"Ciao papà, ci vediamo dopo!" dissi in preda all'agitazione. Era il mio primo giorno di scuola. E sia chiaro non era un primo giorno qualunque, quello era il primo giorno di liceo. Il primo tra i cinque primi giorni che avrei dovuto affrontare da qui a cinque anni. E perdipiù in una città nuova, il che, andava da sè, significava nessun amico su cui contare. Avevo impiegato un'oretta buona per scegliere l'outfit perfetto per l'occasione e ancora non ero soddisfatta. Avevo optato per un vestito blu un po' largo non troppo aderente e decisamente non scollato pensando che avrei frequentato una scuola di preti. A questo avevo deciso di abbinare un paio di anfibi neri che mi rendevano più alta di quanto già non fossi e qualche bracciale portafortuna sulle braccia. Ebbene si devo ammettere che sono una persona molto superstiziosa il che sarà un problema frequentando una scuola religiosa dove la superstizione è vista come un peccato. Scacciai via il pensiero pensando che nessuno lo avrebbe saputo e che se anche ne fossero venuti a conoscenza non sarebbe stato il più grave peccato commesso nella storia e che quindi con una bella confessione mi avrebbero perdonata.
Tante volte avevo sognato come sarebbe andata la mia prima volta al liceo. Sapevo che quella delle superiori sarebbe stata un'avventura indimenticabile o perlomeno lo speravo. Così ero decisa che nulla e nessuno mi avrebbe rovinato quegli anni di scuola, feste e divertimenti.
"Ciao piccola! Ricordati di farmi uno squillo appena esci d'accordo? Non vorremo mica far preoccupare tua madre giá il primo giorno di scuola!" disse sorridente. Mio padre era un tipo strano, sui generis oserei dire. Era un po' vecchio rispetto alla normale media di età che ci si potrebbe aspettare da un padre ma era senza dubbio più sportivo di un cinquantenne e di questo andavo piuttosto fiera. Grazie a lui avevo imparato a nuotare, a sciare, ad andare a cavallo e perfino ad arrampicarmi su per le pareti rocciose. Era un amante della montagna, di questo era certa, e purtroppo ero piuttosto sicura che soffriva per averla dovuta lasciare nella sua vita passata. Adoravo mio padre. È stato il mio preferito sin da piccola e la mamma lo sapeva bene. Purtroppo non lo accettava granché e non mancava di biasimarmi ogni volta che salutavo papà e non lei o che facevo un regalo a lui e non a lei. Tuttavia le voglio un gran bene, nonostante le nostre litigate illimitate dovute al fatto che i nostri sono caratteri a dir poco incompatibile. E infatti ogni volta la discussione termina con una frase sommessa della mia povera madre rassegnata: " Sei come tuo padre! Testarda e cocciuta! Non combinerai mai nulla se andrai avanti così" pensai tra me e me.
Con un rombo del motore lo vidi allontanarsi giù per la strada che iniziava ad affollarsi.
Sorrisi e guardai la mia nuova scuola. Sotto quei rimasugli del caldo sole d'agosto e quel cielo limpido vidi gli altri studenti incamminarsi su per il viale che conduceva
all'ingresso. Li seguii e finalmente vidi quella porta che mi sarebbe rimasta impressa per sempre.
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The diary
RomanceEra uno dei ragazzi più brillanti che avessi mai conosciuto. Di lui tutto mi attraeva. Il suo sguardo, i suoi riccioli neri, la sua intelligenza, la sua storia. Una storia così oscura, così triste. Ma sapevo che io e lui eravamo legati dal momento c...
