Il treno correva veloce, lontano. Sarebbe stato il classico scenario per una storia romantica, un addio commovente. Il paesaggio scorreva come un flash. Mi stavo lasciando indietro un'altra delle mie vite. O così le chiamavo. Chiusi gli occhi, mi dedicai qualche momento per riposarmi; erano giorni che non dormivo. Ogni volta, quando mi ritrovavo nel buio del sonno, cercavo di focalizzarmi su ciò che vedevo. Perché la verità è che gli esseri umani sono provvisti di una tal fantasia da riuscir a vedere strane figure anche nel buio, nel vuoto. Nel nulla. Ed io, nel buio, vedevo lui. E mi tornava in mente quella notte. Le urla agghiaccianti, le parole rese deboli dalle lacrime, i pensieri che si accavallavano l'uno sull'altro. E io ero lì.
« È colpa tua! » aveva gridato « È stata solo colpa tua!»
Aveva ragione: la colpa era la mia. E il peso di quel segreto sulle spalle aveva cambiato la mia vita radicalmente. Ma non potevo fermarmi. Non ora. Riaprii gli occhi. Ancora quell'incubo. Respiravo affannosamente e tremavo. Tutto intorno a me si muoveva troppo velocemente. Eccolo, un attacco di panico. E mi era pure preso in pubblico. Chiusi gli occhi e cercai di rilassarmi concentrandomi su un bel ricordo. Il mio battito si fece più regolare. Potevo sentirlo chiaramente. Era come il tamburo delle parate che il papà mi portava sempre a vedere da bambina. Riaprii gli occhi lentamente. L'avevo superato. Emisi un sospiro profondo. Mi stravaccai sul sedile. Il ricordo di quella notte ancora mi recava scompiglio. Era ancora tutto lì, come un film che potevo vedere quando volevo. Cioè mai.
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Riesco a vederti
Loup-garou«Lara, ascoltami » le aveva gridato « il mondo non è innocente come credi. Scappa, lontano. Ora.» Lei si era voltata stringendo gli occhi e serrando i pugni, fino a farsi male. Se ne stava andando. «Un'altra cosa» proseguì « non ti affezionare. Mai...
