Antefatto.

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Dicembre 1954, Londra.
Sir Dickens se ne stava nel suo piccolo cottage in periferia, sempre a scrivere e a sognare un mondo migliore, forse in un concetto un po' troppo filosofico..ma tutti i suoi rivali e i suoi concittadini lo conoscevano come una persona molto elegante e di cultura..o forse, non proprio tutti. Soprattutto per i rivali, era solo un mentecatto degno solo di un ricovero per poverissimi.
Un mondo migliore, senza vedere i bambini con le mani rovinate a causa dei lavori pesanti nelle fabbriche dei pezzi grossi per poche monete, e magari i fratellini a consegnare il crescione di casa in casa all'alba. Sempre per una miseria, vedere i padri di questi spezzarsi la schiena ogni giorno per assicurare solo un pezzetto di pane, non era giusto, senza considerare le condizioni in cui le persone erano costrette a lavorare, ogni tanto qualcuno si congedava alla morte troppo precocemente a causa di infezioni, e per cosa? Per vedere il proprietario che ingrassa sempre di più.
Ma, in quel periodo, la cultura per chi poteva permettersela forniva una condizione sociale migliore rispetto al sudiciume degli umili operai. E grazie a Dio, sir Dickens di cultura ne aveva.
Era un bel periodo, per lui. Il suo ultimo romanzo Hard Times sarebbe stato pubblicato a breve in quell'annata, e poi c'era la luce..
Quel barlume di realtà che in mezzo alla sofferenza spiccava come creazione migliore.
Si chiamava Rosaline.
Un nome adatto ad una donna così bella, aveva deciso di assumerla come apprendista in incognito, ogni giorno lei si recava nel piccolo cottage del suo mentore per essere influenzata dalle sue ideologie, dal suo modo di scrivere e di vivere la vita..così poi da poter scrivere un suo romanzo in maniera degna.
Un ruolo interessante come apprendista.
Però oramai da tempo Rosaline non era solo un apprendista per Sir Dickens, o meglio, Charles, come lo chiamava lei..
-È permesso, Charles?..- chiese la ragazza bussando sullo stipite della porta aperta, mentre lo guardava scrivere.
-Ovviamente, mia cara..- disse l'uomo voltandosi.
-È una bella giornata là fuori..- commentò lei avvicininandosi alla finestra, col suo abito turchese e bianco, stranamente il suo corsetto non era poi così stretto e opprimente.
Charles si alzò lentamente e schiarì la voce. Rosaline era una donna forte, e qualcosa non quadrava quel giorno.
-Mia diletta..qualcosa ti turba?- le chiese avvicinandosi e prendendole la mano, posandole un bacio sulla stessa, dalla pelle diafana..
Lei distolse lo sguardo, con rammarico. -Confesso..di non sentirmi bene oggi-.
-Forse hai bisogno di riposo..-.
-No, è qualcosa di profondo-.
-Non ne proferirò parola..-.
Lei spostò la mano. -Non vedete, Sir Dickens?- chiese in un sussurro.
-Cosa dovrei vedere?- chiese preoccupato.
-Il mio corsetto..-.
-Non ti opprime..ho pensato non ci fosse niente di male, seguire la corrente non è una delle nostre abitudini preferite..- sorrise.
In effetti, un corsetto più largo era antiestetico.
-Non è una nuova moda!- esclamò Rosaline irritata, portando una mano sul viso. -Io..sono in attesa di una creatura, il mio corsetto non è largo..aderisce a quello che è il mio corpo al momento, e la creatura può essere solo tua..Charles..- deglutì guardandolo con gli occhi lucidi.
L'uomo indietreggiò di qualche passo, balbettando qualcosa. -Ma..m..un..bambino?- disse.
-So che potrebbe non essere nei tuoi progetti..-.
-Progetti..NON C'È NESSUN PROGETTO!- esclamò tutto d'un tratto, euforico, riavvicinandosi talmente in fretta che Rosaline ebbe paura. Le prese le mani. -AVRÒ QUALCUNO A CUI TRAMANDARE QUALCOSA! ROSALINE, LA NOSTRA STIMA HA AVUTO FRUTTO!- rise, facendo ridere anche la ragazza che lo baciò subito.
Furono mesi felici, quelli a seguire, fino alla nascita di una bellissima bambina.
Dickens finì in lacrime, quando vide l'erede per la prima volta.
-Hailey Dickens..benvenuta in un mondo che renderò migliore per te..- sussurrò guardando la bimba.
Hailey crebbe forte e in maniera spensierata, proprio come il padre e la madre avrebbero voluto.
Fu una bambina nascosta al mondo, finchè all'età di un anno la malattia non incombette sulla madre, che dovette lasciare quel paradiso terrestre troppo in fretta, senza poter vedere neanche un traguardo della figlia.
O forse solo uno. "Mom", aveva detto per la prima volta una settimana prima della morte di sua madre.
Sir Dickens ne fu distrutto, ma cercò di essere più forte di prima facendo conoscere sua figlia al mondo per forza di cose, non voleva più nessuno al suo fianco.
Hailey imparava i suoi valori, anche se la follia dell'uomo iniziava a trasformarsi in pazzia vera e propria al pensiero che Rosaline non c'era e Hailey non aveva una figura materna.

Dickens' Thoughts.Where stories live. Discover now