sconosciuti

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Prendiamo una qualsiasi ferrovia di una città totalmente casuale ed entriamo nel primo scompartimento che ci capiti a tiro.
Il numero 8, in questo caso.
Ecco un ragazzo qualsiasi che legge un libro con la testa appoggiata al vetro su cui milioni di teste si sono posate; chi per dormire, chi per guardare il paesaggio - non che ci sia molto da vedere, passa tutto e non te ne accorgi -, oppure chi, come in questo momento, legge un libro aspettando di arrivare a destinazione e di scendere dal treno.
Ed è più o meno qui che la gente si perde.
Non si dovrebbe considerare il treno solo un banale mezzo per correre da una destinazione all'altra, perché una volta sceso ti accorgerai di aver dimenticato qualcosa, magari sul tavolo o sul sedile. Ma quando te ne accorgerai sarà troppo lontano. Quindi cosa farai? Salirai su un altro treno per cercare di raggiungere ciò che hai perso.
E lo vedi correre via, trasportato da un treno.

Sospira.
Gira pagina.
Schiude le labbra.
Sposta lo sguardo sulla finestra.
Sospira.

Chiude il libro e lo posa sul sedile accanto al suo, poggia la testa sul vetro e chiude gli occhi.

Ora bisogna fare attenzione a non svegliarlo, troppi pensieri fanno rumore.
chissà se anche i suoi gridano.
e cosa starà pensando.

È davvero bello trovarsi di fronte a uno sconosciuto e inventare la sua storia. Perché per me lui non è più vuoto di una pagina bianca di un vecchio diario lasciato a metà.
Sinceramente non ho mai capito il senso di scrivere diari. Ti dimentichi di vivere per scrivere la tua vita su fogli di carta, magari, pensi che qualcuno lo leggerà e penserà che tu abbia avuto una vita bellissima e soddisfacente, ma in realtà è tutto nella tua testa. Ma non importa, perché loro penseranno che sia tutto vero (o tutto falso, ma in fondo che ne sanno?).

Potrei anche dargli un nome, così, per fare in modo che non rimanga solo un volto come tanti.
Ma credo che sia più che sufficiente chiamarlo semplicemente Sconosciuto.
Chi mi dice che non abbia i genitori separati? Chi mi dice che il suo colore preferito non sia il blu? O che non ascolti musica classica? Nessuno.
La sua identità è il riflesso di ciò che penso.
Provo a inventare la sua storia. Posso farlo io, lo puoi fare tu. Perché non ci provi? In fondo siamo tutti Sconosciuti.

-

Il treno comincia a rallentare e il mio compagno di viaggio apre gli occhi, prima una fessura, poi li soalanca, mostrando le iridi verdi al mondo.
"Buongiorno" dico.
Lui sorride, probabilmente molto confuso.
Le ruote cigolano, segno che il treno è giunto a destinazione. Tira fuori una piccola valigia e si guarda intorno, si sistema un berretto di lana in testa, e apre la porta dello scompartimento.
"È stato un piacere dividere la cabina con te, ti auguro il meglio, Sconosciuto".
Si gira, inclina la testa, e mi guarda stranito. Ma poi risponde; "anche a te, Sconosciuta", e sorride, scomparendo da questa storia.

Il treno riparte e io sono pronta a incontrare altre persone e scrivere le loro storie, ma c'è qualcosa che mi turba.
Appoggio la testa sul vetro, ma...oh! Ha lasciato il libro sul sedile. Come pensavo.
Lo prendo e comincio a leggere da dove aveva interrotto,

Sospiro.
Giro pagina.
Schiudo le labbra.
Sposto lo sguardo sul paesaggio.
Sospiro.

Aspetterò che qualcuno inventi la mia storia.

-
/fine/
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PassengerDove le storie prendono vita. Scoprilo ora