Doveva essere una di quelle solite serate in discoteca nella mia storica e amata Roma, qui sono nato e cresciuto tra il rumore del Tevere e il traffico delle macchine che si avventurano per Trastevere. Ero in macchina con i miei fratelli, una Fiesta bianca per lo più che sa di antico visto quelle di ultima generazione, ma ci sono affezionato e finché cammina mi va bene questa. Anche perché con il lavoro che faccio non posso certo permettermi qualcosa di costoso, lavoro al cantiere da 15 anni e ne ho 30 appena compiuti, terza media e poi subito a lavorare, studiare non era il mestiere che faceva per me.
In famiglia siamo 7 figli, tutti maschi, mio padre voleva la femmina e non si dava pace, al settimo maschio fu mia madre a dire stop, rinuncia e lui si rassegnò. Pensandoci bene è una fortuna che quella femmina non sia arrivata, non è questione di crudeltà, è questione di logica visto i nomi che mio padre ha avuto il coraggio di metterci. Volete sapere come mi chiamo? Anco Marzio e detto questo vi lascio immaginare gli altri sei nomi, se il mio vi ricorda qualcuno siete sulla strada giusta per intuire gli altri. Il Signore avrà avuto pietà di quella povera femmina che desiderava tanto, si sarà detto: questo è capace di chiamarla Messalina, povera figliola meglio dargli un altro maschio a questo! Che poi non ha seguito una logica precisa, mi chiedo ancora a distanza di trent'anni come gli è saltato in mente di chiamare il primogenito Numa Pompilio? Potevo capire Romolo, primo figlio primo re di Roma, ma Numa da dove è uscito? Immaginate a Roma un povero disgraziato che si chiama Numa Pompilio, con la doverosa malizia romana quel nome diventa una condanna, penso che avete intuito perché anche. È un nome indifendibile oltretutto, come lo mascheri, che ti inventi? Io taglio in genere la prima parte. Ciao come ti chiami? Marzio! Anco lo lascio a casa a fare compagnia a mio padre, ma lui che si inventa? O dice il primo o dice il secondo sempre una condanna è. Siamo sette figli che per questo hanno altamente odiato i loro genitori, almeno fino a una certa età. Neanche possiamo lamentarci più del dovuto, in finale sono due bravi genitori, ma per quei nomi li abbiamo profondamente odiati, specie in era adolescenziale.
Tornando al racconto dopo una breve presentazione familiare, ero in macchina con Numa e Tarquinio, il primo ha 32 anni, tra me e lui ci sono solo quattordici mesi di differenza, il secondo ha 28 anni. Obiettivo della serata: discoteca e donne, più donne che discoteca a esser sinceri. Ormai è una tappa fissa, una regola da cui difficilmente riusciamo a svincolarci. Siamo dei Don Giovanni incalliti lo ammetto e per nulla pentiti, anzi siamo peccatori dal sapore quasi di diabolico per quanto perseverano nel peccare. Direi che le donne sono la seconda cosa importante nella nostra vita, la prima è la Roma ovviamente. E quella sera eravamo impeccabili tutti e tre, pronti a fare strage nel locale più In della Roma che conta, il Gilda.
Situato in pieno centro di Roma a due passi da Piazza di Spagna e vicino alla famosa via Frattina, il Gilda è un locale frequentato da vip della Roma per bene, ossia della Roma ricca e facoltosa. Nulla a che vedere con quella gente, figuriamoci, in confronto a un figlio di papà, io e miei due fratelli siamo morti di fame dal misero stipendio da muratori e cantastorie. Ops, non ve lo avevo ancora detto, ogni tanto facciamo qualche serata particolare, sapete le famose serenate alla futura sposa? Ecco mio padre le fa da anni specie ora che è in pensione e il cuore canterino de Trastevere può cantare quanto vuole. Ci portava con lui da piccoli e a maggior ragione ci porta dietro ora che siamo grossi e, secondo lui, dovremmo ereditare quel mestiere antico quanto le strade del Lungo Tevere. Io, poi, sono il suo pupillo, quello in cui ripone tutte le sue speranze a riguardo, dice sempre che tra tutti i suoi figli io sono l'unico ad avere la voce de Trastevere nelle vene e nell'ugola. E forse è vero, la voce non mi manca, il dramma è che non mi ci vedo proprio a fare il trasteverino canterino. Mi piace di più il trasteverino conquistatore di belle maschiette o, come si dice proprio a Trastevere, di belle ciumachelle.
Ma ritorniamo a noi e a quella maledetta serata al Gilda. Maledetta si, non saprei definirla in un altro modo, se prima dimoravo nel girone dei lussuriosi secondo Dante adesso non saprei in quale girone mi metterebbe, sono senza speranze, sento già le fiamme dell'Inferno che mi accarezzano la pelle. Dovevo conquistare e invece mi ritrovo imprigionato in un tunnel peccaminoso che non ha più fine. Ossia, una fine potrebbe anche averla, basterebbe non andare più al Gilda ma il problema è che non voglio smettere, cioè vorrei smettere ma allo stesso tempo non vorrei... vivo in una confusione tale da quel giorno che non so più in che direzione sto andando e perché ci sto andando.
