Il soffitto della stanza 312 aveva esattamente centoquarantotto puntini grigiastri nel metro quadrato proprio sopra il letto, e Chiara li aveva contati tre volte prima che l'infermiere del turno di mattina finisse di attaccare la sacca della flebo. C'era un odore denso di disinfettante e caffè d'archivio che saturava l'aria, il tipo di atmosfera studiata per deprimere chiunque, ma Chiara aveva deciso dal primo minuto che quel posto non avrebbe avuto la meglio sul suo umore.
«La ringrazio, Carmine. Se la sacca decide di fare rumori strani, le prometto che non cercherò di ripararla con una forcina per capelli come ieri» disse con un sorriso largo, sistemandosi meglio contro i cuscini un po' troppo rigidi dell'ospedale.
L'infermiere le scoccò un'occhiata a metà tra il divertito e il rassegnato. «Faresti meglio a stare ferma, ragazzina. Oggi passa il primario del reparto per la revisione della cartella, e con lei non si scherza.»
«Lei?» Chiara inarcò un sopracciglio, captando subito il dettaglio. «Pensavo che a dirigere il circo fosse il dottor Moretti.»
«Moretti è andato in pensione tre mesi fa. Ora il reparto lo tiene in pugno la dottoressa De Santis. Ti conviene non fare la spiritosa.»
La porta scorrevole della stanza si aprì prima che Chiara potesse chiedere ulteriori dettagli, e la risposta arrivò sotto forma di un passo deciso, una cartella di plastica rigida stretta tra dita affusolate e un camice che sembrava tagliato su misura per smentire qualsiasi stereotipo sui medici ospedalieri.
Valeria De Santis aveva lineamenti affilati, capelli scuri raccolti con una precisione quasi geometrica dietro la nuca e due occhi color nocciola così freddi e concentrati da far sembrare la stanza improvvisamente climatizzata a dieci gradi in meno. Era giovane per la carica che ricopriva, ma l'aria di assoluto controllo che emanava non lasciava spazio a dubbi.
Chiara la guardò entrare e si dimenticò all'istante dei centoquarantotto puntini sul soffitto.
«Chiara Esposito, ventitré anni» esordì la dottoressa, senza staccare gli occhi dai fogli mentre avanzava verso il fondo del letto. La sua voce era bassa, calibrata, priva di qualsiasi inflessione superflua. «Ricoverata quattro giorni fa a seguito di una crisi comiziale con deficit focale transitorio. La risonanza magnetica encefalo con mezzo di contrasto evidenzia una lesione espansiva fronto-parietale destra di circa tre centimetri e mezzo. Come si sente stamattina?»
Chiara inclinò la testa di lato, studiando il modo in cui il camice scivolava sulle spalle dritte della dottoressa e la serietà quasi teatrale della sua espressione.
«Guardi, dottoressa, fino a trenta secondi fa mi sentivo semplicemente una a cui hanno appena comunicato di avere un ospite indesiderato nel cranio» disse Chiara, appoggiando il mento sul palmo della mano con totale disinvoltura. «Adesso invece penso che questo ricovero stia prendendo una piega decisamente interessante. È sempre così formale o riserva questo fascino glaciale solo alle sue pazienti preferite?»
Carmine, ancora accanto al trespolo della flebo, si schiarì la voce con un colpo di tosse soffocato nel panico.
La dottoressa De Santis abbassò lentamente la cartella. Per la prima volta, i suoi occhi si posarono direttamente su quelli di Chiara. Nessuna esitazione, nessun accenno di sorriso, ma un battito di ciglia impercettibile che tradiva la sorpresa di trovarsi davanti una ragazza che, invece di essere annientata da una diagnosi oncologica, la stava palesemente squadrando da capo a piedi.
«Signorina Esposito, sono qui per valutare i suoi parametri clinici e pianificare il protocollo terapeutico, non per intrattenere conversazioni da bar» rispose Valeria, mantenendo una cadenza impeccabile e gelida. «Se i mal di testa le concedono abbastanza tregua per fare sarcasmo, significa che la terapia antiedemigena sta funzionando. Possiamo procedere con l'esame obiettivo?»
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Dimmi che non mi lascerai morire
RomancePer Chiara, il reparto di neurochirurgia doveva essere solo un letto da cui contare i giorni. Non aveva previsto di trovarsi davanti Valeria De Santis: glaciale, impeccabile e fin troppo attraente per non essere stuzzicata a ogni visita. Per Valeria...
