Gerard fissava la tavoletta grafica poggiata sul tavolo con un misto di astio, amarezza e nostalgia: esattamente come era successo con i My Chemical Romance, ora l'idea di continuare una carriera totalmente dedicata ai fumetti lo lasciava decisamente preplesso. Anni dopo lo scioglimento della band, Gerard Way stava riconsiderando le sue scelte passate e, pur essendo consapevole di aver fatto errori irrimediabili, in qualche modo fantasticare su un presente fatto di tourbus e amici lo alleggeriva dai pesi che da un po' di tempo a quella parte lo turbavano. Quello non era un buon periodo per la vita dell' ex-cantante: le case editrici non erano più particolarmente contente di pubblicare le sue creazioni, Gerard non si sentiva minimamente ispirato, le cose con Lindsay andavano di male in peggio e gli era partito un chiodo fisso che difficilmente avrebbe dimenticato: Frank Iero. Passava le sue giornate nello studio di casa, respirando profumo di acrilico e guardando con una certa malinconia il microfono che non aveva mai avuto il coraggio di togliere. Ricordava troppo bene le prove infinite, i concerti, gli studi, i litigi, i caffè, il mal di testa, i ricci di Ray, i joystik di Mikey, gli abbracci di Frank. Si sentiva profondamente ingiusto nei confronti della sua famiglia: era certo che sua moglie avrebbe accettato la sua decisione di riallacciare i rapporti con i suoi amici, ma comunque qualcosa non gli lasciava la libertà di avvisarla. La immaginava con Jamia, la moglie di Frank, a chiacchierare in cucina davanti ad una tazza di the, mentre loro facevano altro. L'altro poteva essere una partita a scacchi, ascoltare musica, o altro altro. Cosa che, non si sa come, non faceva sentire particolarmente in colpa nessuno dei due: era come se negli anni i gesti affettuosi fossero diventati una routine, non solo una finta sul palco. Poi, innegabile che quella parte piacesse ad entrambi, ovviamente, ma non potevano continuare in quel modo anche da sposati. Jamia aveva rassicurato i due sul fatto che nè a lei nè a Lindsay dava fastidio ciò che accadeva in scena. "Tanto è una finta" aveva riso divertito Mikey, sistemandosi gli occhiali. Frank e Gerard si scambiarono uno sguardo, a disagio, pur ignorando l'uno quello dell'altro. Il fatto che nessuno dei due pensasse a quello come si pensa a qualcosa di programmato e falso, li rendeva a disagio. E riusciva a renderli terribilmente felici.
L'uomo prese pigramente il carboncino, cominciando a tracciare linee su un foglio che aveva trovato sottomano. Quando era vicino al completare la sua opera, Gerard Way venne brutalmente interrotto da una ragazzina sui dodici anni, che si sedette davanti alla scrivania.
"Ehi, Bandit" sorrise il padre, senza cercare di nascondere un velo di tristezza: nonostante sua figlia fosse piuttosto piccola, grazie alla sua perspicacia aveva facilmente intuito la maggior parte delle cose che turbavano la quiete con cui era cresciuta.
"Papà" esordì lei, sedendosi sulle ginocchia del padre. "Che diavolo è la frerard?" chiese assottigliando gli occhi. Gerard rimase letteralmente a bocca aperta. E non per modo di dire: la sua mandibola arrivava all'orlo della maglia che indossava in quel momento. Mentre si chiedeva come Bandit fosse venuta a sapere della "frerard", in un angolo della sua mente pensava al fatto che la figlia stesse pensando che la mascella del padre stesse toccando terra. E invece no! Quella è la mandibola, ma tutti facevano sempre confusione: l'uomo sperò ardentemente che la ragazza sapesse distinguerle. Comunque, restavano lui e Frank.
Sai Bandit, i My Chemical Romance combattevano l'omofobia in un modo molto facile: io e il chitarrista, Frank Iero, scopavamo come ricci in calore sul palco. Tra l'altro ne ero pure innamorato. Bello eh? Ma tranquilla, papà ha smesso di pensare a quel fighissimo tappo tempo fa. Cioè, non esattamente secoli, ma quando sei entrata. Quindi più o meno un minuto. O meno. Va beh, andiamo a mangiarci un gelato?
No, quello non era il modo più adatto per mettere Bandit al corrente di ciò che accadeva nei live (e nel backstage, e nel tourbus, e in qualunque altro luogo) tra suo padre e un suo amico. Seh, amico.
