Se avrai bisogno di me...

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"È qui Tony Stanco?"

Questo aveva detto quel anziano signore che qualche giorno fa ha bussato alla mia porta per consegnarmi un pacco. Stanco mi aveva chiamato, se solo ci penso un sorriso riaffiora sul mio viso, però sai forse aveva ragione, forse stanco potrebbe essere il mio nuovo epiteto...

Le persone che mi circondano credono che vada tutto bene, che io stia bene... in realtà vedono solo una parte del mio essere, vedono solo ciò che io voglio far vedere, ma tutto questo sta diventando pesante, stancante, non riesco più essere la persona forte che tutti credono. La persona che riesce a far scivolare addosso tutto ciò che di negativo le succede...

Non dopo che la persona che credevo di amare si è allontanata da me per causa mia, ma specialmente non dopo che la persona che credevo essere mio amico, la persona che si era guadagnato più di tutti la mia fiducia, la persona che vedevo quasi come un fratello, mi ha tradito, nascondendomi uno dei segreti più importanti e più dolorosi della mia vita.

Si parlo proprio di te Capitano, sono giorni che non riesco a pensare ad altro, giorni che non dormo, che non vivo. Perché i miei sogni sono imbrattati dei colori della disperazione e del dolore. C'ho provato sai, ho provato a dormire ma non appena chiudo gli occhi il tuo viso mi compare davanti, te che distruggi la mia fonte di energia, te che scegli di proteggere lui, e poi loro i miei genitori... vedo gli occhi di mia madre, occhi che chiedono pietà, e mio padre, si è vero non mi era mai andato a genio e sono arrivato persino ad odiarlo. Ma cavolo! Era pur sempre mio padre, era sangue del mio sangue e in fondo gli volevo bene.

Questi sono i motivi per cui è da circa una settimana che sono rinchiuso nel mio laboratorio, ho la tua scatola sulla mia scrivania, il suo contenuto, un vecchio telefonino, è lì di fianco. Cerco di costruire qualcosa ma puntualmente abbandono. Sono giorni che gli altri cercano di aprire uno spiraglio in quella che oramai è diventata la mia armatura emotiva, sai c'erano quasi riusciti, parlo di Nat e Bruce, erano quasi riusciti ad entrare, anche grazie all'aiuto di Jarvis.

Mi avevano portato dei cheeseburger, ma sai sono riuscito a liquidarli subito, dopo averne mangiato solo metà, solo per togliermeli dai piedi, per poi cacciarli fuori e ritornare sulla mia poltrona.

"Tony?"

Stoppo il corso dei miei pensieri e mi giro verso la porta del laboratorio.

"Ciao Nat!" saluto svogliato.

"Mi fai entrare?"

Apro la porta e lei entra, viene verso di me e inizia ad osservarmi dispiaciuta. Neanche lei si sarebbe aspettata un cambiamento del genere. Tutti mi ritenevano una persona forte, che sa prendere tutto come viene, con un "ego" dalle dimensioni estremamente eccessive. Nessuno avrebbe mai immaginato che anch'io avrei potuto provare dei sentimenti per qualcuno che non fossi io, che anch'io avrei potuto essere sconfitto emotivamente e/o avrei potuto non riuscire a superare determinate situazioni.

"Tony" dice, per attirare la mia attenzione, ma per me risulta difficile guardarla negli occhi perché so di averli deluso, in particolare so di aver deluso lei, quindi rispondendole con fievole si mi dirigo al grande finestrone.

"Ti va di..." dice bloccandosi quando il suo sguardo si sofferma sul telefono e la lettera aperta, la vedo nel riflesso sulla finestra. Mi guarda, capisce che per la decima volta in una settimana ho riletto quel parole, io la guardo ma per poco. "...di parlare?" conclude avvicinandosi a me.

"No" rispondo.

Lei non dice altro e fa per allontanarsi, fino a che una volta alla porta si ferma con la mano sulla maniglia e mi dice che le manco. Solo allora dopo settimane una lacrima ribelle mi scende lungo la guancia, ma per mia fortuna lei non se ne accorge e va via lasciandomi di nuovo solo.

Mi sei mancato...Where stories live. Discover now