Capitolo 1: Era tutto così bello

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            Era iniziato tutto alla grande, i primi giorni di scuola sono stati fantastici, gente che mi capisce, ride con me, gente simpatica, non pensavo di poter incontrare certe persone non molto lontano da me, son sempre stato abbastanza bullizzato, in ogni scuola c'era un bulletto che non so come anche se stavo simpatico ad una persona riusciva a convincerla di starmi lontano e di evitarmi, ho vissuto la maggior parte della mia vita da solo, senza fare appoggio su praticamente nessuno, tranne i miei genitori e Giova.
Giova era un ragazzo molto particolare, si chiamava Giovanni ma mi piaceva quel soprannome, anche se era solo un mocciosetto quello lo faceva sembrare più grande, era simpatico, intelligente, estroverso, era l'unico amico che avevo, ed era sempre al mio fianco...
<<Ragazzi, ho dato compiti per oggi, non ho il registro>>.
Silenzio tombale, la classe sembrava essersi messa d'accordo per evitare la correzione delle 5 pagine di compito date da quella pazza della prof.
<<Uhm... Aveva dato da leggere a pagina 20 e gli esercizi a pagina 25>> Con mano alzata e voce insicura e impaurita alzò la mano Ermes, avevamo dubbi pure se sapesse scrivere, era figlio di contadini e veniva sempre a scuola stracciato e sporco, sembrava un analfabeta dei primi anni '20.
<<STAI ZITTO!>> urlò con arroganza Nicholas, un ragazzo noto in zona per problemi con la legge per spaccio di stupefacenti, era già la terza volta che ripeteva l'anno, aveva 17 anni e ne avrebbe compiuti 18 due mesi più tardi, un piercing nel naso e vari attorno la bocca, dilatatori nell'orecchio, cappellino e felpa di marca, non capisco ancora se quel povero ragazzo fosse ricco o povero, se il suo carattere fosse per stile o per problemi famigliari o cose varie...
La classe cadde di nuovo in silenzio, la prof guardò Nicholas stupita <<Dovreste essere voi a vergognarvi di esservi presi gioco di me! Grazie Ermes, vergognatevi>>.
La prof ancora scioccata prese il libro e lo aprì a pagina 25.
<<Ragazzi ora passo a vedere gli esercizi, aprite il libro a pagina 25 e togliete le mani dal banco>>.
Io i compiti lo avevo fatti, volevo cercare di salvare la pelle a qualcun'altro.
<<Partiamo bene, nella prima fila in 3 non l'hanno fatto, vogliamo continuare così per tutto l'anno? Bello, potrei dare un 3 a tutti>>.
Passò da me <<Manca il 4>>.
<<Come?>>.
<<L'esercizio 4, non l'hai fatto>>.
Era un piccolo esercizio dove dovevo scrivere le parole chiave, mi era sfuggito.
<<Ah, scusi prof, non l'avevo visto>>.
<<Ok, fallo adesso...>>.
La prof continuò il giro lasciando da parte la mia piccola svista.
Sentì un qualcosa cadere, la mia penna, mi chinai per prenderla e in quel momento mi sentì debole, ebbi un mancamento, mi cedettero le ginocchia e caddi a terra, sentì un fortissimo dolore al petto, con le mani lo stringevo fortissimo.
Il buio.

*Tiic- Tiic- Tiic-*
Ero steso non so dove, riuscivo a sentire ma non ad aprire gli occhi, il suono che sentivo era certamente quello di un cardiogramma, guardavo molte serie tv poliziesche e ormai quel suono si era impresso sulla mia mente, solo che speravo di non essere io il protagonista di una di quelle storie, ero sicuro di essere steso su un letto di un ospedale, accerchiato dalla mia famiglia, con molto probabilmente una di quella specie di mascherine con la quale ti passano l'ossigeno.
<<SI È SVEGLIATO! È SVEGLIO! DOTTORE CORRA>>.
Era sicuramente la voce di mia madre, una voce preoccupata, felice, stressata ed euforica allo stesso tempo.
Aprì gli occhi, proprio come mi ero immaginato, vidi il dottore camminare velocemente circumnavigando il letto, si mise accanto a me e chiese <<Giacomo, Giacomo sei sveglio? Riesci a sentirmi?>>.
Con quelle poche forze che avevo emisi un <<Sì...>>
<<Penso sia fuori pericolo signora, chiamo l'infermiera, dobbiamo compiere alcuni accertamenti>>.
<<Certamente>> disse mia mamma con voce soffocate da lacrime di gioia.
<<Amore, cos'è successo?>>
La guardai negli occhi e commosso mi girai dall'altra parte per nascondere le lacrime che mi sarebbero scese da un momento all'altro.
Mia mamma si avvicinò a me è mi abbracciò, mi strinse fortissimo, come mai aveva fatto e scoppio in lacrime.
Non capivo ancora cosa poteva essere successo.
Entrò il dottore <<Signori, nelle vostre famiglie v'è per caso stato qualche caso di morte per infarto?>>
Mio padre parlò <<Sì, mio padre è morto 2 anni fa per un infarto improvviso>>
<<Fumava? Beveva?>>
<<No, era sanissimo, fu un difetto cardiocircolatorio>>
<<Allora vostro figlio è molto probabilmente stato colpito da un infarto dato da un difetto cardiocircolatorio, gli esami risultano normali per un ragazzo, avete mai fatto un elettrocardiogramma?>>
<<No mai, non ha mai avuto problemi al cuore>>
<<Mh...>>.
Il dottore torno fuori con l'infermiera, ero sollevato di sapere cos'era stato, ma il come a quest'età era l'ultima cosa che mi aspettavo...
Arrivò un piatto colmo di minestra, doveva essere mezzogiorno o l'una.
<<Che giorno è? Che ore sono?>> chiesi confuso ai miei,
<<È lo stesso giorno, hai dormito per 4 ore... È l'una di pomeriggio>> rispose mia madre che nel frattempo si era calmata.
<<A scuola che han detto?>>
<<Erano tutti in panico, la prof ha chiamato l'ambulanza e poi noi, i ragazzi han cercato in tutti i modi di svegliarti e di aiutarti, devi essergli molto grato, han fatto il possibile ha detto la prof...>>.
Accennai un sorriso, chissà se i miei vecchi compagni l'avrebbero fatto...
Entrò il dottore <<Ti terremo qua per qualche giorno poi ti manderemo a casa>>
<<Quindi è stato un infarto? Come si cura?>>
<<Mh... Abbiamo... Riaperto i vasi con farmaci trombolitici, ora verrai sottoposto a riabilitazione e se i tuoi dati cardiaci non miglioreranno verrai sottoposto ad una tromboaspirazione che rimuoverà eventuali occlusioni del vaso>>.
Tante parole che per me non avevano un senso mi avevano salvato, era tutto così strano, prima stavo raccogliendo una penna e il secondo dopo son ritrovato in un letto con una mascherina attaccato a strani macchinari che mi tenevano in vita.

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