La vocina cominciò a sussurrare nella testa di Mara appena si sedette davanti ai fogli bianchi sul cavalletto. Mara, con le matite strette tra le dita, disegnava ciò che la ispirava e ora si era messa a riflettere, ma al primo rumore sarebbe scappata via.
Cercava un volto da cui partire, come quelli che aveva finito e appeso alla parete: un attore famoso? un quadro? Aprì Google, un grande sorriso ci voleva. Poi dovette sbirciare intorno. Non c'era nessuno, eppure i mobili scricchiolavano come se qualcuno si stesse stiracchiando dentro. Il padre diceva che erano solo i respiri degli oggetti, perché tutto vive se gli attribuisci un senso.
Smettila di ascoltare!
Eccola l'immagine: un bambino con le finestre tra i denti. Provò a schizzarlo, inclinando la testa per valutarlo. Non sentiva mai soddisfazione per ciò che usciva dalle sue matite.
Aspetta, cos'è??
Rialzò gli occhi. La scrivania si lamentava e pure il letto di fianco. Spesso, di notte, mentre dormiva, sentiva qualcuno accanto. La guardava! Forse aveva un volto tra quelli appesi alle pareti. Era tutta colpa dei suoi disegni, della fantasia che viaggiava oltre mondo. Troppi occhi disegnati, troppi sguardi a giudicarla. Forse doveva smettere di disegnare, in fondo nessuno le aveva mai detto che fosse brava.
Fissò l'armadio massiccio, le tende ruvide che vibravano dietro di lei. Riportò la matita sul foglio, ma le scivolò dalle dita. Stava sudando, aveva mal di stomaco per la fame, poteva concedersi uno spuntino, ma le gambe non rispondevano. Si spinse via con la sedia girevole, rifugiandosi in un angolo della stanza. Qualcosa stava rosicchiando i piedi del letto. Si tappò le orecchie, ma poi una bolla si infranse contro il vetro della finestra, increspando le tende. Era un respiro?
Frena l'immaginazione. Frena!
I suoi stivaletti erano sotto al letto. Sì, di lì a poco li avrebbe infilati e sarebbe scappata. Le tende continuavano a muoversi spostate da un vento leggero che non veniva da fuori. Allora cos'era? E ancora lo scricchiolio dell'armadio, della scrivania, del letto. Tutto respira. La casa si mangia da sola, diceva il padre.
Sei completamente pazza!
Mara portò a fatica le gambe sulla sedia e si prese la testa fra le mani. I suoi disegni erano orribili, doveva strapparli, appena finito quell'incubo. L'orlo della tenda ora si sollevava a sbuffi dal pavimento, il letto crepitava come se si stesse ribellando a qualcuno che gli dava fuoco. Quel qualcuno che dormiva lì con lei, che mancava dai ritratti appesi. Mara cominciò a piangere, ma come aveva fatto a dimenticarlo? Il nonno! Quella stanza gli apparteneva, suoi erano mobili, suo il letto. È lui che respirava da sotto la tenda.
Vuole entrare!
Quel ritratto abbozzato in vista sul cavalletto era lei da piccola con le finestrelle ai denti. Quando una mattina era corsa dal nonno e lui le aveva detto: "Stai attenta, ti entrano i fischi lì in mezzo". Ora fischiava dappertutto! Tra le tende, sotto al letto; un brivido gelato sulla gamba, sul braccio, sul collo, sulla faccia.
Aiuto!
Mara strillò. Corse via, scalza. E gli stivaletti si schiantarono contro il muro trascinati da una folata di vento.
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Disegni e fischi
HorrorMara cerca di disegnare ma nella sua camera non è sola...non è mai stata sola.