Quella sera indossavo una giacca e una camicia firmata che mi erano costate un patrimonio, per non parlare dei pantaloni e delle scarpe da figlio di papà provetto, portavo addosso il corrispettivo di un mese e mezzo di lavoro. Lo stesso i miei fratelli ma eravamo al Gilda, non potevamo certo presentarci con i jeans della Levi's e una canotta da cantiere.
Comunque entriamo, dopo aver pagato l'ingresso, il locale si presenta bene, sembra quasi di essere i protagonisti della Febbre del Sabato Sera, l'atmosfera è quella, mancano i quadrati a terra che si illuminano ma il resto del locale è identico a quegli anni 70. Ci sono divano e tavoli al centro e una pista da ballo subito dopo con al seguito il bancone del bar. Da quest'ultimo dobbiamo starci alla larga, alcuni amici hanno detto che i drink costano cari per questo ci sconsigliavano il locale, ma chi se ne frega ci siamo detti, andiamo lì per rimorchiare e non per bere.
Gente interessante e alcuni sono vestiti davvero stravaganti, non capirò mai l'alta moda credo, certe volte la trovo proprio ridicola. Ma torniamo alle cose serie: le donne. Ce n'erano in tutti i colori, in tutte le salse, non sapevi dove guardare ma a un certo punto, tra le luci psichedeliche e fasci colorati che spuntavano da ogni dove, i miei occhi si posano su di lei. Mi è di spalle ma non fa niente, infatti la tipa ha un fondo schiena che canta per quanto è bello e in vista. Rimango a bocca aperta come un cretino, perché immagino che a guardarmi sembravo proprio un cretino, mentre lei si dimena a tempo di musica come un diavolo scatenato. Sensuale e provocante, avvolta in un paio di leggings neri talmente stretti che si nota in trasparenza la pelle sotto. Ha un paio di tacchi a spillo vertiginosi ma questo non le impedisce di muoversi come una pantera sopra a quel cubo vicino al bancone. Un top risicato che lascia scoperte gran parte delle spalle, onestamente sembrava più un reggiseno a top che una maglietta ma non fa niente, anzi va benissimo, era stupenda infatti. I capelli scuri che si coloravano a seconda delle luci che la immortala come una figura mistica. Un miraggio in effetti. In 30 anni di vita non ho mai visto un corpo perfetto come quello, non ha un difetto, è angelicamente diabolica e perfetta. E stava ancora di spalle, il colpo di grazia mi è venuto quando si è voltata. Tralasciando il seno da dea e tutto il resto della carrozzeria firmata Lamborghini per quanto era di lusso quel corpo perfetto, in volto aveva una maschera dorata piena di paillette luccicanti, questa gli copriva l'intero volto e lasciava scoperte solo quelle labbra carnose che avrei voluto prendere a mozzichi solo a guardarle. Gli occhi scuri e truccati con abbondante mascara fuoriuscivano da quel dorato come perle di carbone, sguardo intenso e sensuale, da pantera appunto. Mi avvicino al bancone nell'intento di conoscerla, in quell'istante mi sento un po' Califano quando incontrava il travestito e diceva "non so più io se non te porto a letto" ... era il mio stesso pensiero, solo che era chiaro che non avevo davanti un travestito e anche se lo fosse stato, vi dico la verità, era cosi perfetta che forse ci sarei stato lo stesso. Numa e Tarquinio mi seguono, hanno già capito che ho puntato la preda e infatti Numa mi dice:
"Quella fratello ha il diavolo in corpo". Battendomi una mano sulla spalla.
"Eh già". Rispondo senza staccare lo sguardo da lei.
"Scommetto che ti dà il due di picche, quella non è carrozzeria che fa per te". Tarquinio mi sfida sapendo che io adoro le sfide, specie quelle a base di donne.
"Se me la faccio tu paghi pegno, una settimana libera a me e tu accompagni papà per l'intera settimana ai suoi concerti matrimonio, ci stai?". Rincaro la sfida altrimenti che gusto c'è a vincerla?
"Ok ci sto". Tarquinio è convinto che farò buca ma mi sottovaluta.
Mi avvicino alla preda come un ghepardo in piena caccia, a piccoli passi e fissandola.
Ora non credo che devo dirvi come vanno queste cose, ci si conosce, un drink, qualche risata insieme, poi si esce dal locale, ti va di fare un giro? Lei al 99% ti dice sì. Si monta in macchina, si fa finta di girare un po' ma in realtà ti stai dirigendo nell'unico posto dove si può stare in intimità, io vado per il romantico cosi sembro meno squallido lo ammetto, punto sempre al Gianicolo con la scusa della vista su Roma incantevole. Se il Pincio e la mia Fiesta potessero parlare ne racconterebbero delle belle sul mio conto ma anche sul conto di tanta altra gente.
