SARETE INTERROGATI SU TUTTO IL PROGRAMMA DELLO SCORSO ANNO. FARETE UNA BELLA PANORAMICA AI VOSTRI COMPAGNI.- e detto ciò si mise a scribacchiare qualcosa sul registro. Avevo una voglia matta di picchiare quel ragazzo e se non ci fossimo trovati in classe sono sicuro che lo avrei fatto.
"Federico Indelicato" era questo il suo nome, la pecora nera della vecchia 2°A. Durante l'anno precedente aveva picchiato tre ragazzi all'interno della sua classe e ne aveva mandato uno all'ospedale con una gamba rotta. C'è da dire che era ovvio che il suo comportamento non si fosse limitato a ciò, e sicuramente non solo all'interno della classe. Nell'istituto altri sette ragazzi denunciarono alla presidenza di essere stati maltrattati e picchiati, ma nessuno aveva avuto il coraggio di indicare un nome o di rilasciare una descrizione più dettagliata. In più all'interno dell'istituto tra i ragazzi c'era un enorme giro di droga. Nome in codice "IND". Questo fa capire quanto fosse stupido Federico anche come spacciatore. Non solo aveva usato le prime tre lettere del suo cognome, ma "IND" era anche la sigla del corso di studi che frequentava quell'anno cioè l'industriale. Scoprire ciò mi fece capire rapidamente perchè dopo essere stato bocciato era venuto allo scientifico. Aveva cambiato corso perchè erano arrivate parecchie voci alla presidenza e non se la sarebbe cavata solo con qualche sospensione e/o risarcimento in quel caso. Uscii dalla classe evitando di far polemica, ma Federico rimase a discutere in maniera accesa con l'insegnante. Uno sguardo mi seguì mentre uscivo e capii subito di chi si trattasse. Pochi secondi dopo di me uscì dalla classe un altro ragazzo.
-Si può sapere cosa combini? Questo è un record anche per te! È passata solo una settimana e già ti fai mandare in presidenza? Potevi aspettare almeno un mese.- disse Graziano ridacchiando per tirarmi su di morale. Graziano Torre era sempre stato il mio amico più fidato; era il tipo di persona col sorriso sempre stampato in volto e sempre pronto a fare ciò che proponevo, ma il più delle volte era lui a proporre cosa fare perché io non sono un tipo così intraprendente. Diciamo che mi lasciavo guidare da lui e mi divertivo.
-Ho chiesto al professore di poter essere io ad accompagnarvi in presidenza ma stai tranquillo, non credo che vi sospenderanno- disse con un enorme sorriso stampato in volto.
-Non m'importa se sospendono quel tipo- dissi in tono sprezzante e lui sbuffò. -Dai Vincenzo!! In fin dei conti è un nostro compagno di classe, non puoi davvero pensare una cosa del gen...- non riuscì a completare la frase che qualcuno aprì la porta della classe sbattendola a muro e lui venne sospinto tanto forte quasi da arrivare a terra. Una tale furia poteva appartenere solo a Federico, mi sembrava di odiarlo ad ogni momento sempre più.
A differenza di tutti gli altri io non avevo paura di lui, o perlomeno non ancora. La porta della presidenza era forse l'unica buona di quell'istituto ed acquisiva così un'aria impetuosa oltre che importante. Sapevo già cosa mi aspettava oltre quell'uscio dato che ero stato lì dentro già parecchie volte l'anno prima. Avremmo dovuto bussare, ma Federico aprì ed entrò come fosse camera sua.
Questo atteggiamento non aiutò la nostra situazione. Il suo gesto aveva fatto innervosire la preside che era impegnata in un incontro con alcuni enti provinciali per problemi strutturali dell'istituto. Fummo mandati dal vicepreside che ci disse di tornare in classe e che per quella volta non avrebbero preso provvedimenti.
Era merito di Graziano che aveva saputo difenderci. Graziano non amava che mi mettessi nei guai e mi difendeva sempre come meglio poteva, non capivo ,e forse non capirò mai, perché lo facesse. Tornando verso la classe passammo davanti al busto dell'uomo che dava il nome alla nostra scuola, Giovanni Battista Vaccarini. Non mi ero mai interessato a chi fosse, eppure tutti i paesaggi più belli che caratterizzavano la mia Catania erano stati progettati da quell'uomo. La mia Catania, che ormai mia più non è.
La definivo mia perché a Catania per le strade c'ho vissuto. Adesso Catania non mi appartiene più e forse non mi è mai appartenuta realmente.
Rimasi lì immobile, a guardare quel busto. Non ricordo il motivo per cui rimasi a guardarlo, ma ricordo che un uomo si avvicinò e mi disse -Non molti ragazzi che frequentano quest'istituto si interessano all'uomo che gli dà il nome-. Quelle parole mi presero alla sprovvista, e dato che non sapevo molto su Vaccarini risposi usando una frase di circostanza e un tono di rispetto -Si vede che la maggior parte dei ragazzi non sono molto acculturati-. L'uomo sorrise e guardandomi in viso disse -Ragazzo, ricorda che la conoscenza è la salvezza dell'uomo- e dopo aver detto queste parole si allontanò. Non seppi mai chi fosse quell'uomo, e ancora oggi me lo domando, ma quelle sue parole mi rimasero impresse in mente.

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⏰ Last updated: Jul 10, 2016 ⏰

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Antico ProtettoreWhere stories live. Discover now