L'inizio

104 0 0
                                        

Chelsea

La sveglia suona all'improvviso e interrompe il mio breve sonno. Realizzo. Le vacanze sono finite, devo tornare all'inferno di scuola. Non ho nemmeno dormito tre ore... Che stupida. Sono talmente agitata e in ansia che non riesco nemmeno più a dormire. Ormai ho i sensi di colpa per tutto. Se mangio, se non studio, se sto ferma, se non mi muovo. Benvenuti nella mia vita: un circolo vizioso di ansia, rimorsi, depressione e malattia. Ogni tanto capita anche un breve periodo in cui sono felice, peccato che poi sia seguito da una enorme ricaduta nel temuto circolo vizioso. Nei miei brevi anni di vita non ho provato nulla. Si può chiamare vita la mia? Ho la vitalità di un vegetale praticamente. Zero vita sociale, pochi amici, neanche l'ombra di fidanzati, zero feste, divertimento assente. L'unica mia preoccupazione è il mio corpo. Torturato, privato di ogni cosa di cui aveva bisogno. Mai abbastanza magro. Mai abbastanza bello. Non mi sono mai sentita bella, e non credo che mi sentirò mai tale. Sempre presa in giro dai compagni, umiliata, lasciata in disparte. In questo mondo ormai rovinato, nella nostra società di merda piena di gente ipocrita e opportunista io non ho ancora trovato il mio posto. Forse perché voglio sentirmi diversa dagli altri e speciale. Purtroppo non lo sarò mai. Rimango sola, a 16 anni, mentre i miei coetanei se la spassano in giro. Perché sono l'unica che preferisce un libro ad una serata in discoteca. Perché non posso fare nulla che sia legato al cibo. Perché rabbrividisco al pensiero di una pizza. Come ho fatto a ridurmi così?
Semplice.
Colpa delle persone. Tutte false. Sempre pronte a criticarti. Mai nessuno che ti aiuta. Certe volte mi chiedo se la gente si accorge del male che delle semplici parole possono fare. Probabilmente non ci pensano nemmeno, tutti quegli stronzi. Sono accecati dalla popolarità o qualche altra stronzata da deficienti. Ecco cosa sono io: vittima di un sistema malato chiamata società.
Ma non posso farci nulla.
Sono nata in un periodo orribile, e mi devo accontentare. Però la mia vita fa proprio schifo.
Ecco come inizia il mio primo giorno di scuola.
Terza liceo. Solita scuola. Stessi stupidi compagni.
Mentre tutti questi pensieri che mi tormentano ormai da anni invadono la mia mente, l'acqua fresca mi accarezza il viso stanco. Ecco cosa sento adesso: stanchezza. Anche dopo tre mesi di vacanza riesco ad essere stanca. Non ho nemmeno fatto granché quest'estate, anzi, tutt'altro. Certo non si può dire sia stata una bella estate però. Ho avuto tanto tempo di pensare, ma alla fine erano tutti pensieri malati dettati dalla malattia. Non è mai stata così forte come adesso, sto perdendo il controllo della situazione. Eppure tiro avanti. Mi infilo dei jeans strappati larghi al punto giusto, una maglietta "da alternativi" (definita così da mia madre perché ha un teschio disegnato) a maniche corte e afferro una felpa larga con il cappuccio. Prendo un paio di calze, le mie amate Dr Martens e mi fiondo in cucina per mangiare qualcosa. Lo stomaco brontola, ma ho imparato a non sentire più la fame. Mi sento forte, riesco a controllarla. Eppure mangio. Prendo solo una mela verde, di quelle belle croccanti approfittando del fatto di essere l'unica in cucina. I miei genitori hanno già fatto colazione e ormai sono via da un pezzo. I miei fratelli stanno ancora dormendo, ma tanto a loro non frega un cazzo di quello che mangio. Sanno solo criticare, a volte li ucciderei, ma alla fine rimangono sempre i miei fratelli. Luke, mio fratello maggiore, ha 18 anni. Due più di me, anche se di cervello ne dimostra dieci di meno. Invece mio fratello minore, Jamel, ha solo nove anni. È piccolo e spensierato... Mi manca essere libera. Non lo sono da tanto ormai. E non vivo nemmeno più. I miei genitori si preoccupano. Mi hanno vista dimagrire più di venti chili, e adesso mi hanno portata in un centro per disturbi alimentari. Lì delle persone gentili mi stanno aiutando. Psicologa, dottore, nutrizionista. E ovviamente sto riprendendo peso, troppo velocemente per i miei gusti. Mi sfogo, piango, mi preoccupo. La mia vita fa proprio schifo. La mela verde a colazione è decisamente troppo poco, ma nessuno poteva controllarmi. E allora la malattia ha vinto. Dopo averla mangiata tutta, fino all'ultimo morso, vado in bagno a truccarmi. Nulla di elaborato, un filo di eye-liner, mascara voluminoso, contorno labbra e leggero rossetto opaco color carne. Rimango a fissarmi nello specchio parecchio. Devo controllarmi. Le gambe, le cosce, il torace. Persino il viso: si vede troppo che sono ingrassata. Sto diventando una fottuta balena. Ecco cosa. Le mie cosce fra poco si toccheranno, io mi vergognerò di nuovo ad andare in giro, e ovviamente ricomincerò a restringere. Ma perché non posso avere una cazzo di vita normale? Cristo.
L'orologio mi ricorda che devo sbrigarmi. Troppo tempo davanti allo specchio... Sento dei passi scendere in cucina, sono i miei fratelli che alla buon'ora si recano a fare colazione. Io invece torno in camera, prendo una penna e un block notes e li infilo nella mia borsa nuova nera di Michael Kors. Amo la mia nuova borsa, anche se non azzecca nulla con il resto del mio outfit. I pantaloni larghi mi fanno sembrare ancora più enorme. Cerco di togliermi questi cattivi pensieri dalla testa, raccolgo i capelli in una coda di cavallo e prendo il mio iPhone. Saluto velocemente Jamel e Luke, auguro loro un buon primo giorno di scuola ed esco di casa.

ComplicatedStories to obsess over. Discover now