Prologo

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Megan

Ci sono persone che entrano nella tua vita senza fare rumore.

E poi ci sono quelle che arrivano come una tempesta, lasciandoti addosso qualcosa che non riesci più a dimenticare.

Io avevo imparato a distinguere le seconde.

Avevo imparato a osservare le porte prima di entrare in una stanza. A scegliere il posto più vicino all'uscita. A non lasciare mai il telefono incustodito. A non raccontare troppo di me.

Soprattutto, avevo imparato che un nome può essere molto più di un nome.

Può essere una casa.

Può essere una prigione.

Può essere qualcosa che devi lasciare morire per poter continuare a vivere.

Per molto tempo avevo creduto che ricominciare significasse dimenticare.

Dimenticare il dolore. Le persone. Gli errori. Le notti in cui avevo desiderato soltanto che arrivasse il mattino.

Mi sbagliavo.

Il passato non si dimentica.

Si impara a conviverci.

E qualche volta, proprio quando pensi di essere finalmente riuscita a lasciartelo alle spalle, la vita decide di riportartelo davanti.

La mia nuova vita cominciò con una fuga.

Non sapevo che sarebbe finita in una cucina.

Non sapevo che avrei incontrato un uomo capace di vedere oltre quello che mostravo.

Non sapevo che avrei imparato di nuovo a fidarmi.

E soprattutto non sapevo che, per salvarmi, avrei dovuto prima capire chi ero davvero.

All'epoca pensavo soltanto a una cosa.

Sopravvivere.

Il resto sarebbe venuto dopo.


Dylan

A trentacinque anni avevo smesso di chiedermi perché alcune persone fossero capaci di amare e altre no.

Avevo avuto abbastanza tempo per capire che l'amore non era qualcosa che spettava a tutti.

Di certo non era spettato a me.

Ero stato un figlio non voluto.

Mai cercato. Mai desiderato.

E l'amore, per quanto mi riguardava, aveva sempre avuto un prezzo troppo alto.

Avevo imparato presto a non aspettarmi niente dalle persone.

Era più semplice.

Niente aspettative significava niente delusioni.

Così avevo costruito la mia vita intorno a poche certezze.

Il lavoro.

La cucina.

Le mie regole.

E le donne erano rimaste fuori da tutto questo.

Non cercavo relazioni.

Non cercavo promesse.

Qualche notte insieme, senza complicazioni, senza domande e soprattutto senza un domani da immaginare.

Funzionava.

Da anni.

Almeno fino a quando Bruno non entrò in cucina con una ragazza che non avevo mai visto.

Megan.

Non sapevo niente di lei.

Non sapevo da dove venisse, cosa avesse lasciato alle spalle o perché avesse quello sguardo.

Sapevo soltanto che sembrava troppo giovane per avere occhi così stanchi.

E che, quando guardò la cucina, lo fece in un modo che mi fece fermare per un istante.

Non guardava un posto di lavoro.

Guardava qualcosa che conosceva.

Qualcosa che, forse, le mancava.

Non ci feci troppo caso.

O almeno provai a non farlo.

Avevo già abbastanza problemi senza aggiungerne un'altra.

Lei era lì per lavorare.

Io ero lì per cucinare.

Niente di più.

Era semplice.

Doveva esserlo.

Perché a volte la vita comincia a cambiare proprio nel momento in cui sei più convinto di sapere esattamente come vuoi viverla.

THE MISSING INGREDIENT: a Recipe for SurvivalStories to obsess over. Discover now