Sono a scuola, fuori fa freddo, mi sembra che piova. Tante piccole goccioline, le lacrime degli angeli. Sarebbe bello se fosse cosí. Leggere, delicate, pure. Invece sono pesanti, ma ricoprono i miei pensieri con il loro ticchettare. Voglio farle entrare nella mia testa, almeno avrei qualcosa per cui valga la pena di rimanere sveglia.
Ho lo stampo della mia mano sulla faccia, quanto sono rimasta su questo davanzale?
Sono sola.
Non c'é piú nessuno in classe, credo non ci sia mai stato qualcuno ma a chi importa. Saranno occupati a fumare, rubare o le solite azioni da perfetti adolescenti quali sono. Questo posto é troppo silenzioso. Il corridoio é deserto. Voglio dormire quí oggi, non penso sará un problema.
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Oh, la mia coperta grigia. É da tanto che non la uso o sento il suo odore. Mi mancava il morbido tessuto di questo pezzo di infanzia, mi ricordo che mi ci rotolavo come un involtino uscendo subito dopo per claustrofobia. Non so perché sia a terra. Non mi sono accorta nemmeno di stare camminando, devo stare piú attenta a quello che faccio. Me lo dicono tutti. Ci sono troppe scale, mi ci vorrá tanto per tornare all'ultimo piano.
Sento delle voci. Fuori da scuola ci sono delle persone. Quello é il preside? Uhm... é meglio che non mi faccia vedere, non dovrei essere quí.
Mi sono allontanata il piú possibile dall'uscita ed ho sentito una voce roca e ovattata chiamarmi o dirmi di non correre ma le mie gambe sono piú forti della mia volontá d'animo. Ci sono molte classi, fatico a trovare la mia. Apro la porta e mi rendo conto di aver sbagliato stanza perché sono finita sul retro dell'edificio. C'é un enorme distesa di campi con ai lati file molto lunghe di alberi. Pini. Mi sembrano pini.
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É buio, non mi piace l'idea di stare qua ma una ragazza, probabilmente americana, con i capelli di un rosso molto denso e scuro mi ha fatto prendere una delle sedie in ferro arrugginito appoggiate alla parete dicendomi di posizionarla vicino alle altre, in mezzo alla parte di campo non ancora coltivata. Con lei c'é un ragazzo moldavo, bruno chiaro, occhi verdi, non capisco cosa dice. Ha una canna in mano. La ragazza prende una valigetta, la apre e tira fuori una siringa e delle bustine bianche.
Sta ancora piovendo.
Mi sta costringendo a prendere della cocaina. Non voglio, non faccio queste cose.
Sto per tirarle uno schiaffo ma un uomo con poca barba ed i capelli ricci e scuri ha attirato la nostra attenzione. Si sta avvicinando in modo nervoso, ho paura chiami la polizia. Come potevo sapere che questi due ragazzi avessero della droga? Non é colpa mia.
Mi sbagliavo.
Vuole solo che ci spostiamo dalla sua parte di campo. Comincio a sentirmi stringere, non voglio lasciare quí la mia coperta. Ma dai... ho lasciato lo zaino in classe... beh la porteró legata alla vita. Mi alzo dalla sedia quando sento l'uomo sbuffare ed un altro ragazzo, senza maglietta, in mountain bike che avverte i miei finti amici di non essere troppo violenti con me. Me ne devo andare.
Mi guardo in giro prima di andarmene e noto le grandi vetrate dell'edificio, si puó vedere dentro, dubito il contrario. C'é molta gente dentro l'aula di scienze, stanno ridendo e indicando con le bacchette dei cartelloni. Pensavo non ci fosse nessuno con me, invece appena mi volto vedo altre persone in mezzo al terriccio tra i quali mio fratello ed il suo migliore amico.
Ho una pressione costante al petto, scappare,ora.
Quei due mi stanno rincorrendo, li ho sentiti gridare "TI DENUNCIO" seguito da delle risate, stanno ridendo per quello che é successo qualche giorno fa credo. Ho spalancato una porta attraversandola con mezzo passo ed entrando in una fila lunghissima di porte e corridoi. Vado dritta, a sinistra, destra, non vedo via d'uscita quando scorgo, ben nascoto, un portone con i maniglioni antipanico. Mi ci schianto sopra senza riuscire ad aprirlo allora faccio leva sulle mani e provo un enorme solievo quando si sblocca. C'é un tanfo micidiale. Non piove piú ed é autunno, le foglie sono rosse e gialle mentre cadono ai miei piedi.
Riprendo la corsa svoltando subito a destra dopo il portone e mi rendo conto di essere in un parcheggio tra due scuole,la mia ed una mai vista. Mio fratello, Raoul, mi ha raggiunta insieme a Dylan (il migliore amico) mentre io sono ancora in stato di shock per tutto quello che é appena successo. Dylan mi chiama facendomi girare lentamente la testa verso di lui e noto che si é incastrato il naso in una scaletta. Non lo aiuteró. Il raggazzo senza maglietta é tornato, ci ha aperto la porta per scappare.