Il sole illuminava i bagnanti che si godevano un tranquillo week-end sulle calde spiagge di Morro Bay in California. Poco più in là bambini allegri giocavano a palla all'ombra del Morro Rock, un gigantesco monte dovuto ad evoluzioni vulcaniche ormai sopite. Una tranquilla e limpida giornata di inizio estate fra le verdi colline del West Coast e l'immenso azzurro dell'Oceano Pacifico.
Morro Bay era la tipica cittadina californiana con i suoi abitanti abbronzati e sorridenti, il porto colmo di barche di un certo rispetto, il grande campo da golf, la statale fra San Francisco e Los Angeles ed i suoi milioni di viaggiatori e turisti a spola fra le due grandi città. Ma nessuna di queste cose davvero infastidiva la placida vitalità delle diecimila anime che percorrevano ogni giorno le piccole e serene strade del luogo.
Quando il tramonto calava gli astanti lasciavano la spiaggia per dirigersi verso i numerosi punti di ritrovo. Le famiglie potevano scegliere fra numerosi ristoranti a base di pesce disseminati lungo la costa. Gli adolescenti, invece,preferivano rimanere in spiaggia e accendere falò durante tutte le limpidi notti dell'anno. Ancora, bambini e ragazzi facevano gare di coraggio attorno alla celebre centrale elettrica. Chi era troppo cresciuto passava dal coraggio alla velocità e spesso nei parcheggi abbandonati vicino alla zona industriale era possibile assistere a gare clandestine di moto e auto che sempre più celermente venivano bloccate dalla polizia. Quelli che invece si sentivano più maturi o più prudenti si dirigevano verso i locali del molo appositamente dedicati a avventori di ogni sorta: single, coppie, gruppi; era qui che molti cittadini trovavano l'anima gemella e sempre qui si facevano beccare dalla stessa assieme ad un'altra.
In poche parole a Morro Bay non era difficile divertirsi e condurre una vita tranquilla tutti i giorni dell'anno. Da molti turisti fu definito un piccolo paradiso in terra. Se vivevi qui ed eri triste vuol dire che hai qualcosa che non va o che qualcuno ce l'ha proprio con te.
In realtà un caso così su diecimila abitanti c'era.
Nell'incrocio fra Dunes Street e Monterey Ave c'era una casa. Un piccolo edifico paragonato agli altri del quartiere: un solo piano con un modesto giardino. Fino ad un anno prima si poteva elogiare la cura con cui veniva tagliata l'erba e potati i cespugli mentre l'azzurro turchino con cui erano dipinte le pareti era fattore di invidia per gran parte del vicinato. Era ilsignor Charles Mongomery ad occuparsi della casa mentre alla moglie Mary O'Kelly spettava il giardino. Lui, figlio di un imbianchino e tintore, aveva un tocco particolare nello stendere il colore che creava lui stesso tramite impasti personali. Tuttavia il destino non gli arrise e la sua vita dirottò verso la centrale elettrica dove fusolo un operaio fra tanti. La moglie, figlia di immigrati irlandesi,aveva particolari doti da giardiniera ma il suo intero operato era dedicato unicamente alle piante delle quattro mura domestiche. Sapeva far nascere fiori bellissimi, dai grandi petali e dai colori sgargianti osannati da tutte le sue vicine. Lei prima lavorava con suo padre in un piccolo vivaio fuori città ma quando conobbe Charles ed ebbe la sua prima figlia, Helena, lasciò il posto e si dedicòalla famiglia. Dopo due anni fu la volta di Margaret. In seguito Mary si dedicò a qualche lavoro saltuario per parenti e conoscenti inquanto diventava sempre più difficile sostenere la famiglia col solo lavoro del marito. I soldi erano sempre un problema ma ciò non impedì a Charles e Mary di crescere al meglio le loro due figlie senza privarle almeno dello stretto necessario. Una famiglia povera eumile, certo, ma comunque disposta a godersi il loro pezzo difelicità californiana.
Almeno fino i tragici avvenimenti dell'estate precedente.
Mary era spesso ospite a casa dei genitori sulle colline di Morro Bay e molte volte portava con sé le due figlie (il signor O'Kelly e sua moglie non avevano mai accettato Charles poiché aveva allontanato da loro l'unica figlia). Un giorno di fine Agosto tornarono in città dopo una consueta visita e non trovarono più l'uomo di casa. Partirono le ricerche e furono trovati i suoi indumenti su una riva lungo uno sfrangi-onde al largo della città. Dopo alcune settimane il caso fu archiviato come suicidio, il primo caso dalla fondazione della città. Questa tesi non convinse mai la famiglia Mongomery, o almeno le due figlie. La loro madre fu distrutta dalla scomparsa del marito fin dall'inizio. In realtà sembrò cedere all'idea della sua morte già dal primogiorno. Dopo una settimana divenne sempre più depressa e a niente valsero le distrazioni proposte da un amico psicologo come il soggiorno prolungato nella casa paterna e l'accudimento di un gatto randagio. I suoi fiori appassirono e le piante insecchirono così come il suo sorriso e i suoi occhi verdi. A Ottobre tornò ancora una volta sulle colline dagli O'Kelly. Intanto Helena e Margaret accudivano la casa. La prima aveva trovato lavoro in uno dei bar del porto mentre la minore come cameriera part-time nella vicina pensione. Coi loro magri stipendi riuscivano a coprire le tasse e a sostenersi aiutate anche da alcuni amici e vicini coscienti della triste situazione.
