Prima Parte

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La notte del 27 Agosto la Luna era più bella che mai. Grande, lucente, piena e tanto vicina che si credeva di poterla toccare se a malapena ci si sforzava ad allungare le mani. Sulla tenera spiaggia del golfo di Gela, quando nel buio non si riusciva a distinguere la sabbia dall'acqua, solo la Luna illuminava i loro volti e i loro occhi, che innamorati gli uni degli altri sognavano che il giorno non arrivasse mai. E lui, senza paura, senza esitazione si inginocchiò davanti a Maria, e le chiese di sposarlo. L'anello che ancora porta al dito era forse la cosa meno bella di quel momento, la cosa meno importante. Ora invece, che la Luna sembra solo un disegno stampato male nel cielo della mattina, quell'anello pesa come un macigno, e sembra stringerla forte, come se volesse staccarle il dito. Ogni mattina apre la finestra sperando che il cielo sia quello caldo e luminosa della sua Sicilia; e il grigiore della periferia milanese le dà il saluto, sbeffeggiandole contro il muro del palazzo accanto, dove sul balcone di fronte, la signora Girolamo spende ore a innaffiare i suoi cactus e il suo ficus. Un tempo ogni giorno Maria la salutava, finché non capì che la signora Girolamo non sentiva più nemmeno il suono dei suoi passi a causa della sua veneranda età. Inoltre Maria crede, o forse è meglio dire sa, che la signora Girolamo non l'ha in buon riguardo, per non dire che la odia. Infatti la signora, sfruttando come scusa la sua stessa età che l'ha resa sorda, sostiene di essere anche cieca, e di non vederla in alcuna modo. Maria ha sempre solo immaginato il motivo di tanto disprezzo: forse aveva un gran rapporto di amicizia con la sua precedente vicina con cui non sa sostenere il confronto. O forse semplicemente odia i meridionali. Fatto sta che anche oggi lei si trova lì sul bancone a curare le sue piante, e anche oggi il sogno di Maria non si è avverato.
Ma come si dice sempre, la giornata è lunga, e c'è ancora molto tempo prima di sera. Lui ritornerà verso le 20, e la cena dovrà essere pronta. Conviene mettersi al lavoro.


Sono le 19:45. La cena è a tavola, i vestiti per domani sono stirati, la casa è pulita, le piante sono state innaffiate, ogni cosa è al suo posto ed è come deve essere. È in questo momento che Maria si sente peggio. Seduta sul divano senza la TV accesa, perché lui non torni e dica che non fa niente tutto il giorno. Persa, senza alcun modo per migliorare la sua situazione, per ridurre il dolore che dovrà sentire. Inutile, come un orologio rotto che non sa segnare l'ora se non due volte al giorno. A proposito, che ore sono? è passata già mezz'ora. Lui non è ancora arrivato. Forse oggi mangerà fuori. Forse non tornerà a casa stanotte. Nell'immaginare questa possibilità Maria sente il suo sorriso allargarsi da solo. E nella paura di ciò sbatte la mano contro il divano, e il sorriso scappa via nella sua tana nascosta. Quale moglie è felice se il marito non torna a casa? Per fermare i pensieri sbagliati Maria si mette a tavola e aspetta che siano le e mezza. Per essere sicura che non stia arrivando. Ma il tempo passa e lui non c'è ancora, e Maria si mette a mangiare le trofie che ha preparato mettendo il piatto piano sopra quello fondo del marito, per tenerlo al caldo.
Forse rientrerà a notte tarda, come altre volte. Meglio avere qualcosa da bere per quando torna. Controlla nel frigorifero, e per fortuna trova una bottiglia ancora abbastanza piena di vino rosso Tavernello. Beh, allora non deve fare altro che aspettare. Si mette in cucina, perché da lì ha la visuale sulla porta di casa, e può vedere se sta entrando. Si mette sulla sedia e riguarda l'orologio. 21. È ancora presto per andare a dormire. E lei non può, deve rimanere sveglia per quando arriverà. Eppure, come un fulmine a ciel sereno che la colpisce, la invita a se il sonno. una stanchezza che non capisce le si siede sulle spalle, rende pesanti i respiri con cui le sembra di non aspirare più ossigeno, ma etere, e che lentamente questo le stia togliendo forze e volontà. Le palpebre, deboli, non sanno stare su. Cadono. E nel buio tutto cambia. E si lascia andare, scivolare nei sogni, come una conchiglia portata a riva dal mare, ritornando a Gela, sotto la Luna della Sicilia, nel silenzio della notte ferma, dove solo le onde cantano degli incontri di mille altri innamorati, di mille altri baci, ben più soffici di ogni sabbia, ben più caldi dell'acqua nera della sera. Scivola, Maria, tra i granelli e i sassi. Nulla più sente sotto i lidi e la terra. Cade ancora. scivola...

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