Capitolo 30 - Guardami e spiegami

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Quando la mattina dopo mi svegliai, ero abbracciata a Jonathan, nel suo letto. Lui era sveglio e mi guardava incantato. Un mezzo sorriso illuminava il suo volto.

"Ehy" sussurrò appena notò che ero sveglia.
"Buongiorno, Jonathan " risposi io baciandolo delicatamente. Mi passò le mani fra i capelli, spettinandomeli in un gesto adorabile.
Feci per scendere, ma lui mi trattenne: "No, rimani ancora qua. Si sta bene"

Sorrisi e sbadigliai, stiracchiandomi. Mi accarezzò con dolcezza la guancia, spostando una ciocca di capelli che mi pendeva sugli occhi. John aveva ragione: era bellissimo rimanere sotto le lenzuola, con le nostre gambe che formavano un groviglio e le nostre mani intrecciate.

"Inizio ad avere fame" borbottò ad un tratto. Ridemmo e io annuii, distrincandomi da quell'intrico di corpi e coperte. Mi lanciò una sua maglia e un paio di pantaloni.
Andai in bagno a cambiarmi e scoprii che la tshirt era un po' abbondante, ma i jeans erano decisamente femminili.

"Come fai ad avere dei pantaloni da femmina?" gli domandai mentre lui entrava in bagno dopo di me.
"La mia ex" rispose e capii che non voleva dirmi di più.
La sua felpa era proprio bella e calda, quindi mi feci coraggio e gli domandai se potevo tenerla.
"È la mia felpa preferita..." iniziò lui.
"Oh, allora no, non fa niente" lo interruppi.
"...Ma mi piace vedertela addosso" concluse la frase.
Sorrisi e lo ringraziai con un bacio.

Facemmo colazione e scoprii che erano già le 10,30. Dov'era finita la mia voglia di svegliarmi all'alba?

Quel giorno era il mio giorno libero della settimana, quindi non avevo lezioni.

Dopo colazione gli domandai che cosa avremmo potuto fare.
"Vieni con me" mi rispose, come la sera prima.

Alzai gli occhi al cielo ma non dissi altro. E lo seguii naturalmente.

Mi condusse fino alla macchina e iniziò a guidare, non sapevo in che direzione. Non conoscevo affatto Boston, quindi non sapevo dove mi avrebbe condotta.

Dopo circa mezz'ora che guidavamo, ci fermammo. Nel nulla, pareva. Era uno slargo deserto della strada. Anche la strada, in verità era ben poco trafficata. Un muro abbastanza alto impediva la visuale del paesaggio.

Jonathan prese la rincorsa e, in modo atletico, si arrampicò sul muro con un balzo. Lo guardai a bocca aperta. Non l'avevo praticamente visto, tanto era stato rapido.

"Come... come hai fatto?" gli domandai.
Lui rise, con la sua risata gorgogliante e profonda.
"Facevo atletica e ora basket. Ad atletica ho vinto più medaglie d'oro di salto in alto e salto degli ostacoli. Solo che poi... era richiesto un sacrificio troppo grande per continuare. Significava che dovevo viaggiare tutti i week end per le gare e allenarmi tutti i giorni tre o quattro ore. Era eccessivo per me. Quindi ho incominciato a praticare basket e... mi è piaciuto. Però... lo sport è meraviglioso, ma se è a livello agonistico è un sacrificio immenso. E tutti pretendono che tu vinca tutte le gare e se sbagli... tutti ti guardano male. Si aspettano che tu vinca sempre, ma non si può essere sempre il migliore. Ci sarà sempre qualcuno che ti supererà. Indipendentemente dall'impegno. Ci sono persone più intelligenti di Einstein e persone che hanno battuto il record di velocità di Bolt. Solo che gli altri non se ne rendono conto di questo... Ma che importa ora? Avvicinati, ti tirò su io"

Ero commossa e stupita dal fatto che si fosse confidato con me. Ero contenta della sua fiducia. Obbedii e lui tese le mani, mettendomele sotto le ascelle e mi sollevò un poco. Poi posizionò un braccio sotto il mio sedere e così finì di alzarmi, depositandomi delicatamente accanto a sé sul muretto. Quindi mi aiutò a voltarmi dall'altra parte e... davvero, non riuscii a parlare. Era bellissimo. Le colline verdi sembravano onde smeraldine e i ciuffi di alberi che sorgevano qua e là frusciavano grazie alla brezza che si infilava fra i rami. Una foglia volteggiava accanto a me, dolcemente, e in quel momento capii quanto vicino fosse l'autunno. Gli alberi, ormai, mostravano rami carichi di foglie gialle e arancioni e rosse, di tutti i colori dell'autunno insomma, fra le foglie verdi. Ma la vera bellezza di quel paesaggio magico e quasi sovrannaturale consisteva nel lago. Era uno specchio d'acqua blu zaffiro e verde smeraldo, immobile e profondo. Il sole si rifletteva e sembrava quasi rimirarsi in quell'acqua limpida e cristallina. Era uno spettacolo mezzafiato e non capii perché avevano costruito quei muri lungo la strada, privando i viaggiatori della possibilità di ammirare un tale splendore. Quasi mi leggesse nella mente, John mi spiegò: " Questa in verità è una riserva naturalistica, una sorta di parco meraviglioso, per entrare nel quale bisogna pagare un biglietto. Prima non c'erano questi muri e la gente non pagava i biglietti, limitandosi a guardare dal ciglio della strada. Ora invece la gente è obbligata a pagare per vedere... Ma noi siamo più ginnici di loro, quindi eccoci qua. Ti piace?"

