Perché?

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Perché?
La maggior parte delle domande che mi frullano per la testa cominciano con "Perché". Probabilmente ogni capitolo di questo pseudo-diario comincerà con un "Perché".

Perché non possiamo decidere chi essere o come essere?

Perché qualcuno deve avere il beneficio di essere definito migliore di qualcun altro, che lo sia esteriormente o interiormente?

Tutti si ostinano a dire che non è questo ciò che conta, che devi essere te stesso perché alla gente piacerai per ciò che sei veramente, anche se sei un bidone ambulante o hai un viso che fa paura perfino a Voldemort.
Balle. Tutte balle.

Eppure chi è che decide cos'è bello e cos'è brutto? Chi ha la pretesa di affermare che un fisico magro e slanciato è attraente, mozzafiato, invece uno un po' più in carne o piuttosto basso è brutto, fuori dai canoni? Chi è a decretare tutto ciò?

Ovviamente siamo noi. Sono le masse. Quell'enorme gregge che ci ostiniamo a definire società. Una società che di sociale e civile non ha nulla. Una società pronta a denigrare, ad emarginare, a gettare in un angolo tutto ciò che viene considerato discordante, anomalo, aberrante. Una società disposta a sacrificare il meglio di sé, per dare il peggio di sé.

Ebbene sì, è tutta colpa nostra. Siamo noi la feccia, tutte queste mentalità che messe assieme costituiscono uno dei peggiori mali del mondo. Mi vergogno di tutto questo, mi vergogno di ciò che siamo diventati. Più ho a che fare con l'essere umano, più mi rendo conto di quanto siamo caduti in basso, di quanto la razza umana mi faccia ribrezzo. Ad indignarmi ancora di più è l'ingratitudine dell'uomo e l'incomprensione, da parte mia, di come, tra tutti, sia stato proprio lui a meritare doni così importanti come la Terra, o la vita sopra di essa. Cosa abbiamo fatto per meritare tutto questo? Assolutamente niente. Eppure non facciamo che lamentarci di questa o quella cosa, di come sia tutto sbagliato e non come lo vorremmo. Quindi non solo siamo tanto ingrati, ma abbiamo anche la pretesa di lagnarci, di desiderare sempre il meglio e non accontentarci mai. C'è chi, come se non bastasse, ad appena sedici anni, ambisce alla morte e al dolore soltanto perché non è come vorrebbe o non ha la vita che vorrebbe; a me tutto questo fa solo rabbia, schifo, tanto schifo.

D'altronde l'uomo, fin dal suo arrivo sulla terra, non ha fatto che imporsi negativamente e irrispettosamente sugli altri e su se stesso, non ha fatto che affermare il proprio ego a tutti i costi, anche se farlo significava umiliare il prossimo, diffamarlo e annullarlo in tutto ciò che faceva di lui una persona.

L'uomo non è che un viscido parassita, incapace di vivere se non sulle spalle degli altri, a spese degli altri. Infondo l'uomo da solo cos'è? È un nulla, un niente mischiato con nessuno, qualcosa di tanto vulnerabile da risultare quasi innocuo. Ma l'uomo essendo dotato, seppur in esigua misura, di quoziente intellettivo, è consapevole della sua condizione, della sua impossibilità a condurre una vita solitaria. Proprio in virtù di ciò sfrutta l'altro, plasma la sua mente e lo induce a credere che quella che vive sia la felicità, quando non è altro che continua umiliazione, sofferenza, abnegazione.
È come se vivessimo tutti all'ombra di qualcun altro e ci sentissimo in dovere di obbedirgli.
Pecore, non siamo che pecore.


One more word.Where stories live. Discover now