Prologo

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-alza le mani!- urlò un uomo sull'uscio della mia stanza.

"Cosa?"

-alza le mani o saremo costretti a sparare!- esclamò un altro dietro lo sconosciuto.

-ti prego, fai quello che ti chiedono...- biascicò tra i singhiozzi mia madre, vicina alle 2 figure.

"Cosa... Cosa sta succedendo?"

-brutto bastardo...-

"Chi?... Cosa? Non capisco"

Guardai verso la porta. Gli uomini erano entrati nella camera e i miei genitori erano nel corridoio... Mi guardavano. Una piangente, con le gambe tremanti e l'altro che stringeva lo stipite della porta. Le sue nocche erano bianche e mi scrutava con uno sguardo pieno di odio.

Le iridi verdine bruciavano. Bruciavano ogni centimetro del mio corpo.

I denti stridevano tra di loro, mentre si sfregavano muovendo a scatti la mandibola.

-ragazzo! Alza quelle mani, non lo ripeteremo un altra volta.- mi disse uno dei 2 sconosciuti.

Mi puntava una strana arma contro. Era calmo... O almeno così faceva capire la sua voce ferma e potente.

Alzai lentamente le mani e mi alzai dalla sedia accanto alla scrivania.

-hey che succede Aiden? Mi rispondi?!- continuava a strillare Cayl nell'auricolare.

Prima che succedesse questo casino ero connesso con il mio amico. Stavamo parlando della nostra prossima vacanza, assieme al resto del gruppo.

Una vacanza che non si sarebbe mai realizzata, o almeno per me.

-togli l'auricolare e girati.- continuò uno degli sconosciuti.

-che è successo? Tua madre? Dai!... Forse è caduta la connessione.-

Tolsi l'apparecchio.

Nel momento stesso in cui mi girai, i due uomini furono su di me. Mi immobilizzarono le braccia con le manette, che si strinsero sui miei polsi. Sentivo come delle piccole punte premere sulla pelle.

-ti consiglio di non cercare di toglierle.- mi soffio accanto all'orecchio l'agente più alto  -più cerchi di sfuggire, più loro stringeranno la presa inserendo le lamette nella carne.-  sentivo che stava sorridendo.

-perché... Perchè?! Cosa ti mancava?- continuava a piangere mia madre.

-io...- qualcosa di freddo venne premuto sulle mie labbra. Un laccio si strinse attorno alla mia testa e la mia mandibola venne immobilizzata in una sorta di museruola in metallo nero.

-non hai diritto di parlare- sentenziò l'agente più basso.

Mi trascinarono fuori dalla mia camera. Non opposi resistenza. Ero confuso, terrorizzato, arrabbiato.

Gli occhi dei miei genitori mi torturavano.

Mio padre stringeva a se mia madre che continuava a lamentarsi, rilasciando piccoli versi senza senso.

Il sole innondò i miei occhi nel momento in cui mi spinsero sulla veranda di casa.

Un furgone nero era parcheggiato sui binari di sosta del viale.

Aprirono lo sportello posteriore e mi buttarono dentro con forza facendo sbattere la mia schiena contro il metallo freddo.

-perché?! Perché l'hai fatto??- urlò mia madre.
Si era liberata dalla stretta di mio padre e si era bloccata davanti alle porte del furgone.

I suoi occhi annebbiati dalle lacrime erano fissi su di me... O almeno così avrebbe creduto chiunque. Ma io, io sapevo che non era concentrata su di me. Le stava cercando. Stava cercando disperatamente qualcosa oltre me. Qualcosa che sapeva che non avrebbe mai potuto raggiungere. Qualcosa che aveva perduto per sempre.

-lei... Non aveva fatto nulla... Lei ti amava... Perché l'hai uccisa?!- urlò straziata.

"Uccisa... Chi? Io? Chi?"

-tua sorella ti amava più di chiunque altro... E ora... Lei...- stramazzò a terra lamentandosi e stringendosi il vestito floreale tra le esili mani.

"Em... Ho ucciso... Em..."

Fu allora che i ricordi mi investirono come dei camion a 200 all'ora... Le urla... Il sangue... L'adrenalina a mille....

Black zoneWo Geschichten leben. Entdecke jetzt