꩜ INTRODUZIONE

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Nora Vannucci aveva vent'anni quando comprese che il dolore non si presentava mai nella forma che ci si aspettava. Non aveva il volto riconoscibile della tragedia, né arrivava accompagnato da un rumore abbastanza forte da costringerti ad accorgertene; più spesso si insinuava nella quotidianità con una discrezione quasi crudele, modificando impercettibilmente le abitudini, sottraendo persone, luoghi e certezze fino a rendere estranea persino la vita che, fino al giorno prima, si era considerata propria.

La prima cosa che le aveva insegnato era stata la perdita.

La seconda, che non tutte le perdite avevano bisogno di un funerale.

A Empoli aveva lasciato quasi tutto ciò che era stata.

La casa in cui era cresciuta, le strade che conosceva abbastanza bene da poterle percorrere senza prestare attenzione ai cartelli, gli amici con cui aveva condiviso un'adolescenza che, col senno di poi, le sembrava appartenere a qualcun'altra. Aveva lasciato persino la propria famiglia, sebbene quella fosse una formulazione che non avrebbe mai pronunciato ad alta voce: i suoi genitori non c'erano più, e con loro era scomparsa anche l'ultima versione di sé stessa che Nora riusciva ancora a riconoscere.

Suo padre era stato il primo a metterle una cuffia sulle orecchie.

Non le aveva mai spiegato davvero perché lo facesse; semplicemente, quando lei era ancora abbastanza piccola da non comprendere la differenza tra una canzone ben prodotta e una mediocre, la faceva sedere accanto a sé davanti alla console e le chiedeva di ascoltare.

«Senti questa.»

Nora ascoltava.

«Cosa senti?»

All'inizio rispondeva quello che pensava lui volesse sentirsi dire.

La voce.

La batteria.

Il basso.

Poi aveva imparato.

Aveva imparato a distinguere ciò che era evidente da ciò che rimaneva nascosto sotto la superficie di una traccia, a riconoscere un errore nel momento esatto in cui si verificava, a comprendere che talvolta era proprio un'imperfezione a rendere una registrazione degna di essere ricordata.

Suo padre faceva il DJ da anni. Non era mai diventato abbastanza famoso da trasformare il proprio nome in un marchio, ma a Empoli e nei dintorni lo conoscevano in molti; aveva lavorato nei locali, organizzato serate, collaborato con altri artisti e trascorso una quantità spropositata di tempo davanti a mixer, computer e casse che sembravano avere il potere di rendere inutilmente piccola qualsiasi stanza.

Per Nora, tuttavia, non era mai stato semplicemente un DJ.

Era stato l'uomo che le aveva insegnato ad ascoltare.

E forse era proprio per questo che, dopo la sua morte, la musica aveva smesso per un lungo periodo di essere un rifugio.

Era diventata una stanza vuota.

Una stanza nella quale continuava a sentire la sua voce.

La morte di suo padre era arrivata dopo quella di sua madre, ma Nora aveva smesso di misurare il tempo tra i due eventi quasi immediatamente. Le sembrava che appartenessero allo stesso momento, alla stessa frattura; distinguere un prima e un dopo era diventato inutile quando entrambe le metà della sua famiglia erano state cancellate nel giro di poco tempo.

Non raccontava mai come fossero morti.

Non perché non ricordasse.

Ricordava fin troppo bene.

꩜ A VOLUME SPENTO # GLOCKYCerita yang buat anda obses. Terokai sekarang