Prologo

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Non sapevo se incolpare il sole che mi stava abbagliando o i rumori che venivano dall'appartamento adiacente, quello del signor Chiwan, ma quando mi svegliai la luce calda che entrava dalla finestra e il rumore familiare mi fece ricordare semplicemente il posto in cui mi svegliavo ogni giorno, casa mia.

Ho vissuto fino a diciotto anni a Manchester con i miei genitori, in una di quelle case tutte per bene. Mia madre lavorava in un negozio di armi, non chiedetemi il perché,  perché non so spiegarlo nemmeno io. L'unica cosa che mi disse era che quel negozio era stata l'unica eredità che aveva ricevuto da suo padre ed era a che il motivo per cui aveva incontrato il mio, di padre.

Nonostante la mia curiosità ne io ne mia sorella avevamo mai avuto il coraggio di chiedere di raccontarci la loro storia, era come una specie di tabù. È strano che dei genitori abbiano un rapporto così freddo con i loro figli, che non si fidino a tal punto da non parlarci quasi, ma la famiglia è la famiglia e ognuno se la tiene stretta così com'è.

Anche se inizialmente la curiosità mi mangiava viva col passare degli anni ci feci l'abitudine.

La mia famiglia non è mai stata una delle più felici e dolci, ma a me andava bene.

Ma da un giorno con l'altro la mia vita cambiò.

Successe tutto cosí in fretta, all'improvviso un giorno tornai a casa e mio padre non c'era più. Mia madre diceva che era morto, ma non c'era stato nessun funerale o altro.

Nemmeno i pianti smossero il cuore di mia madre. Io e mia sorella la supplicavamo di dirci una volta per tutte cos'era successo, in che situazione eravamo finiti, dov'era in nostro papà.

Ma le uniche risposte furono, "era così che doveva andare" e "non finirà mai".

Fu in quel momento che cominciai ad avere paura di lei.
Si comportava in modo così strano che un istituto psichiatrico l'avrebbe presa volentieri come paziente.

"Non farci caso, adeguati" mi continuavo a ripetere.

Poi madre iniziò a passare le giornate fuori di casa, tornava solo alla sera verso le undici,o più tardi, a volte non tornava nemmeno. Mi sembrava di vivere il mio piccolo incubo personale. Le cose peggiorarono quando Cris, maggiore di due anni, cominciò a uscire con un tizio di cui non ricordo nemmeno il nome, se lo portava a casa, e questo mi obbligava a stare chiusa in camera per ore per evitare di vedere scene poco piacevoli. In ogni caso io ero sempre da sola.

Avevo paura quando mia madre non tornava, forse un giorno non sarebbe tornata mai più, come aveva fatto mio padre; avevo paura di vedere i lividi sulla sua faccia che cercava disperatamente di nascondere con il fondotinta.

La mia vita nell'ansia non mi permetteva di vivere davvero. Passavo quasi tutto il tempo nella mia stanza a scarabocchiare qualcosa o ascoltare la musica.

Di amici ne avevo ben pochi, a parte la mia migliore amica a scuola tutti mi guardavano come se fossi feccia, quella a cui è morto il papà e ora vive nei bassi fondi.

Prima ero abbastanza popolare, in fondo sapevo di non essere una brutta ragazza, ma poi decisi di chiudermi in me stessa e abbandonare tutti.

Perciò, finiti gli studi delle scuole superiori, non fu una scelta difficile quella di scappare, anzi, sembrò  la cosa migliore.

Non dico che poi è stato tutto rose e fiori perchè una ragazza che scappa di casa senza un lavoro e senza soldi non può fare altro se non finire male. Ma sono stata fortunata. Ad aiutarmi ci pensò Chiwan, un grazioso signore giapponese. Era un venditore di fiori, faceva un sacco di lavoretti che mai avrei immaginato, vendeva fiori ovviamente, si occupava di portarli nelle case e piantarli, inoltre aveva il compito di tenere curati alcuni parchi per bambini o aiuole dei dintorni. Quando gli spuntai davanti senza niente e una faccia sconsolata non ci impiegò molto a decidere si prendermi con sé.

Mi portò a casa sua e dopo che aiutandolo guadagnai qualche soldo mi comprai un mini appartamentino di fianco al suo. Il prezzo era talmente basso da far ridere ma poiché era in uno dei quartieri più brutti della periferia, non era tanto una sorpresa.

E ora eccomi qui, pronta per raccontare la mia storia, non è una storia normale ma è semplicemente un grande casino.

***
Ecco il prologo, ovviamente l'ho scritto solo per farvi inquadrare la situazione. Da qui in poi comincia la storia vera.

Spero che vi piaccia. Adioss

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