Sono abbastanza vicino da sentirne quasi il profumo, è lavanda, mi chiedo come fa una tipa cosi disumanamente sexy a usare un profumo alla lavanda. Mi nota e mi guarda. Bene sono già a buon punto...penso gasandomi. Non faccio in tempo a chiedergli nulla, neanche il nome, perché lei si volta e punta verso i bagni del locale. Cavolo ma proprio adesso doveva scapparti il bisognino??? Sono leggermente incazzato con l'amaro destino mentre la seguo nella sua camminata sexy, non ha un sedere ha qualcosa di indescrivibile e non c'è bisogno credo di dirvi dove puntano i miei occhi.
A un certo punto quelle gambe lunghe, snelle e sode si fermano proprio davanti alla porta dei bagni, che fa non entra? Alzo lo sguardo e ... che fai pantera mi stuzzichi? Vuoi che vengo in bagno? È lì, ferma davanti alla porta che mi guarda attraverso la maschera, sembra aspettarmi davvero. Non so che fare, oso oppure no? Il mio ego da maschio non resiste, fisso negli occhi di lei le vado incontro. Sono a pochi passi ormai e lei apre la porta e vi svanisce dietro. Sono carico come una molla e perso nei pensieri più sconci di questo pianeta, non comando più io ma qualcuno leggermente più in basso.
Entro. C'è una specie di anti bagno con un lavandino e uno specchio, la parete davanti presenta due porte, una per i maschi e una per le femmine, che poi un giorno capirò a cosa serve questa distinzione in discoteca visto che i bagni si trasformano in privè improvvisati dal sapore selvaggio. Lei è davanti alla porta delle femmine e ha uno sguardo sensuale e voglioso mentre mi osserva, rimango per un attimo davanti alla porta dell'entrata e contemplo la divina creatura. È la perfezione in persona, non ha un cavolo di difetto e per giunta mi vuole, lo sento, il messaggio mi arriva forte e chiaro. Apre la porta del bagno delle femmine, vi entra e la lascia accostata. Di nuovo non so che fare, entro o non entro? Mentre me lo chiedo come un ebete, lei riapre e la vedo fare capolino. Allunga una mano fuori dalla porta e con le dita mi indica di seguirla, poi svanisce. Beh se proprio insisti... mi butto come un falco sopra la preda ed entro, sono a mille, ho i sensi raddoppiati e qualcuno ai piani inferiori si sta facendo sentire, ma lei non c'è. Cazzo ma dove sei finita? Mi domando mentre sento sbattere la porta dietro di me, mi volto e la vedo che chiude a chiave. Benvenuto all'Inferno ...la prendo per i fianchi e incomincio a baciarla con avidità infinita un po' ovunque, lei ansima e io sono partito come un folle. Nel giro di tre minuti o poco più siamo nudi, lei aderente alla parete e io che la tengo sollevata per le gambe, le mie labbra perlustrano ogni zona riconducibile al suo seno, bello e sodo, la sento fremere tra le mie braccia e indovinate? Nel momento in cui la penetro mi rendo conto che era ancora vergine... non ci credo non è possibile... ma non potevo sbagliare, oltre all'averlo sentito chiaramente avevo visto e udito la sua smorfietta di dolore sotto la maschera. Il mio pensiero intercede sul romanaccio quasi stretto ma chi te c'ha mannato qua stasera? Per delicatezza dopo la scoperta sorprendente mi fermo a guardarla in volto, o meglio, mi fermo a osservare i suoi occhioni castani dietro alla maschera. Vorrei toglierla, vorrei vederla in volto ma qualcosa dentro di me mi dice di non farlo. La bacio, questa volta con calma e passione allo stesso tempo. Facciamo l'amore persi in quel labirinto di piacere, senza provare vergogna o pudore alcuno, lei non sa chi sono e io non so chi è lei, non so neanche che volto ha, come quegli occhi da gatta sono contornati dal resto. Conosco sole le sue labbra, i suoi seni, la sua fisicità che mi manda al manicomio. Ho mani che vagano ovunque alla ricerca di ogni dettaglio di lei, come se mi fosse concesso di conoscere solo il suo corpo e mi fosse vietato conoscere il resto.
Ho vinto la scommessa con Tarquinio ma poco importa, da quella sera non sono più io, sono cambiato, mi sono trasformato in un demone in cerca di peccato. Che vive di peccato. Che aspetta con ansia il sabato sera per continuare a peccare. Sono perso, perduto, forse non è una donna, è il diavolo che si è presa la mia anima, ma sinceramente l'ho venduta volentieri. E questo mi spaventa ancor di più.
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IL DIAVOLO E' DONNA
General FictionChe fai se una sconosciuta ti ruba l'anima a tal punto da sconvolgerti la vita? Non sai nulla di lei, neanche il suo volto ti è chiaro e non hai mai udito la sua voce, hai solo conosciuto il suo corpo. Quale strada prenderà Anco Marzio? Dirà di no a...
