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Finalmente è arrivato il giorno che aspettavo da quando ho iniziato a fare arte, la mia prima mostra in una galleria. 

Aspetto questo momento da tutta la vita e mi sono preparata sufficientemente  ma nonostante questo ho comunque un po' di ansia, non so cosa potrebbe andare storto ma ho comunque paura, devo concentrarmi e prepararmi sennò arriverò tardi.

 Mi dirigo in camera scelgo  dei vestiti eleganti ma non troppo e procedo a truccarmi, so che sono i dipinti che devono fare colpo e non io ma non si sa mai. 

Prendo la macchina e mi dirigo alla galleria d'arte, appena arrivata, vedere i miei dipinti mi fa un effetto un po' strano però è una sensazione piacevole, ora devo solo rimanere seduta a bere e aspettare che la gente si avvicini a guardare i miei dipinti e chi lo sa magari qualcuno sarà interessato a comprarli. 

La galleria era più silenziosa di quanto avessi immaginato. 

Mi fermai a riflettere

I miei quadri.

Erano davvero lì.

Per anni li avevo visti soltanto nel mio studio, coperti di polvere e macchie di colore. Adesso erano tutti appesi sotto quelle luci bianche, ordinati e distanti tra loro, come se appartenessero a qualche artista famosa

Non sapevo cosa fare.

Così continuavo a fingere di osservare la mostra.

Ogni tanto controllavo il telefono. Nessuna notifica.

Poi la porta d'ingresso si aprì.

Alzai lo sguardo.

Entrò una donna.

Rimasi a bocca aperta, la prima cosa che notai furono i suoi occhi, erano di un azzurro magnetico.

Si fermò appena oltre la soglia, lasciandosi alle spalle il rumore della strada. Aveva i capelli umidi per la pioggia e un lungo cappotto scuro.

Per un istante i miei occhi incrociarono i suoi, rimasi pietrificata era uno di quegli sguardi che ti rimangono impressi.

Le sorrisi appena, per educazione.

Lei ricambiò.

Poi cominciò a camminare.

La osservai avvicinarsi alla prima parete, leggere la piccola targhetta sotto un quadro e passare a quello successivo..

Si fermava.

Guardava.

A volte faceva un passo indietro.

Una volta si avvicinò così tanto a una tela che dovetti trattenere un sorriso.

Era uno dei miei quadri preferiti.

Era uno di quelli che avevo dipinti in una notte insonne , non so come ma ci ero particolarmente legata, ma non saprei spiegare a parole cosa provo ma è uno dei più importanti per me.

Lei rimase davanti alla tela a lungo.

Io, dall'altra parte della sala, rimasi a guardare lei.

Alla fine la donna si voltò.

Mi trovò che la stavo fissando.

Abbassai immediatamente gli occhi, fingendo di interessarmi al mio telefono.

«Bel quadro.

La sua voce mi fece alzare di nuovo lo sguardo.

Indicava la tela.

«Grazie.»

Ci fu un momento di silenzio.

«È tuo?»

Esitai soltanto un secondo.

«Sì.»

La donna tornò a guardare il quadro, poi me.

«Allora è ancora più bello.»

Non seppi cosa rispondere.

Lei sorrise appena, come se la mia esitazione la divertisse.

«Scusa. Non volevo metterti in imbarazzo.»

«Non mi hai messa in imbarazzo.»

Mentii.

La donna fece un piccolo sorriso.

«Certo.»

E tornò a guardare il quadro.

Io rimasi lì, immobile.

Per la prima volta da quando avevo aperto quella galleria, non mi importava più che fosse vuota, la sua presenza valeva come quella di altre mille persone.

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