Una via, un corridoio. Tutto così grande. Tutto così luminoso e bello.
Io cammino; passo dopo passo, andante. C'è solo il rumore dei miei pensieri. Continuo a camminare. Vado dritto, muovo la testa una volta a sinistra e l'altra a destra.
Il corridoio è tutto uguale, continuo a camminare, è divertente.
Il corridoio persiste si un solo colore. È un lungo, che continua e continua.
Mi viene da andare avanti, così faccio.
Mi sento bene. A pensarci bene vedo un quadrato. In fondo, le linee che stanno ai lati si uniscono sempre di più; più vado in fondo.
Credo di stare fermo, il pavimento si allunga, allunga e continua. Mi aspetto che ci sia qualcosa, mi aspetto di trovare. Magari non subito, ma presto.
Non sono sicuro, mi sembra però, quel quadrato si sta ingrandendo, continuo a camminare e ora osservo quel quadrato sempre più: con quelle linee, che si avvicinano a me.
Quel quadrato che sta davanti a me, quelle linee più grandi che percorrono, tra le linee, le quali vanno sempre più verso di me.
Io continuo ad andare avanti, mentre il quadrato si sta dilatando.
Vedo una figura minuta, si sta ingrandendo sempre di più, ha due braccia come me. È molto più grande di me. Ci sono altri intorno a lui, ma sono molto più piccoli. Lui maneggia le mani ovunque, gli altri sono impassibili. La testa della persona si gira, ora il resto del corpo. Alza le sue braccia, si avvicina a me.
Tutto succede senza intervalli, in modo molto fluido. Non capisco.
È davanti a me, diventa un po' più grande. La sua mano si avvicina a me, mi tocca: mi sento strano, mi sento diverso. Non mi sento più parte di tutto o solo in parte, sento dei lineamenti, i miei: dove comincio e dove finisco, le mie estremità. Sono collegato a tutto, ma a me lo sono di più.
Credo mi abbia dato il benvenuto.
"Prego, ... prenditi un posto tra noi."
Mi avvicino, guardogli altri. Un posto, prendere? Dove posso prendere un posto? Lì per terra o daun altro posto? Come lo afferro, come intende? Che posto, quanto grande, qualedi questi, dove sono: mi fermo, non so che fare.
"Oh, perdonami, colpa della mia... abitudine"
Mi siedo come lui vuole. Ma che abitudine?
"Date il benvenuto ad Esra" dicono tutti in coro. Per pochissimo tempo rimangofermo, è così che funziona, uno arriva e chi è già lì, dà il benvenuto.
"Esra, so che hai tante domande, ma è perché sei confuso. Tutto verrà svelato atempo debito" dice.
Non capisco, si, forse sono confuso.. penso.
Sorrido agli altri.
"Come comune introduzione per Esra" inizia lui "Voi siete qui perché non tuttoè andato per il verso giusto e l'inizio è diventata la fine." Prende un attimodi pausa "Finendo qui" dice in modo svelto.
Finito qui? Siamo finiti, quindi è la fine qui, l'inizio è stata "lapasseggiata" e ora è arrivata la fine. Mi sento strano, non credo di avercapito nulla di tutto ciò: è tutto così semplice, ma comunque difficile da comprendere
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Alfa e Omega
Short StoryEsra uno dei tanti neonati morti subito dopo il parto. Dove la nascita di un essere umano, diventa la sua stessa morte.
