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Sbuffo rumorosamente, pentendomi subito dopo di aver fatto quella telefonata: Niall ha riso rumorosamente quando ha ricevuto la mia chiamata e senza darmi il tempo di formulare una frase mi ha dato appuntamento nel cortile del college, vicino alla fontana.

Tra tutti i posti che hanno il riscaldamento, proprio all'aperto doveva portarmi? L'ho sempre detto, ha dei seri problemi mentali.

Una volta tolto il mio comodissimo e caldo pigiama di pile, indosso lamentandomi un paio di jeans, rabbrividendo a causa della differenza di temperatura, seguiti da una maglia a maniche lunghe e un maglione. Cerco i miei stivali per tutta la camera, rovistando anche tra le cose di Irina, e impreco quando non trovandoli sono costretta ad indossare delle semplici Vans. Entro in bagno e faccio una smorfia alla vista del mio viso pallido e due borse violacee sotto gli occhi. Sistemo velocemente i capelli corti e scuri, che non hanno una loro forma precisa anche se dovrebbero essere ricci, e sistemo gli occhiali sul ponte del naso, non avendo la minima voglia di mettere le lenti: è già tanto se mi sono alzata dal letto.

Afferro il cappotto e uno dei miei tanti cappelli – diciamo che ho una vera e propria fissazione – e copro la testa, facendo finire il ciuffo mosso davanti al mio viso. Ruoto gli occhi al cielo quando non riesco a sistemarlo dentro il cappello nero di cotone grosso. Controllo l'ora sul telefono e dopo aver preso un respiro profondo mi convinco ad uscire.

I corridoi iniziano a svuotarsi – le lezioni sono finite due giorni fa, così ho passato il tempo a pensare ad una soluzione migliore di Niall Horan ma senza venirne a capo, e vorrei solamente piangere al solo pensiero di dover rivedere i miei genitori, mia sorella e la sua adorabile famiglia. Forse a causa della presenza di Niall sparleranno meno di me e si concentreranno sul vero significato del Natale.

Ricambio il saluto di diverse persone mentre raggiungo il cortile e mi trattengo alcuni secondi con un ragazzo del comitato per parlare di un progetto che avevamo in mente.

«Sei in ritardo» mi trattengo dal ruotare gli occhi al cielo al suo accogliente saluto.

«Okay, arriviamo al punto, togliamoci il dente, strappiamo la ceret- » preme una mano contro la mia bocca ma gli mordo il palmo dopo averlo fulminato con lo sguardo, cosa che fa anche lui di rimando. «Ho bisogno di un favore.»

Si massaggia la mano, il punto in cui i miei denti hanno creato dei piccoli solchi e: «Sì, fino a qui ci sono arrivato anche io, che ti serve?»

«È una storia lunga e complicata, piena di intrecci e intrighi, potresti rimanerne scioccato a vita- » mi interrompe nuovamente, questa volta spingendomi. Incrocio le braccia al petto, mente il mio sguardo si fa più impassibile.

«Straparli quando sei nervosa, sono stanco di fartelo notare» vorrei prenderlo a pugni, ma ho un'etica morale da seguire: finché non si tratta di picchiare tua sorella maggiore, non puoi permetterti di fare lo stesso agli altri. «Arriviamo al punto? Che ti serve?»

«Okay allora uhm... È possibile che, per puro caso, io abbia mentito alla mia famiglia e, sempre per puro caso, abbia detto a mia sorella che tu sei il mio ragazzo e che adori i muffin che cucinerà il giorno di Natale» sono confusa delle mie stesse parole, non so quanto possa aver afferrato lui.

«Non ho capito» ecco, appunto.

«Potresti solamente fingere di essere il mio ragazzo per il resto delle vacanze natalizie e venire con me a casa dei miei genitori, che non vedono l'ora di conoscerti?» riesco a dire velocemente, vergognandomi del mio stesso comportamento.

A quanto pare non sono abbastanza matura da poter affrontare Nathalie, e questo è un altro punto da aggiungere alla lunga lista di cose che non so fare.

Fake Boyfriend|| Niall HoranDove le storie prendono vita. Scoprilo ora