"Wow" fu l'unica cosa che riuscii a dire "È... è incredibile"

"Il vederti felice è il modo migliore per rendermi felice" sussurrò, cingendomi la vita con un braccio, mentre con l'altra mano mi accarezzava la guancia, facendomi voltare verso di lui. Un lieve sorriso incantato e incantevole incurvava le sue labbra. Con le dita mi scostò una ciocca di capelli, infilandomeli dietro l'orecchio.

"Se così bella... più bella di questo paesaggio" mormorò, mentre giochicchiava con la ciocca. Con il dito, poi, sfiorò la mia mascella, arrivando fino alla mia bocca, che accarezzò con la punta del pollice. Poi mi baciò piano la clavicola e il collo e mi mordicchiò il lobo dell'orecchio. Si muoveva in modo esperto, come se facesse quello sempre... Ma non volevo pensarci in quel momento.

"Baciami, Jonathan, baciami" gemetti, con gli occhi socchiusi.

"Obbedisco" rise lui, premendo le labbra contro le mie. Si staccò di un centimetro e io gemetti di nuovo. Quel semplice bacio mi faceva desiderare di più. Mi strinse a sé, con i nostri petti che si toccavano, e mi baciò con più passione. Avrei voluto rimanere lì a baciarlo all'infinito, ma alla fine, con un sospiro, mi scostai da lui.

Il nome di Tom mi era appena balenato nella mente, creandomi una fitta dolorosa.

Tirò fuori da una borsa due tranci di pizza e due lattine di coca cola. Nel frattempo, approfittando della sua distrazione e con ancora Tom in mente, mi allontanai un poco da lui, mordendomi e torturandomi il labbro inferiore.

Quando si voltò di nuovo porgendomi la scatola di cartone della pizza e la lattina di gelido metallo, mi guardò interrogativo. Non capiva perché mi stessi comportando così.

"Tutto ok?"
Annuii piano, guardandomi i piedi penzolanti.
"Se non ti va, possiamo fare qualcos'altro"
Notai la preoccupazione nella sua voce e mi dispiacque. Non volevo che si rattristasse. Scossi la testa, sorridendo e stringendo le labbra.
"Dimmi la verità, Jessica. C'è qualcosa che ti turba ma non vuoi dirmelo"
Finsi di concentrarmi nell'aprire la lattina, ma lui me la tolse dalle mani aprendomela lui, spazientito. Bevvi un sorso o due della bevanda frizzante, che poi posai accanto a me, aprendo quindi il cartone della pizza.

"Guardami negli occhi, Jessica, e sii sincera" mi prese il volto e mi obbligò a fissarlo negli occhi.
"Senti, non voglio parlarne, ok?"
"Invece me ne parli, perché non ti ho portato fino a qua per niente... Ti ho portato fino a qua perché mi piaci, ecco tutto"

"Lascia perdere, John, che è meglio"

"Smettila, Jessica. Sai che puoi fidarti di me. Quindi, dimmi"

"Tu non capisci..."

"Che cosa? Che cos'è che non dovrei capire?"

Non gli risposi. Rimasi lì, muta, a cercare di sfuggire ai suoi sguardi ansiosi e ai suoi occhi penetranti. Volevo girarmi, dargli le spalle e piangere. O almeno trovare una scusa per non guardarlo e non rispondere. Cercai di divincolarmi dalle sue prese sul mio volto e sul mio braccio, che si stavano facendo sempre più forti e doloranti. Invano, naturalmente, perché era molto più forte di me.

"Ora, Jessica, guardami negli occhi e rispondi alle domande che ti ho posto. Ora, Jessica"

Scossi la testa.
"Mi dispiace, John, ma no. Non ti dirò nulla" gli dissi piano, per poi aumentare il volume sull'ultima frase. E allora scoppiai a piangere.

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SPAZIO AUTRICE :
a voi, sinceramente, piace Jonathan? Io trovo che sia un Bad boy stra figo! Cioè... la porta pure in un posto meraviglioso... Ma, secondo voi lettrici, la ama? O la considera solo l'ennesima putt**a di cui può approfittare? Nemmeno io so niente, di lui, questo personaggio è nato via via che scrivevo e inizialmente non era nemmeno compreso nel progetto della storia... Però mi piace, trovo che sia un modo per rendere la trama meno noiosa... o almeno, lo spero. Quindi, rispondete alle mie domande via commento e... continuate col leggere il prossimo capitolo!

Always with you♥Where stories live. Discover now