Il rombo dello sparo riecheggiò ancora tra le pareti di cemento quando Peter Parker sentì l'impatto.
Non fu il dolore a colpirlo per primo — quello arrivò dopo, come un'onda ritardata che si propagava dal petto a tutto il corpo. La prima cosa che percepì fu la sensazione di aver perso l'equilibrio.
Poi venne il calore.
Un calore liquido che si espandeva sotto la tuta, caldo e sbagliato. Completamente sbagliato.
Le ginocchia cedettero. Il cemento gli venne incontro.
«Peter!»
La voce di Jean gli arrivò ovattata, come se stesse parlando attraverso una lastra di vetro spesso. La vide chinarsi su di lui, i capelli rossi che le ricadevano in avanti, incorniciando un volto stravolto dal panico.
Che strano, pensò Peter in quell'istante di lucidità sospesa.
Pochi minuti prima quella stessa ragazza era pronta a uccidere Bill Metzger. E lui l'aveva fermata non con la forza, ma con un ricordo... Il ricordo di May.
L'aveva fatta entrare nella sua mente, le aveva mostrato ciò che May gli aveva insegnato... e lei aveva capito... Lei aveva capito che non doveva essere il mostro che tutti si aspettavano, ma che poteva scegliere da sola il proprio percorso.
E poi Frank aveva premuto il grilletto.
«Peter, non chiudere gli occhi! Guardami!»
Lui cercò di fare come gli diceva Jean, ma le palpebre pesavano come dei macigni. Il petto gli bruciava e respirare stava diventando sempre più difficile.
Il proiettile doveva aver perforato un polmone. Forse entrambi.
La tuta era zuppa di sangue e non era il tipo di ferita che si poteva ignorare con una battuta e un po' di nastro adesivo.
«Perché l'hai fatto? Perché ti sei messo in mezzo?»
Peter avrebbe voluto rispondere. Avrebbe voluto spiegarle che era quello che faceva Spider-Man. Da quando era stato reclutato da Iron Man. Da quando aveva perso Zia May..... Da quando aveva rinunciato a tutto e tutti per proteggere le persone che amava.
Ma le parole non arrivarono.
Al loro posto, un rivolo di sangue gli colò dall'angolo della bocca.
Jean lo guardò e qualcosa dentro di lei si spezzò.
Era appena stata nella sua mente. Aveva visto tutto.
Non solo i grandi eventi — le battaglie, le perdite, i sacrifici — ma anche i piccoli momenti.
Le cene solitarie in un appartamento vuoto. Le notti passate a vegliare su una città che non sapeva nemmeno il suo nome.
Le chiacchierate con zia May. I pomeriggi con Ned. Gli appuntamenti con MJ.
L'abitudine che Peter ha preso di andare nel reparto pediatrico per far sorridere i bambini più malati.
Tutto sommerso nel dolore sordo e costante di essere stato cancellato dall'esistenza di tutti quelli che amava.
E nonostante tutto questo, Peter Parker aveva scelto di aiutarla.
Non per un secondo fine. Non perché volesse qualcosa da lei. Ma perché aveva visto una persona che soffriva e aveva deciso che nessuno meritava quella sofferenza.
E, a quanto pare, Jean sopratutto non meritava nulla di quello che le era successo.
Quel pensiero la colpì nel profondo.
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SpiderPhoenix: Brand New Time
FanfictionCome andrebbero le cose se, quando Jean prova a salvare Peter dalla ferita di proiettile, la Fenice prende il sopravvento e i due si ritrovano proiettati più di 10 anni indietro nel tempo? Ora avranno la possibilità di cambiare le cose e salvare pi...
