⚜ Primo libro della trilogia "Angeli & Demoni"
⚜ Questa storia è in fase di riscrittura, gli aggiornamenti sono variabili (per maggiori informazioni, leggete la Premessa u.u).
⚜ «Sono paurosi, infidi, deridenti e malinconici. Il vento che sbatte c...
Oops! This image does not follow our content guidelines. To continue publishing, please remove it or upload a different image.
~•~
Charlotte's POV
In quel momento non contava più nulla, c'era solo Belial che con un cenno sbrigativo mi invitava a seguirlo, perché non voleva mi accadesse qualcosa. Continuò a ribadire quel concetto, mi disse che era pericoloso rimanere fuori fino a tarda ora, che quella notte potevo non fare ritorno alla mia camera. All'ennesima replica gli risi in faccia. Lui si bloccò di colpo.
«Non sono una bambina» rimarcai, decisa.
«Quanti anni hai?» disse, scrutandomi a lungo.
«Diciotto» dissi, irritata.
Lui mi rise in faccia, sfottente. «Sei una bambina». Quell'affermazione mi irritò così tanto che stavo per schiaffeggiarlo, ma mantenni un alto autocontrollo. Alla luce dei fatti mi sorprendo ancora oggi di come abbia fatto. Un bello schiaffo per insolenza se lo meritava. Belial non aveva nulla che andava, davvero. Il suo sguardo trasmetteva calma e sincerità, aveva un so che di paterno, amorevole.
«Non ti fidi» dedusse, fissandomi con i suoi occhi verde chiaro. «E fai bene, in una società dove ti schiacciano tutti come scarafaggi, se non stai al passo». Se fuori rimanevo altera e rigida, dentro ero un fuoco alimentato da ossigeno.
«Mi stai paragonando ad uno scarafaggio?» strillai, alterata. Lui rise, sfottente. Non capivo da dove era uscita fuori tutta quella confidenza: era passato dal voi al tu, con la stessa facilità con cui camminavo sui tacchi.
«Non era ciò che intendevo, principessa» tentò di dirmi lui, la mano che tentava di afferrare il mio braccio. Schivai, alterata e ferita nell'orgoglio. Ero confusa e febbricitante al tempo stesso. Da un lato volevo conoscere meglio Belial, dall'altro volevo allontanarmi più in fretta da lui. Mi ispiravano fiducia i suoi modi paterni ed affettuosi, ma odiavo i suoi vaneggiamenti e le continue prese per il culo implicite che mi rifilava.
«'Fanculo!» strillai, furibonda. Non mi importava più di perdere il controllo, c'eravamo solo noi due in quel momento. «Sparisci dalla mia vista se non vuoi che la tua testa rotoli sul patibolo» sibilai, calma. Un guizzo di paura passò sugli occhi di Belial, in quel momento non stavo scherzando. Se fosse stato necessario l'avrei ucciso con le mie stesse mani. Belial sospirò, lievemente afflitto.
«Siete cambiata da quando è m-» non lo feci continuare, non doveva osare pronunciare quel nome. Non doveva menzionare quel fatto. Gli tirai un forte schiaffo che gli fece saltare il monocolo. Lui rimase stupito, sgomento, mentre sibilavo di andarsene via dalla mia vista.
Tuttavia, fu io a fare dietro-front.
***
Restai a girovagare per i corridoi come una vagabonda senza tetto. Il pavimento era lindo e lucido, tuttavia in alcuni punti giacevano i corpi dormienti dei demoni. L'ora zenit era conclusa e quei corpi apparentemente senza vita avrebbero ripreso la loro quotidianità solo di mattina. I piedi mi portarono come se avessero vita propria in un luogo a me caro: la biblioteca.