EPILOGO

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Sono da poco rientrata a casa e vedo già Riccardo impegnato a preparare le valige per andare dagli zii.
Domani dovremmo partire per gli stati Uniti, destinazione Los Angeles, per andare da nostro padre. Lui si è dovuto trasferire lì perché ha ricevuto un'ottima richiesta di lavoro, ma purtroppo ci vedevamo solo una volta al mese, perché abitavamo in Italia. Io ho molta roba da portare ma le cose futili le lascio a casa dal momento che sono più che sicura che mia madre ritornerà. -Hey-dico a Ricky.Nessuna risposta. Rimango ancora cinque minuti immobile a fissare lui che con fare scocciato maltratta i vestiti per farli entrare nelle valigie, finché non si gira con un'espressione che fa venire i brividi.-Vuoi stare ancora lì impalata a non fare un cazzo o venire ad aiutarmi? Non sono mica il tuo schiavo.-Oh..o-okay-Rispondo mentre mi avvicino cercando di non fare rumore.

Terminate i bagagli tra mutande e tensione siamo andata a casa dei miei zii. Anche loro non sono al settimo cielo e stanno facendo di tutto per trovarla, ma una cosa che so di mia madre è che se lei sceglie di fare una cosa, perfino scomparire dai radar, nessuno può fermarla, perciò se entro qualche mese non si trova neanche traccia di lei, ritengo che sia stata proprio una sua scelta, ma se così fosse non credo potrei perdonarla per avermi lasciato sola e avermi fatto andare negli Stati Uniti perché doveva prendersi una pausa dal mondo.

Entrati in casa ci dirigiamo verso lo studio di mio zio e appena apre la porta vediamo che i vetri enormi che permettono la vista sul mare sono ricoperti da giornali, documenti, foto e tanto altro e per poco non mi viene da piangere per l'impegno che ci sta mettendo. Anche Ricky sta facendo una cosa del genere, ma mio zio essendo un avvocato penalista ha molte conoscenze e adesso credono sia ancora nei confini Italiani, nel momento in cui lei andrà oltre non potremo fare più nulla oltre che a sperare che ritorni e ci dia una valida spiegazione. Ma io voglio dire, una persona come diavolo fa a svegliarsi la mattina e decidere di sparire, con due figli cazzo. Ora, non fraintendetemi, sono consapevole che possa avere i suoi motivi, ma almeno un ciao, una lettera o comunque qualcosa che ci diceva che era lei che sceglieva di andarsene. Niente totale.

Dopo aver discusso su tutte le notizie e i potenziali posti dove possa essersi rifugiata, partimmo per l'aeroporto. Per tutto il viaggio in macchina io andai in un sonno profondo, e ci credo, stanotte non ho chiuso occhio con tutte le idee che mi frullavano in testa, alle possibili motivazioni, i possibili posti dove possa essere andata, a tutto a qualsiasi cosa che avrebbe potuto aiutarmi a capire il perché e il dove fosse andata.

Solo nel momento in cui metto piede sull'aereo realizzo he sto per andare negli Stati Uniti. Ho sempre desiderato andare anche solo a visitare LA, ma essendo ancora piccola quando mio padre ha accettato il lavoro non ho mai pensato di andarci fino a circa un annetto fa, e adesso il mio sogno si avvera. Nonostante questa piccola felicità la mia testa pensa sempre a mia madre, ma in queste ore di viaggio sono io che mi voglio prendere una pausa, perciò spero il cervello e accendo lo schermo davanti a me pronta a guardarmi film e serie tv.

Siamo atterrati da poco e già io non sto nella pelle nel vedere nostro padre dopo tanto tempo...mi immagino che anche lui sia addolorato dall'improvvisa scomparsa di sua moglie.
In questo momento, penso solo a come consolare papà e allo stesso tempo Ricky anche se, da come si comporta con me ultimamente, non lo meriterebbe, ma essendo mio fratello so che crearsi una barriera è il suo modo per non essere ferito ancora.

In lontananza noto la figura di un uomo , che subito mi sembra mio padre, ma non lo è, infondo è passato molto tempo, e io non mi ricordo molto come era...può essere che si sia tagliato i capelli o cose così...Questa volta sono sicura che sia lui, infatti non mi sbaglio. Gli corro subito incontro e lo abbraccio con tutta la mia forza e Ricky in poco tempo fa lo stesso.

Mentre ci avviamo all'uscita mio padre chiede come sono andate le lezioni, se ho fatto nuove amicizie e mentre stavo per dire il nome di alcune mie compagne noto il suo occhiolino e rispondo con un secco "no" e le guance sicuramente arrossate. Per il mio corpo è un argomento tabù perciò reagisce a modo suo.

Appena usciamo dall'aeroporto, troviamo un'auto bellissima.
Quando saliamo, papà ci presenta a un uomo che si chiama Bill Spencer e ci dice che sono dei vecchi amici d'infanzia, io e Alex lo salutiamo e ci andiamo a sedere di fianco a lui.
Durante il viaggio, cala un silenzio tombale e questo mette un po' in imbarazzo, quindi deciso di interromperlo con la prima domanda che mi passava per la testa. -Sig.Spencer, lei ha figli?-Ma che diavolo di domanda è?Vabbè almeno ho interrotto questo silenzio snervante.-Certo, ne ho uno di 18 anni, si chiama Steven e va nel liceo dove andrai anche tu. Vorrei che diventate ottimi amici come io lo sono con vostro padre, anche se sarà difficile perché mio figlio lo è abbastanza-Ottimo ora non solo sembra voglia rimorchiare suo figlio ma lui vuole pure diventi la sua migliore amica. Gli vorrei rispondere del tipo "Sto bene così zio paperone" ma decisi di annuire e rifeci ripiombare il silenzio di prima.
Dopo aver percorso tanti chilometri, ci fermammo davanti a una costruzione enorme 'high school science', dal nome deduco sia un liceo scientifico, e che, quando il sig.Spencer parlava della scuola che frequentava in questo momento suo figlio si riferiva a questo.
All'improvviso sentii sbattere la portiera di fianco al me, e quando alzai la testa, per vedere chi era la persona che mi aveva distratta dai miei pensieri, notai un ragazzo abbastanza alto, con i capelli castani, ma il mio sguardo si posò su una cosa in particolare...il piercing sul suo labbro inferiore, io li ho sempre odiati e credo che continuerò a farlo ma il suo ha un qualcosa di diverso, forse semplicemente sta bene sul suo volto. Quando lui si girò rimase a fissarmi per qualche secondo, mentre io mi immergevo nei suoi occhi profondi color caramello e vagavo sul suo viso come un marinaio che non trova la stella del nord.
Mi allungò la mano e io distolsi lo sguardo per stringerla.
?:"Io sono Steven, il figlio della persona alla guida"
io:"Io sono Daisy, e comunque so come si chiama tuo padre"
Steven:"oh...ok"
Steven si girò in avanti e mio padre riparti con l'auto.

Per l'ennesima volta sono scortese con una ragazzo che potrebbe essere il mio potenziale ragazzo. Perché sei così crudele oh vita?.

IL NOSTRO DESTINO (IN REVISIONE)Stories to obsess over. Discover now