Un muro
-Introduzione
Quando guardo difronte a me, non vedo realmente.
Quando comunico con gli altri, non sono lì con loro, ma dietro a un muro.
Se metto bene a fuoco, riesco a vedere la cinta di questa fortezza che mi sono costruita con gli anni.
Mattoni di pietra rossa formano un'alta cinta muraria di cui non vedo la fine.
La porta è piccola, minuscola, così scura che quasi si confonde con la pietra.
Poche persone sono riuscite ad entrare e a vedere cosa si nascondesse dentro il palazzo che mi rinchiude.
Lo chiamano "meccanismo di auto-protezione".
Quando siamo piccoli impariamo a riconoscere i pericoli vivendo un passo alla volta, e così cerchiamo di crearci uno scudo per proteggerci da ciò che ci spaventa: emozioni, eventi esterni, persone.
Se non si affrontano bene i piccoli traumi quotidiani, lo scudo si trasforma in un recinto che inesorabilmente si alza sempre di più, fino a quando sfugge al nostro controllo e non lo usiamo più nei momenti di pericolo, ma costantemente.
La cosa più disarmante è sapere che io stessa ho posato ogni mattone giorno dopo giorno, e ho alzato le mura fin sopra la mia testa, così alte che a malapena scorgo il cielo.
Mi sono rinchiusa nelle mura di questo palazzo, e adesso che me ne sono accorta, la cinta è soffocante, spessa e la porta perennemente chiusa.
Non è facile uscirne, perché non è facile accorgersi di averla intorno.
Ma anche quando riesco a percepirla, mi viene meno il coraggio.
Posso sporgermi alla finestra, ma le inferriate cadono sopra il mio naso e rimango intrappolata.
Non sono mai realmente presente, non vivo mai realmente: illudo chi ho intorno, ma vedono solo quello che voglio far loro vedere.
Da protezione a prigione, da carcerata a carceriere.
Quanto narrato in questo racconto è opera di fantasia. Ogni riferimento a cose, persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.
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Un muro
Fiction généraleUna ragazza che non vive ma è costretta a fingere, perché ha sempre un muro difronte a sé. La sua storia mentre cerca di abbatterlo.
