"Arrivederci sognorina Regan, a domani!"
La voce che mi ha salutato appartiene a Gwen la mia segretaria, sta andando via "Ciao Gwen, a domani!" la saluto dal mio ufficio. Dovrei andare anch'io, ma non riesco a staccarmi dal mio lavoro, sono convinta di aver scoperto qualcosa di grosso ma devo trovane le prove, vorrei non dovermi staccare mai da questo caso, ma si è fatto molto tardi e gli agenti della mia scorta sono stanchi chiudo tutto e infilo i documenti nella mia borsa insieme al PC e, accompagnata dalle mie sei ombre, esco dal palazzo e velocemente salgo in macchina, devo limitare gli spostamenti non coperti, qualche cartello della droga potrebbe avermi preparato un agguato, ho dato fastidio a molti ultimamemte. Questo è un bene, vuol dire che sto facendo bene il mio lavoro.
Molti si stupiscono della mia età, dicono che ho fatto una carriera fulminante, che sono un caso straordinario, ma non è così faccio soltanto il mio dovere con molta dedizione, è sempre stato il mio sogno essere un magistrato e l'ho realizzato lavorando con costanza e impegno.
Quando la macchina frena, i miei pensieri si fermano con lei, sono arrivata a casa, come sempre corro per arrivare al portone, poi entro nell' ascensore premo il tasto che mi porta al quarto piano, l'appartamento dove abito è della mia migliore amica che si è trasferita nella capitale e me lo ha dato in affitto a poco ed è vicinissimo a Central Park, è stato davvero un colpo di fortuna, a New York gli affitti sono altissimi, in una zona come questa poi arrivano alle stelle.
Questo è l'unico posto in cui mi posso rilassare dopo una cena leggera mi infilo il pigiama e mi butto sul letto. Pur essendo stanca non riesco a togliermi dal pensiero il lavoro, così prendo gli album di fotografie che era molto che non guardavo ci sono le foto con i miei di quando avevo nove anni, la cerimonia dei diplomi dal liceo, il primo giorno alla Yale, la foto con la mia compagna di stanza Clary, le foto del nostro viaggio di studio a Parigi, la mia laurea. Insomma tutti i più bei momenti della mia vita, la giornata si conclude così tra ricordi di momenti felici e foto che li hanno immortalati per sempre.
***
"Sherlock!!!!"
È Joan, sarà arrabbiata per via del fatto che ho lasciato un po' di lucchetti in giro, dopo averli aperti, è un esercizio utile per tenere attivi le varie componenti celebrali, dovrebbe farlo anche lei.
"Sì Watson, ora metto tutto in ordine"
"Vedo che sei perspicace, e già che ci sei riordina i fascicoli le foto e gli appunti del caso Diaz, il salotto è un disastro e Marcus deve mandare il fascicolo del caso nell'archivio"
Mi ero dimenticato del salotto, in effetti appena mi reco lì mi accorgo che Joan ha ragione: ci sono schede appese sulla parete sopra il camino, modellini della scena del crimine sul pavimento e foto su pareti opposte collegate da fili rossi che attraversano tutta la stanza. Mi duole dirlo ma, è un caos e devo riordinare tutto altrimenti la stanza non sarà libera per un nuovo caso.
Dopo un'ora e mezza passata a mettere a posto sento Joan che mi chiama per la cena, ha ordinato Thailandese a domicilio.
A tavola parliamo del più e del meno quando mi chiede "Allora Sherlock, credi che non l'abbia notato"
Fingo di non aver capito a cosa si riferisce ma so che sta parlando di mio padre e della sua comparsata di qualche mese nella mia vita. È incredibile come sia capace di rovinare tutto in poco tempo, ma in fondo ho preso da lui. Ci stavamo finalmente riavvicinando e poi mi comfessa di aver pensato che fossi stato io a progettare l'attentato che ha subito. Si è scusato e mi ha detto di essersene pentito. Ho provato spesso molto odio per lui ma non fino al punto di ucciderlo. Ma soprattutto se avessi provato a ucciderlo io ci sarei riuscito.
"Ora se ne è andato. Discorso chiuso, non è più un mio problema ciò che fa."
Watson scuote il capo con fare disilluso "Quando ne vorrai parlare io sono qui".
"Sì lo so, grazie Watson"
Molti troverebbero imbarazzante questo silenzio ma per me e per chiunque sia un buon osservatore non è così: il linguaggio del corpo dice ciò che pensiamo e come ci sentiamo molto meglio di un qualsiasi discorso e poi non mente mai. I gesti sono la più antica via di comunicazione e saperli leggere è solo questione di esercizio, ma una volta imparato si scopre un universo diverso. Ad esempio Watson ora non è arrabbiata con me per via del fatto che non le parlo di mio padre è solo stanca e assonnata. Quindi andare a dormire è quello che facciamo
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Love Is So Elementary
Mystery / ThrillerLyra Regan ha ventinove anni, si è laureata in legge a Yale, vive a New York, dove lavora come procuratrice generale e si occupa di perseguire i peggiori criminali della città e dello stato. Sherlock Holmes ha trentatré anni, è di Londra ma vive a N...
