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«Ma dove diamine mi trovo?!» esclamò Derek Dalton, con un pettine tra le mani.

Effettivamente, era una domanda più che lecita, considerando che quel luogo era caratterizzato da colori bizzarri e porte alquanto anormali.

Derek era il classico ragazzo che, anche nelle situazioni meno opportune, trovava il modo di preoccuparsi dei propri capelli. Biondi e leggermente spettinati, erano probabilmente l'unica cosa familiare in quel posto assurdo. Continuava a passarci il pettine, mentre cercava inutilmente di capire dove si trovasse.

Proprio mentre cercava di riflettere, un forte tonfo lo fece sobbalzare.

Derek si voltò di scatto: proprio davanti a lui era apparso il suo migliore amico, confuso e stordito.

«Derek? Che ci fai a casa mia?»

«Casa tua, James? Sei proprio sicuro di ciò?»

James Carter si guardò attorno con gli occhi pieni di stupore. Non sembrava particolarmente preoccupato, almeno non ancora. Era il genere di ragazzo capace di fare una battuta anche quando sarebbe stato decisamente più sensato preoccuparsi. I capelli scuri erano spettinati e la sua espressione confusa non aiutava affatto a prenderlo sul serio.

Dopo un'accurata e dettagliata osservazione dell'ambiente, poté finalmente dire:

«Ma questa non è casa mia.»

«Sono contento che tu ci sia arrivato, James» ribatté Derek con leggera ilarità.

«Ma se questa non è casa mia... dove siamo?!» gridò il corvino.

«Non ne ho la più pallida idea! Pensa te, io come sono agitato! Mi stavo giusto preparando per andare ad affrontare l'esame di guida!» si lamentò Derek.

«Mi dispiace, amico... Ma, se ti può far stare tranquillo, avevo il presentimento che non lo passassi» disse James, dandogli una pacca sulla spalla.

«C-cosa?! E questo come può rassicurarmi?!» rispose irritato Derek.

Ad un tratto, da una delle porte bislacche sbucò Eveline Stilton, una delle ragazze più studiose del loro istituto.

Eveline si fermò non appena vide i due ragazzi. Aveva sempre quell'aria di chi sembrava sapere esattamente cosa stesse facendo, anche quando in realtà non ne aveva la minima idea. Tra le mani stringeva alcuni fogli pieni di appunti e formule, che evidentemente dovevano essere importanti almeno per lei.

«E come potete vedere, qui vi sono i capolavori del laboratorio scientifi-... Ma che succede?!»

Si interruppe davanti ai suoi amici, che ormai erano persi in una ridicola e rumorosa risata.

«No, no, no! Stavo facendo fare il tour della scuola ai novelli! Grazie a quello avrei ottenuto dei crediti extra e i complimenti da parte della preside!»

«Perché non è la tua migliore amica?» domandò James.

«Come no?! Usciamo ogni sabato sera al Central Park!»

«E io che pensavo che i tuoi locali preferiti fossero i musei» aggiunse Derek.

Eveline gli rivolse uno sguardo poco divertito.

«Scusate, ma... dove siamo?» chiese la castana.

«Ti avrei fatto la stessa domanda» ironizzò James.

«E io che pensavo che tu potessi darci una risposta.»

«Può essere che, secondo le onde e le...»

Eveline si perse in ragionamenti scientifici e matematici che, per i due ragazzi, sembrava stessero parlando in un'altra lingua.

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