1. Mi chiamo Isabella

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Mi chiamo Isabella, sono seduta al bar a fare colazione, come tutte le mattine alle 7,30, prima dell'inizio della mia giornata lavorativa. Questo è il momento in cui mi trovo, il punto di rottura su tutto, mentre giro il mio cappuccino con tanta schiuma, come piace a me.

Ho trentacinque anni e posso dire di essere una bella ragazza. Non sono vistosa come una modella, di quelle che ti fanno girare per strada o quando entrano in un locale, ma ho un bel viso e un bel corpo e - mi dicono - sono anche simpatica.

Sono nata in una famiglia numerosa e chiassosa, dove ci vogliamo tutti bene. Ormai siamo grandi e la vita ci ha portato un po' ovunque nel mondo, ciascuno preso dalle sue storie e dai suoi ritmi.

Ho un lavoro stabile che mi sono conquistata sul campo e che mi piace: sono la segretaria personale di un manager di una grande multinazionale, un signore di una certa età che mi ricorda tanto mio padre. Non ho particolari ambizioni e il lavoro è per me più che soddisfacente.

Ma se il quadretto è così roseo e va tutto così bene, come mai allora, ancora una volta, mi sento completamente sola? Tutto mi ruota intorno, ma io vengo solo trascinata dagli eventi, ne sono attraversata ma non mi sento di farne parte.

La storia con Marco sembrava quella giusta, è iniziata carica di premesse e aspettative, ma forse non ha mai decollato, forse ci credevo soltanto io ed è finita male. Come sarebbe potuta andare diversamente?

Me ne sarei dovuta accorgere da subito, ma ero accecata dall'amore... dall'innamoramento iniziale. Lui era il classico ragazzo figlio di papà, figlio unico, di famiglia benestante della borghesia medio alta, anche con qualche pretesa di nobiltà con tanto di villa in campagna, pieno di sé e preso dai suoi costosi hobby ai quali dedicava più attenzioni che a me: il golf, le macchine veloci, le moto d'acqua.

Dopo 10 anni di fidanzamento, iniziato quando eravamo praticamente dei bambini, un giorno mi sono guardata allo specchio e mi sono chiesta: "Isabella... cosa vuoi, tu, veramente?" Cosa voglio, veramente?, mi sono chiesta. "Una famiglia? Dei figli? E magari una persona per cui provi uno straccio d'amore con cui condividere tutto questo? È questo quello che vuoi? Perché se si tratta di questo allora la strada è quella sbagliata... Marco è la persona sbagliata e con lui non potrai mai fare niente di tutto questo."

Lui si voleva godere la vita, diceva. Niente figli, voleva viaggiare, restare giovane e spensierato... i miei discorsi lo mettevano sempre di malumore, lui voleva trovare una stabilità economica e continuare a fare quello che faceva, con me o senza di me. Per lui ero più che altro un'abitudine o forse era la pigrizia di non volersi muovere da un porto sicuro a tenerlo legato a me.

Per non parlare poi della passione, della voglia di essere uniti e complici di nuove intimità. Certo, posso capire che dopo tanti anni in cui siamo cresciuti insieme, abbiamo imparato ad esplorarci e conoscerci così a fondo, la passione non poteva essere la stessa di quella degli inizi. Ma eravamo ancora giovani, lo siamo ancora, e i miei desideri ancora hanno bisogno di prendere il volo, di sentirsi vivi e bruciare ancora il mio corpo.

Avevamo passato troppe sere in cui mi sentivo guardata da lui con un semplice amore fraterno, e della passione di cui avevo bisogno non trovavo più traccia. Era davvero deprimente.

Tutto questo negli anni mi aveva resa insicura e rassegnata, insicura del mio aspetto e di quello che avrei potuto voler dal futuro, e rassegnata anche io a restare per sempre in quel porto sicuro in cui non riconoscevo più i miei sogni e i miei desideri di un tempo.

Lo avevo amato sin dal primo sguardo che ci erano scambiati nel cortile della scuola, lo ricordo come fosse adesso, quando ancora eravamo ragazzini. Da subito avevo cominciato ad adorare ogni cosa di lui, lo spiavo e lo seguivo a distanza, senza mai mettere in discussione i miei sentimenti, ma soprattutto, ciò che realmente di prezioso e unico ci fosse tra noi.

IsabellaWhere stories live. Discover now