Sabrina arrivò in ritardo, tanto in ritardo, ma Julia un po' se lo aspettò. Da una ragazza trasandata e infantile come quella, non c'era da aspettarsi altrimenti.
Matteo si divertì molto a preparare la cena con la sua migliore amica, alternando gli abbracci agli assaggi di qualche nuovo antipasto.
Sembravano una vera famiglia felice, fino a quando Sabrina si attaccò al campanello. Dylan si era addormentato sul divano, quindi Julia lo raggiunse gli accarezzò i capelli e accese la televisione, per distrarsi dalla malsana idea di prendere a calci la ragazza.
« Scusa per il ritardo bæ, c'era traffico e ho perso le mutande mentre facevo lo spogliarello » rise, con una risata acuta e altamente odiosa, e Julia si chiese se fosse arrivato il momento di ucciderla. Si sentì lo schiocco di un bacio. « dove posso farmi una doccia? Sono leggermente bagnata lì sotto » rise ancora. Sì, era arrivato il momento di ucciderla.
« Ciao...aspetta, ma che... » Sabrina era molto più diversa dall'ultima volta che Julia l'aveva vista. I capelli rossi non le coprivano più il volto, al suo posto torreggiavano capelli da un colore indefinito. Forse castano chiaro, forse mogano, forse nero. Dipendeva dall'illuminazione. Un piercing sulla lingua le illuminava, per qualche strana ragione, il sorriso non più coperto dall'apparecchio azzurro che tanto piaceva a Matteo.
Il trucco era esagerato, i capelli dal colore indefinito sconvolti e un vestito troppo corto la proteggeva dal freddo di settembre. E Julia poté vedere, dalla postazione accanto al divano, che chiaramente Sabrina non indossava le mutande.
« Perché c'è anche lei? » domandò Sabrina, posando entrambe le mani sui fianchi « non solo mi rovini la relazione adottando un bambino, ma fai entrare in casa sua anche questa...questa...questa suora! »
« Tu » Julia l'additò « brutta tr... »
Dylan, non più dormiente, ridacchiò. Julia si costrinse a non continuare la frase, e corse verso il bambino per prenderlo in braccio.
« Ha tutto il diritto di stare qui, Sabri. È la zia di Dylan, ed è la mia migliore amica. E sa cucinare da dio » sussurrò Matteo, in un vano tentativo di non farsi sentire da Julia. « sopportala, per questa sera, perché anche lei sta cercando di sopportare te »
Ci furono svariati minuti di silenzio. Julia che lanciava sguardi di sfida a Sabrina, questa che li accoglieva, Dylan che piano piano si stava riaddormentando e Matteo, che in tutto ciò portò gli antipasti a tavola.
Julia, con far protettivo, tenne Dylan lontano da Sabrina tutta la cena. Non era il modello giusto per un bambino di cinque anni in cerca di amore e di una famiglia. Di una figura paterna, che si addiceva a Matteo, e di una figura materna, che non si addiceva per niente a Sabrina.
Quest'ultima passò il tempo a imboccare Matteo così come Julia stava imboccando Dylan.
E, contro la sua volontà, Matteo obbligò Julia a lasciare Dylan a Sabrina per qualche minuto. In quei minuti, i due migliori amici parlarono in disparte.
« Non ti azzardare a farla dormire qui, altrimenti ti giuro che convinco il tribunale dei minori a non mettere a Dylan il tuo cognome! » il tono autoritario di Julia, fece terrorizzare a morte Matteo.
« Non lo faresti mai » la provocò lui.
« Non mi sfidare » incrociò le braccia sulla sua Polo azzurra. « oh, basta, me ne vado » fece per andarsene.
Matteo la prese per un braccio, e la fece voltare verso di lui. « Non la farò dormire qui, sta tranquilla » Julia non poté fare a meno di sorridere.
E anche Matteo sorrise. Sorrisero entrambi. E la vicinanza di quei sorrisi era impressionante. Potevano combaciare perfettamente. E si avvicinarono ancora di più. Si avvicinarono, si avvicinarono...ma poi si allontanarono.
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Dylan [IN REVISIONE]
RomanceLuigi Rufini è un agente di polizia in pensione, che per trent'anni ha amato il suo lavoro come pochi. Ha dimenticato la maggior parte dei suoi casi, ma non potrà mai dimenticare il primo, un omicidio plurimo in una villetta nella periferia di Torin...
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