Mi sono svegliato una mattina presto...
L'aria pesante, calda e appiccicosa, di un'estate arrivata troppo presto, mi ammorbava...
Mi costrinsi a rotolare da una parte, dove sentii il cuscino caldo, e poi dall'altra, dove ancora una volta sentii il cuscino caldo... che stress svegliarsi!
Quel giorno non dovevo lavorare, perciò me la volevo prendere con calma, ma... quell'aria mi stava uccidendo! Cercavo di trattenere quella bella fanciulla nel mio sogno, non volevo lasciarla andare via!
Eravamo tornati da un appuntamento galante, ed io ero appena salito sulle scalette fino alla porta di casa sua... Lei era lì... si era soffermata a giocare con le chiavi... volevo il bacio della buonanotte...
Ma niente.
Quel maledetto caldo che sentivo sin dentro le ossa mi fece girare e rigirare finché uscii dal sonno e aprii gli occhi.
Aperta una breccia tra le palpebre a cercare la conferma che le finestre fossero state aperte, che ahimè trovai, volsi lo sguardo intorno, sbuffando, e in quell'attimo mi scoprii a non pensare a niente: vedevo solamente le cose che mi circondavano, non che fossi entrato in uno stato meditativo o che, ma osservavo solamente: pareti bianche invecchiate al punto di esser diventate quasi gialle, mensole con i miei fumetti e vecchi ricordi accatastati nel tempo, l'ipad usato fino a tardi appoggiato sulla scrivania... D'un tratto feci la mossa per alzarmi e niente...
Qualche secondo dopo riprovai, questa volta con più brio, e riuscii a sollevare la schiena su dal letto, e portarmi con le gambe penzoloni, e muovendo la bocca quasi a mimare un biascichio contro qualcosa di invisibile, ma dal sapore parecchio acido, che pareva impastato con cemento e sale, volsi i piedi a terra.
Quello che è successo dopo durò un attimo, non più di un paio di secondi, ma lo ricordo perfettamente come se lo potessi rivivere nanosecondo per nanosecondo: il piede si stava appoggiando a terra, sentii una leggera puntura sull'avampiede, abbassai lo sguardo e la mia mente ebbe conferma che avevo pestato qualcosa: un pezzo di stoffa nera...sussultai... mi trovai a chiedermi se fossero mutande e come mai ci fossero le mie mutande sul tappeto, visto che non ho l'abitudine di dormire senza! Mi abbassai a prenderle con una certa svogliatezza ma nell'appoggiare una mano al letto, che nel frattempo dondolò, con un cigolio che ho sempre odiato specialmente le sere che mi portavo a casa una ragazza, quando dovevamo fare piano per non svegliare i miei, qualcosa attirò il mio sguardo... non feci subito la connessione mentale, perché accadde tutto troppo velocemente: stavo raccogliendo quello che avevo più o meno riconosciuto come un reggiseno quando lo sguardo fu attirato da qualcos'altro di nero appena dietro la mia spalla destra... mi sono chiesto in quel frangente cosa ci facesse un reggiseno a terra ma non ho dovuto aspettare ad avere la risposta.
Lei era lì.
E riacquistai la cognizione dello spazio e del tempo pressoché immediatamente.
