Cinnamoroll e il Filo Spezzato

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I diciassette anni di Mahiru Kasumi erano fatti di piccole certezze: la frangia sempre in ordine a incorniciare i lunghi capelli castano chiaro, i suoi grandi occhi azzurri che si illuminavano ogni volta che vedeva un gadget di Cinnamoroll e l'abb...

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I diciassette anni di Mahiru Kasumi erano fatti di piccole certezze: la frangia sempre in ordine a incorniciare i lunghi capelli castano chiaro, i suoi grandi occhi azzurri che si illuminavano ogni volta che vedeva un gadget di Cinnamoroll e l'abbraccio sicuro di Mark Smith.

Mark era l'esatto opposto della sua compostezza giapponese. Un ragazzo americano alto, con un sorriso spontaneo che sembrava occupare tutto lo spazio nella stanza e una risata contagiosa. Quando camminavano insieme per i corridoi del liceo, la differenza d'altezza era quasi comica, ma per Mahiru stare al suo fianco significava sentirsi a casa. Mark le stringeva la mano tra le sue, le regalava peluche dell'amato cagnolino bianco dalle orecchie lunghe e le prometteva un futuro insieme.

Ma l'ultimo anno delle superiori portò con sé una pressione invisibile. Tra l'ansia per gli esami imminenti, la nostalgia di Mark per la sua terra natia e le incomprensioni mai chiarite, la distanza emotiva iniziò a farsi strada tra di loro. Piccoli litigi per nulla trasformarono le giornate serene in silenzi pesanti.

Il giorno del loro addio fu una limpida giornata di primavera. Seduti sulla solita panchina del parco vicino a scuola, Mahiru stringeva forte a sé il pupazzo di Cinnamoroll che Mark le aveva regalato per il loro anniversario.

«Non sta più funzionando, vero?» mormorò Mahiru, con la voce incrinata e lo sguardo fisso sulle proprie scarpe.

Mark sospirò, facendosi ancora più vicino prima di alzarsi. La sua figura alta scagliò un'ombra malinconica su di lei. «Ci stiamo solo facendo del male, Mahiru. Forse è meglio fermarci qui.»

Senza urlare, senza scene drammatiche, la loro storia d'amore finì con un abbraccio stretto e il sapore amaro di un arrivederci che sapeva di addio. Quello fu l'ultimo giorno in cui si parlarono tra i banchi di scuola.

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