PROLOGO
Sono Gea, fiera del mio nome. Fiera di un nome che "rappresenta l'amore". Si dice che l'amore si legge negli occhi delle persone, nelle parole delle canzoni, nei sorrisi dei bambini. Voglio raccontarvi una storia d'amore diversa. Penso di essere la più grande testimonianza di un amore, un amore vero.
14 Settembre 2015 (Lavinia)
Ansia, tremore e addirittura vomito. Me la stavo facendo sotto in tutti i sensi. Cambiare classe per l'ottava volta? Nuova città di nuovo, non potevo più farcela. Ricominciare da capo, essere "la ragazza nuova" iniziava a stufarmi. Erano le 7.20 ero pronta e dovevo entrare alle 8, decisi allora di andare a piedi. Avevo assolutamente bisogno di tranquillizzarmi. Faceva freddo, tirava un leggero vento e la luce mattutina mi batteva sugli occhi. Indossavo i miei pantaloni neri a vita alta, una maglietta blu e le mie converse; non volevo farmi notare più di tanto. Percorsi una strada secondaria per evitare il caos da primo giorno di scuola. La scuola distava solo 3 km da casa mia, quindi arrivai davanti a scuola alle 7.50. Il cancello era già aperto ed alcuni ragazzi stavano entrando, mi feci coraggio ed entrai. La scuola da fuori era abbastanza brutta, non troppo bene come inizio. Frequentavo il terzo anno del liceo classico e di scuole ne avevo viste tante, ma questa era proprio brutta. L'ingresso era stretto, il muro era di mattoni rossi sbiaditi e inoltre c'era un cantiere che rilasciava un odore sgradevole.
Persi alcuni minuti per capire quale fosse la mia classe, era al secondo piano al fondo, un posto tranquillo. Mi guardai attorno per capire chi fossero state le persone con le quali avrei dovuto convivere per almeno un anno. C'erano solo quattro o cinque persone, allora decisi di presentarmi alla prima che mi capitava a tiro. Mi avvicinai a una ragazza con i capelli corti e gli occhi persi nel vuoto; non aveva ancora iniziato a raccontare agli altri le milleduecento cose "interessantissime" che aveva fatto durante l'estate. Era l'ottava classe che frequentavo, eppure il primo giorno di scuola post-estate era sempre uguale, tante persone che si conosco entusiaste di raccontare le cose che hanno fatto in vacanza, di cui in realtà a chi ascolta non importa niente.
Mi avvicinai a questa ragazza che mi sembrava tranquilla e dissi :"Piacere, sono Lavinia...emm sono nuova come puoi vedere ahaha", ci fu un silenzio imbarazzante e poi lei disse con una voce squillante "Ciao, piacere di conoscerti io sono Antonia. Ma chiamami Tony". La campanella delle 8.00 suonò e mi sedetti all'ultimo banco vicino a Tony, era un posto piuttosto nascosto. La prima ora iniziò con il professore di storia, non ricordo niente di speciale, tranne che l'ora volò. Alle 9 suonò la campanella ed entrò la professoressa di greco e latino, le mie materie preferite. Strano pensare che una sedicenne ami tradurre il latino e abbia una passione per i testi greci, ma era così. Entrò quindi la temutissima professoressa Lapito, poco prima del suo arrivo Tony mi aveva raccontato di quanto fosse cattiva. Io ero abbastanza tranquilla, avevo una specie di talento per il latino e il greco, quindi speravo di starle simpatica. Quando la Lapito entrò fece subito una rivoluzione; decise di cambiare i posti. Io ero seduta nel mio posto all'ultimo banco con lo sguardo basso sperando che non mi chiamasse, ma a un certo punto sentii :" Lei signorina nell'ultima fila, il suo nome prego?", io dissi sorridendo :"Lavinia" e lei con voce quasi dolce disse :"Va bene se ti sposti qui?". Io mi chiedo tutt'ora se è possibile che una professoressa faccia una domanda del genere, ovvio che non