A metà mese entrambe le sorelle furono chiamate nel vicino ospedale: la loro madre si era volontariamente intossicata mangiando funghi velenosi presi fra i boschi. Ad accoglierle al pronto soccorso fu un medico di mezza età, capelli e barba di un rosso splendente, un parente della nonna. Il suo volto disteso e rassicurante placò gli animi delle ragazze. Ma due ore dopo tornò quasi teso e arrabbiato, si rivolse a Helena e poi a Margaret: Mary le aveva lasciate. Non fu permesso a loro di vedere il corpo e il funerale fu tanto più frugale e tempestivo che le due non si resero nemmeno conto di cosa fosse accaduto; oppure il dolore e lo shock furono tanto grandi che assopirono tutti i sensi e la cognizione del reale per diverse settimane. Entrambe parlarono poco e uscirono ancor meno. Sembrava quasi come se il Sole arridesse del loro tormento e la gioia del candore giovanile trapassasse i loro cuori. Evitarono tutte le compagnie che prima avevano e di pari anche quasi tutte le vecchie amicizie sparirono e si mutarono. Due maschere di cera con dipinti volti tristi che niente avrebbe potuto consolare. Lavoravano, andavano a trovare i nonni, qualcuno andava a trovare loro, tenevano in ordine la casa, ma la felicità e la gioia del passato le aveva abbandonate. L'erba del prato era secca, i fiori morti, gli alberi spogli e anche l'azzurro delle pareti stingeva e in alcuni punti crollava a terra e spirava al vento come sabbia.
Tutto questo fino a Gennaio. Helena sembrò iniziare a riprendersi e a tornare a sorridere. La prima volta fu quando vide in un vecchio vaso del soggiorno una gemma di un fiore nascere in mezzo alla terra nera dove un giglio era precedentemente appassito. La cosa che sorprese Margaret fu che quando il giorno dopo la gemma era già morta la sorella invece di rattristirsi sorrise nuovamente, come se avesse scoperto qualcosa. Il giorno dopo un altro stelo verde spuntò in un vaso e il giorno dopo ancora era secco. Margaret trovava tutto ciò altamente fastidioso mentre sua sorella soffermava i suoi occhi verdi su ogni nuova nascita e nuova dipartita. Anche il gatto Lisippo (il randagio accudito dalla madre) sembrava, a modo suo, incuriosito da questo fenomeno.
Helena divenne più misteriosa, spesso tornava a casa più tardi del suo solito orario di lavoro, oppure andava via prima. La sorella minore ancora amareggiata per la prematura scomparsa dei genitori non sembrava particolarmente interessata agli sviluppi della maggiore e rimaneva apatica a tutto ciò che succedeva intorno a lei.
Fino a una notte quando Helena tornò a casa mentre sua sorella dormiva e la svegliò di soprassalto:
-Margaret! Svegliati!-
-Cosa c'è? Cielo! Son quasi le due di notte!-
-Margaret, ascoltami! Forse so dov'è nostro padre!-
Era buio. Non si riusciva a vedere niente. Si sentiva solo un forte odore di whiskey e questo probabilmente spiegava come mai la sorella fosse tanto allegra.Probabilmente delirava. Margaret pensò subito che se quello era il modo in cui Helena aveva deciso di affrontare la morte dei genitori allora era una stupida e in quello stato avrebbe potuto dire qualsiasi cosa.
-Certo, cara. Perché non ne parliamo domani mattina? Lo andiamo a cercare insieme, eh? Intanto vai a dormire un po' anche tu. Domani siamo a casa tutte e due e ne riparliamo. Con sobrietà.-
Margaret pensò che sebbene fosse la minore era quella con la testa più sulle spalle di tutte e due.
Non vide il sorriso quasi ebete della sorella e il suo sguardo euforico. Non la sentì quando se ne andò chiudendo lentamente la porta. Non poté immaginare che la gioia che Helena provava in quel momento la rendesse incapace di dormire o di riposarsi. Nel suo stato già catatonico Margaret non sentì nemmeno la sorella uscire di casa dieci minuti dopo, attraversare la strada diretta in una direzione misteriosa e venire investita da una macchina sulla buia Dunes Street alle due e mezza di notte. Non sentì l'ambulanza venire a prenderla già troppo tardi. Non sentì il dolore del suo cuore già spezzato troppe volte. Non sentì più niente.
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Io sono, dove sono?
ParanormalFra il candore delle calde spiagge californiane sembra che tristezza, paura, malvagità siano solo parole delle favole per intimorire i bambini tanto limpido candido e alla portata di tutti pare essere quel paradiso fra le verdi colline e il blu dell...
