Doveva essere una giornata divertente.
Suoni indistinti ronzavano nella mia mente. Così forti da mettere a tacere tutto il resto.
Risate, urla, singhiozzi. Tutto insieme! Un'unica poltiglia indefinita che mi torturava.
"Non sorridi più ora eh? Sei proprio ridicolo!"
Un forte mal di testa e colori così morti. Un bianco spento si presentò di fronte al mio sguardo.
Dove ero finito?
Volevo guardarmi intorno e con fatica ci riuscii. Mi sentivo affaticato ed il mio corpo sembrava addormentato, così come i miei sensi.
Vidi un macchinario al mio fianco che segnava i battiti del mio cuore emanando un piccolo suono acuto. Lo trovai semplicemente ridicolo in quella situazione.
Volevo solo morire una volta per tutte, aspettando con piacere quasi ossessivo il tocco freddo della morte e invece non solo mi avevano salvato, ma me lo stavano anche rinfacciando.
Mi trovavo in una piccola stanzetta d'ospedale, o almeno così credevo. In fondo dove avrebbero potuto ricoverare un ragazzo che stava per morire dissanguato.
Spostai la testa verso l'unica fonte di luce che non fosse quella artificiale dal soffitto. Un grande finestra, la quale occupava gran parte della parete alla mia destra, era aperta, facendo in modo che entrasse un dolce profumo di fiori accompagnato da un venticello fresco.
Al fianco di essa vi era un ragazzo che guardava al di fuori con aria quasi nostalgica lievemente appoggiato al davanzale, talmente bello da sembrare surreale. Doveva avere all'incirca la mia età racchiusa in quella sua altezza smisurata, probabilmente doveva superare il metro e novanta, e nel fisico magro e slanciato, di una sensualità unica nel suo genere.
Chi poteva essere? Un angelo venuto a prendermi?
Il mio sguardo venne attirato da quei suoi folti capelli biondi, che fossero dei raggi di sole?
Sembravano generare loro stessi la luce della stanza, quasi come un gruppo di lucciole.
- E così ti sei svegliato principe?-
La sua voce era così calda e profonda, che per un attimo sembrò riscaldare la mia anima per poi lasciarla al più completo gelo.
Si girò a guardarmi con quei suoi grandi occhi azzurri, anche se più che di una semplice tonalità sembravano possederne molteplici, esattamente come un colore dipinto.
Mi ci persi. E quasi sperai di affogare nel blu.
Terminare un vita mediocre così sarebbe stata una grande soddisfazione.
Così innocenti ed allo stesso tempo così peccaminosi. In quel momento sembravano un mare in tempesta. Una tempesta che si stava per scatenare su di me.
- Ehi, come ci si sente ad aver quasi rinunciato alla vita offerta da Dio?-
Fu una domanda quasi impercettibile e posta con una serietà tale da farmi vacillare per un momento nella mia contemplazione.
- Eh?-
- Oltre che egoista, sei anche sordo per caso?-
Era così sbruffone che pensai quasi di ritirare i miei pensieri. Altro che angelo, doveva essere uno di quei puristi religiosi, pronti in ogni momento a dettare legge su ciò che fosse giusto o sbagliato.
-Scusami ma non capisco il senso della tua domanda!-
Sbuffai scocciato.
Si sedette sul bordo del mio letto.
- Delle varlchirie dovrebbero mangiarti l'anima... giusta punizione per chi non ha saputo accettare la responsabilità di essere uomo-
Una lieve sorpresa si fece strada nella mia irritazione, almeno ero certo che non fosse un ignorante... o qualcuno che non sapesse usare internet.
- Stai citando Dante per caso?-
- Quindi c'è un minimo di cultura in quella tua zucca vuota!- Esclamò sorpreso.
Avevo la vaga tentazione di tirargli un pugno, giusto per farlo cadere dal suo piedistallo.
- Prima di guastare il mio risveglio, non credi di doverti presentare?...Maleducato-
Lui fece un lieve sorrisetto. Si portò una mano sul petto all'altezza del cuore.
- Sono Lucifero, ragazzino-
Io ghignai lievemente pronto a rispondergli a tono.
- La mia anima non è in vendita- sussurai assottigliando lo sguardo. Lui fece un'espressione sorpresa per poi imbronciarsi come un bambino, mettendosi a braccia incrociate.
- Ah, Ah... molto divertente, solo voi ignoranti potete uscirverne con qualcosa di così! Il mio è un nome aristocratico, significa portatore di luce!-
Ridacchiai cercando di mettermi seduto, cercando di ignorare le fitte alle braccia ed ai polsi. Non volevo guardarli in nessun modo, non volevo ricordare l'odio che avevo provato in quel momento. Un odio verso me stesso talmente profondo, che anche dopo essermi risvegliato da un coma, aveva lasciato delle profonde traccie.
- Che sapore avrebbe la tua anima?-
Si chiese Lucifero sedendosi sul letto e guardandomi con uno strano sorriso malizioso.
- Probabilmente fa schifo.-
Risposi soltanto distogliendo lo sguardo. Era abbastanza inquietante.
Dopo avermi fissato per un po', si avvicinò bruscamente, tanto che, piuttosto sorpreso, dovetti indietreggiare fino a toccare con la schiena il muro. I nostri respiri quasi si mischiavano e ostinatamente cercavo di tenere puntato il mio sguardo altrove.
Non mi era mai piaciuto il contatto fisico, ne la vicinanza con altre persone che non fossero mio padre o mio fratello. Mi faceva sentire troppo scoperto, senza alcun genere di difese ed odiavo ogni genere di sensazione di impotenza o inferiorità.
-Scommetto che sarebbe la migliore di questo ospedale. Egoista, disperata e fragile come un pezzo di cristallo. La mia combinazione preferita.-
Nel dirlo aveva puntato il suo sguardo nel mio, sentivo caldo, troppo caldo.
- Preferivo non saperlo.- aggiunsi solamente prima che si ritirasse stiracchiandosi, per poi alzarsi successivamente in piedi e prendere una giacchetta di jeans appoggiata ad una seria.
- Credo che sia ora di andare, domani verrò nuovamente a trovarti, se vuoi sapere quando chiedi al medico Charles, è il tuo supervisore e io sono suo figlio - mi fece l'occhiolino. - ci vediamo presto~-
Non gli risposi accucciandomi sul letto, osservando mentre usciva probabilmente per riprendere la sua vita di sempre. Non pensai neanche un secondo che sarebbe tornato, non aveva motivi per prendersi il disturbo per un essere mediocre e inutile come me. Osservai per l'ultima volta il marchingegno e, prima di addormentarmi, sperai che prima o poi avrebbe smesso di fare rumore.
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L'altra metà della mela
ChickLitMichelangelo è un teenager intrappolato nei suoi stessi ragionamenti e nelle difficoltà che la vita gli offre, finendo sempre per farlo scappare. Di certo non immagina, più morto che vivo dentro una stanza d'ospedale, di incontrare il giovane Lucife...
