Crush

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Me ne stavo alla fermata del bus. Le cuffie nelle orecchie, le borse della spesa. Stava piovendo. Fottuto clima inglese. Esci di casa una tiepida mattina di maggio e dieci minuti dopo sei ripiombata nel gelido inverno. Continuavano a passare autobus fuori servizio, tentavo di non spazientirmi. C'era la Joplin che gridava furiosa al posto mio. Stavo uno schifo. L'umidità aveva increspato terribilmente i capelli e l'eyeliner s'era sbavato. Guardavo il mio riflesso nei vetri della pensilina. Sono ossessionata dagli specchi. Controllo sempre che sia davvero io. Forse temo di vederci dentro il mio Doppelganger. A volte c'é come un bagliore all'angolo di un occhio. Come se un'altra me tentasse di uscire fuori dalla prigione in cui si sente rinchiusa. Una me più viva. Una che vorrebbe vivere ogni pulsione, assecondare ogni fantasia. Persa detto queste congetture non presto la minima attenzione a quel che mi accade intorno e salto per aria di almeno un paio di centimetri quando mi sento toccare leggermente una spalla. É l'autista. Come me aspetta per darsi il cambio con il suo collega e iniziare il suo turno. Si scusa e mi chiede se ho il pass o devo fare il biglietto. Mi chiama Lady. Non so perché la cosa mi eccitá. La distanza cortese che mette tra noi. Sarà sulla quarantina. Porta la fede. Dal modo in cui mi guarda e mi sorride cortese capisco di piacergli. Nel visionare il mio pass si sofferma sull'abbondante porzione di gambe scoperte sotto la mia gonna corta. Non so cosa mi prende faccio un passo verso lui e gli dico all'orecchio: -" Vuoi scoparmi?" Si prende tre secondi circa. Sbatte un paio di volte gli occhi e dice sì. Non tentenna. La cosa mi eccita di più. Mi piacciono gli uomini decisi. "Dove?" Chiedo. Mi dice di seguirlo. Sta lí vicino e a casa non c'é nessuno. Sarà meno di un'isolato. La classica casetta di mattoni rossi. Mi fa pensare alla favola dei tre porcellini. Quando il lupo sta fuori a soffiare forte per farla cadere. Se il lupo avesse saputo che bastava sussurrare maliziosamente al porcellino le parole magiche per farsi aprire la porta. C'é anticamera prima dell'ingresso dove c'é un attaccapanni, una scarpiera e un cassettiera. Si cerca le chiavi nella tasca. Ma gli dico di no e lo spingo sulla cassettiera. Mi lascia fare. Credo gli piaccia che sia io a comandare. Gli salgo sopra a cavalcioni e lui mi mette una mano sopra le mutande. Mi sente bagnata e apprezza. I suoi occhi si stringono lussuriosi. Le sposta e entra con un dito. É bellissimo. Lo voglio talmente tanto da sentire il mio basso ventre pulsare. Lui entra ed esce mentre il suo pollice gira in tondo sul mio clitoride. Io muovo il mio bacino sú e giú. Tenendo questo tempo delizioso. Quando il piacere diventa quasi fastidio armeggio con la cintura dei suoi pantaloni. Lui si porta le dita alle labbra e leccarsi avidamente tutto il mio sapore. Dice che gli piace e lo zittisco. Non voglio sentire niente che non sia il mio corpo. I suoi ordini. Gli afferro il cazzo con me le mani e me lo metto esattamente all'imboccatura delle labbra e lentamente lo faccio scivolare dentro me. É cosi caldo e avvolgente. Lui geme e mi afferra per il culo. Lo stringe a se. Mi muovo non troppo veloce. Il ritmo é crescente. Ha gli occhi fissi nei miei. Le sue labbra formano una piccola o che si allarga. Mi colpisce forte una natica e allora perdo del tutto il controllo. Mi muovo freneticamente. Scivolo quasi fuori e riaffondo. Cerco di ansimare in silenzio, ma il piacere inzia a montate dentro come panna montata, come qualcosa in cui vuoi affondare i denti. Non posso gestirlo. Vengo e urlo. Non ero mai venuta in vita mia. Non sapevo quanta potenza e magia ci fosse dentro un orgasmo. Sono semi esausta. Ho il volto in fiamme. Una scarica di endorfina in corpo da farmi quasi lievitare. Lo guardo a malapena. Mi sistemo la gonna e i capelli postcoito, afferra i sacchetti della spesa e senza voltarmi esco in strada. Non piove neanche più. Posso tornare a casa a piedi.

72's StopWhere stories live. Discover now