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Capitolo 1

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Il Motel

Non era una giornata tanto serena, il cielo aveva cominciato a tuonare da un po' e il sole era ormai scomparso da varie ore. Avevo chiesto a mia madre di andare alla parata di Ironville in aereo, così avremmo risparmiato anche tempo, ma naturalmente no. Perchè non percorrere 1320 km in auto partendo la sera alle otto?
Non si può neanche controbattere che mia madre comincia a incavolarsi e sbraitare.
Erano le undici e mezza e ancora dovevamo superare il confine. Dal momento che la strada era ancora molto lunga, decidemmo di fermarci a dormire da qualche parte. Dopo qualche minuto scorgemmo un cartello che indicava 4 km al Motel delle Piume; arrivati lì, vedemmo un parcheggio deserto, cosa abbastanza strana in quel periodo dell'anno: di solito c'era sempre un affluenza enorme di persone nei motel, negli agriturismi e negli hotel. Dissi fra me e me: "Beh, forse sarà un caso... L'Arkansas è molto grande."
L'atmosfera era abbastanza sinistra, il motel aveva una struttura piuttosto fatiscente, la porta era socchiusa. Allora mia madre mi disse: - Andiamocene da qui, Luke, deve essere abbandonato.
Prendemmo i bagagli e gli zaini e levammo i tacchi. All'improvviso, però, sentimmo una mano calda sulle spalle. Ci sentimmo a disagio e impauriti. Avevamo paura a girarci. Una voce roca ci disse: - Entrate nel motel! Finalmente arriva qualcuno!
Io mi feci coraggio e mi girai: non so spiegare la bruttezza di quella figura umana! Era contorta, aveva occhi bianchi, una pelle rugosa e molle, capelli grigi e unti, dei vestiti mezzi stracciati, con toppe qua e là...
Rimasi lì a fissarla per una trentina di secondi, senza che quella figura si muovesse, che mia madre si voltasse o che riferissimo parola. Feci io il primo passo; con voce tremolante le dissi: - Chi è lei...?
Mia madre mi diede un pizzicotto sul fianco, forse per dirmi che non dovevo aprire bocca. Con quelle mie parole, però, lei fu costretta a girarsi: alla vista della donna fece qualche passo indietro di scatto.
La signora ci disse: - Io sono la proprietaria del motel e mi chiamo Josephine McGillies. È un grande piacere per me vedere delle persone dopo tanto tempo!
- Perché? Da quanto tempo è che non viene una persona qui? - chiese mia madre, che nel frattempo aveva fatto qualche piccolo passo in avanti.
- Beh... Non ricordo precisamente, ma potrei giurare che sono 35 anni. - affermò la signora McGillies.
- Trentacinque?!
- Almeno! Dai, venite con me - ci invitò la donna - non vorrete rimanere qui al freddo! Che tempo bizzarro... - aggiunse.
Noi, prendemmo le valigie e camminammo dietro la signora Josephine, che, tralasciando il brutto aspetto, era una donna molto gentile e non aveva perso il senso dell'ospitalità. Quando aprì la porta, ci trovammo davanti uno spettacolo orribile... I miei sospetti erano fondati, la struttura era a pezzi, i pilastri potevano cadere da un momento all'altro, le scale erano piene di polvere, i vetri erano infranti e anche le porte erano rotte. L'unica luce proveniva da una lampada, che a malapena illumimava il salone principale.
La signora McGillies si mise dietro ad un bancone dove c'era un grosso libro impolverato che cominciò a sfogliare; la luce vicina faceva apparire il volto della signora qualcosa di impressionante, ed è per questo che preferii allontanarmi, ma mia madre mi prese per il braccio e mi riportò accanto a lei; probabilmente era più spaventata di quanto io non lo fossi. Ms. McGillies ruppe il silenzio: - Allora, le camere disponibili sono sopra, la vostra è la 127. Appena salite le scale, girate a destra, percorrete il corridoio e si troverà sulla sinistra.
Io le chiesi: - Ma se non c'è nessuno, perché parla di "camere disponibili"?
- Oh, beh, le altre sono occupate! - rispose la signora.
- Ma lei aveva detto che non c'era nessuno nel motel! Come si può spiegare... - richiesi alla proprietaria del motel. Io, però, non ebbi il tempo di avere una risposta, che mia madre prese le chiavi e mi trascinò al piano di sopra.
Arrivati al secondo piano, ci trovammo di fronte un corridoio interminabile che cominciammo a percorrere. Le luci erano ancora più fioche di quelle al piano terra; il pavimento faceva uno strano rumore... Dopo DUE MINUTI arrivammo alla stanza, che pareva aperta, ma che in realtà aveva una porta così malmessa che non riuscivamo neanche a mettere dentro alla serratura chiave per aprirla per davvero. Mia madre fu costretta a smanettare pesantemente e così la porta si aprì. Quando misi un piede in avanti, sentii dell'acqua sulle gambe.
- Mamma... A terra c'è qualcosa... - affermai impallidendo.
- Ma cosa dici?! Dai, fammi passare che sistemiamo le... - ma non ebbe il tempo di finire la frase che anche lei finì nella pozzanghera.
Rimanemmo immobili per qualche secondo, che parvero anni interminabili. Presi la torcia dalla tasca del mio pantaloncino, la accesi e quello che vedemmo era incredibile...

Stanza 127: il Motel degli IncubiStories to obsess over. Discover now