"Bandit, ti ricordi dei My Chemical Romance? Eravamo in quattro: oltre a me c'erano zio Mikey, Frank Iero e Ray Toro. All'inizio c'era anche Bob Bryar. E all'inizio inizio inizio Frank non c'era, però poi è arrivato. Io cantavo e componevo con Frank, che suonava la chitarra. Zio Mikey suonava il basso elettrico, mentre Ray Toro era alla chitarra solista. Poi i ragazzi alle percussioni cambiavano, non so perché: con loro non ho mai avuto quella complicità che percepivo con gli altri. Ciò non significa che io non mi sia affezionato a loro, ovviamente. Diamine, abbiamo condiviso tutto. Noi quattro eravamo molto affiatati, sia come gruppo che a coppie. Frank Iero, il chitarrista, la notte mi svegliava per chiedermi se volevo andare fuori a fumare con lui. Lui fumava e io lo guardavo. Erano belli quei momenti, in cui c'eravamo solo io e lui. E la luna. E il profumo della notte. Bandit, quando tornerai a casa alle tre di notte, di nascosto -fallo, perché se no non sarebbe vita- fai caso al profumo della notte, è magnifico. Una di quelle notti Frank aveva finito le sue sigarette: lui fumava le New Orleans aromatiche, se era un brutto periodo toglieva il filtro. Gli prestai una delle mie, da poco: non mi piaceva buttare soldi, sapevano di tabacco umido e cartone bruciato. Eravamo in Texas. Lì non c'è niente per chilometri, il cielo è nero, le stelle sono luminose e la terra è polverosa. Ci siamo sdraiati e gli ho passato una sigaretta. Beh, non è che all'inizio avessimo parlato molto, in un certo senso era strano essere lì con lui, come se fosse la prima volta: ero un po' teso, tra l'altro avevo un sasso conficcato nella chiappa ed era scomodo. Ma tanto.
Frank stava per conto suo, facendo cerchi di fumo. Oltre a questo, c'erano i versi degli animali, il vento tra i deserti. Quella mattina avrei voluto uccidere lo zio, aveva liberato le stanze dell'hotel dicendo che sarebbe stato bello rimanere sotto le stelle. È rimasto nel tourbus, il cretino. Beh, sì, però se non l'avesse fatto non sarebbe mai successo. Comunque sì, beh, dopo un bel po' di tempo ed un bel po' di tabacco abbiamo cominciato a parlare. Mi piaceva parlare con Frank, mi era sempre piaciuto, ci capivamo e non dovevamo dire proprio tutto, perché anche se lo omettevamo l'altro lo sapeva. E poi, avremmo pututo dirlo comunque: ci prendevamo in giro spesso, ma sapevamo -alemeno, lui sicuramente- cosa avrebbe ferito l'altro. Magari ce ne rendevamo conto dopo. Già, magari dopo anni. Sì Bandit, ti dicevo... faccio la versione lunga o breve?"
"Lunga" rispose prontamente la figlia. Amava quando il padre le raccontava storie ambientate in terre immaginarie popolate da animali fantastici, ma amava ancora di più quella storia. Nonostante avesse solo dodici anni capiva perfettamente quello che attraversava Gerard in quel momento.
"Oh, bene. Poi però vado a bere. Comunqe, quella notte Frank Iero mi raccontò di ciò che gli era successo quand'era al liceo: oltre ad una serie innumerabile di sfighe, capii perché Pansy."
"Pansy?"
"Sì, la sua chitarra. Si chiamava Pansy, era scritto in corsivo con i glitter rosa. Ai nostri tempo si usava chiamare pansy un ragazzo gay o effemminato. Beh, allora alla sua scuola cominciarono a dire che Frank Iero era gay, e, all'epoca, se eri gay, erano cazzi. Scusa, piccola." rimediò il padre, vedendo Bandit sorridere alla parolaccia.
"Ma nemmeno ora è normale, pa"
"Ma oggi è meglio. La faccia di Alex è mai finita in un gabinetto?" chiese allora il padre, riferendosi al migliore amico della ragazza.
"No..."
"Appunto. Comunque, parlammo di un bel po' di cose. Scoprii lati del suo carattere che si incastravano perfettamente con il mio, era come se quello che mancava a me lo avesse lui ed spero che per lui fosse lo stesso. Mi piaceva sentirlo parlare, aveva una bellissima voce. Non mi sorprende affatto che ora canti, era molto poetica ed espressiva. Mi piaceva vedere le forme circolari di fumo allargarsi e sparire nella notte. Mi piaceva anche il suo profumo, sapeva di muschio bianco. Dopo quella notte fummo decisamente più affiatati, non c'era nulla di imbarazzante per noi due. Lui mi raccontò della sua vita, così come io feci della mia. E decidemmo che, cominciando ad avere un po' di gente che cagava i nostri concerti, avremmo potuto fare qualcosa. E nei live ci comportavamo in modo molto... Intimo, ecco. Così è nato il mito della frerard, Frank e Gerard."
"Esiste?"
"Cosa?"
"La ferard. Era solo uno show? La frerard esiste davvero?"
"No, Bandit. La frerard non è mai esistita." disse amaro Gerard, mentendo più a sé stesso che alla figlia.
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Daddy, what's frerard?
FanfictionErano belli quei momenti, in cui c'eravamo solo io e lui. E la luna. E il profumo della notte. Bandit, quando tornerai a casa alle tre di notte, di nascosto -fallo, perché se no non sarebbe vita- fai caso al profumo della notte, è magnifico. Una di...