volevo andare al primo banco ma come potevo dire di no a una professoressa e allora senza rispondere feci un accenno, presi le mie cose e mi spostai davanti. Dopo poco la Lapito cambiò tono di voce, diventò sprezzante e disse "Gregorio vieni qui davanti, vicino a Lavinia ". Gregorio de Lun, mi ero accorta subito di lui. Vidi Gregorio quando entrai in classe, ma non mi presentai a lui, mi sembrava un tipo strano e di stranezze nella mia vita c'è n'erano già troppe. Però forse era destino, dovevo parlare con Gregorio. Aveva un nome particolare ed era l'unico che mi ricordavo insieme a quello di Tony. Gregorio aveva una carnagione chiarissima, mi ricordava un finlandese in bermuda, ma dal cognome avevo intuito fosse francese. Era abbastanza alto è piuttosto magro, ma con due spalle che erano la fine del mondo. La schiena era attraente e la maglietta bianca faceva intravedere le sue ossa e i suoi muscoli. Gli occhi color nocciola leggermente a mandorla, il naso un po' grosso, le labbra sottili di un rosso accesso e per finire capelli biondi ricci gli incorniciavano perfettamente il viso. Gregorio era bello, forse solo per me, ma io lo trovavo bellissimo. Lo fissai per qualche secondo negli occhi, aspettando uno sguardo di intesa, ma il suo sguardo era assente. Quando mi accorsi che Gregorio non prestava assolutamente attenzione alla mia presenza cominciai ad ascoltare l'interessante correzione dei compiti delle vacanze della Lapito. Quando ad un certo punto sentì una voce sinistra, girai lo sguardo ed era lui che mi stava chiedendo qualcosa. All'inizio non compresi bene, perché ero concentrata a vedere quanti errori facesse la professoressa, e allora dissi "Scusa, cosa ti serve non ho capito" e Gregorio con voce quasi tremante mi disse "un foglio". Mi stava chiedendo veramente un foglio? Cioè aveva la faccia da sfigato, però non pensavo così tanto. Gli diedi un foglio e solo poco dopo mi resi conto di quanto fossi stata scortese a lanciarglielo sul banco.
La giornata si concluse normalmente,passai gli intervalli con Tony che mi spiegò come funzionava la scuola e cose così. Finalmente suonò la campanella dell'ultima ora ed ero libera. Tornai a casa nuovamente a piedi, mi piaceva camminare e la nuova città era proprio bella. Arrivai a casa alle 13,35 e la signora Marta mi aveva già preparato il pranzo. Mi sedetti a tavola e iniziai a mangiare il mio piatto di pasta al pomodoro. La signora Marta viveva con noi da 16 anni, era arrivata nella nostra famiglia pochi mesi dopo la mia nascita. I miei genitori avevano assunto Marta come mia tata, e anche se ormai non ne avevo assolutamente più bisogno la signora Marta faceva ormai parte della famiglia, e non potevamo mandarla via. Marta arrivò nella nostra casa all'età di cinquant'anni, era una zitella senza alcuno interesse per gli uomini, un po' sola e con tanto amore per i bambini. Marta era per me una madre e un padre, e forse anche l'unico membro della mia famiglia a tempo pieno. I miei genitori erano proprietari di una grossa marca chiamata "Berdandi", le loro fabbriche producevano "i migliori mobili di tutto il paese" così recitava la pubblicità. Il marchio per fortuna apparteneva alla famiglia di mia madre cosicché il mio cognome, Anversa, era assolutamente non conosciuto e nessuno poteva ricollegarmi alla mia famiglia. I miei genitori erano molto impegnati, lavoravano tutto il giorno per espandere sempre di più il loro marchio; così impegnati da dimenticarsi di avere una figlia.
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Gea
RomanceDue vite diverse, due vite impossibili, due vite pronte a diventare una.
