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Prologo

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Il sapore del sangue è la prima cosa che impari a riconoscere quando vivi a Hell's Kitchen. Sa di ruggine, di pioggia acida e di una disperazione così fitta che ti si attacca alla lingua e non va via più.
Io mi chiamo Jade Miller, e la mia idea di manutenzione urbana è molto semplice: se la polizia non fa il suo lavoro, se i giudici hanno un prezzo e se le istituzioni voltano la faccia dall'altra parte, ci penso io a ripulire le strade. Niente prediche, niente codici etici, solo i miei tirapugni di ferro e una buona dose di rabbia accumulata. Per la gentaglia che infesta questo quartiere uso le loro stesse regole. E di solito, dopo che ci siamo "parlati", capiscono la lezione.
Il problema è che Hell's Kitchen è diventata improvvisamente troppo stretta. E non parlo solo dei vicoli bui.
Qualche giorno fa pensavo di aver toccato il fondo. Mi sono ritrovata sbattuta in un'aula di tribunale, con un'accusa pesante come un macigno e la concreta possibilità di passare un bel po' di tempo dietro le sbarre. Lì avevo incontrato Matt Murdock, il mio avvocato difensore d'ufficio: cieco, con quegli occhiali tondi e scuri che sembrano nascondere un intero universo, e un'aria così dannatamente composta e pulita da far venire voglia di prenderlo a schiaffi. Eppure, nonostante la sua aria da santo e la predica sottovoce sulla legalità, c'era qualcosa nei suoi occhi ciechi che mi scrutava dentro. Mi aveva tirato fuori dai guai per il rotto della cuffia, salvandomi la pelle da una condanna certa.
Ero convinta che con la storia della galera e le prediche di quell'avvocato avessi chiuso per un pezzo.
Invece mi sbagliavo di grosso.
Poche ore dopo sono di nuovo qui, sui tetti, con la pioggia che mi lava via la polvere di dosso e il fiatone dopo l'ennesimo scontro. Ho appena sistemato un trafficante locale quando, un secondo prima di rilassarmi, un tonfo sordo mi gela il sangue nelle vene.
Un soffio d'aria. Un movimento fluido e letale.
E lui è lì.
Il suo petto si alza e si abbassa pesantemente. Non ha bisogno di vedermi per sapere dove sono: i suoi sensi sono così acuti che percepiscono ogni singolo battito del mio cuore impazzito.
"Hai decisamente esagerato, Miller" ringhia quella voce profonda, roca, che mi vibra direttamente nello stomaco.
Un brivido freddo mi percorre la schiena. Spalanco gli occhi dietro i miei tirapugni di ferro. Come diavolo fa a sapere il mio cognome?
Io non so chi si nasconda dietro quel cappuccio nero e quella stoffa che gli copre il viso. Per me è solo un altro fastidioso vigilante che si intromette nei miei affari. Ma mentre il mio cervello cerca di capire chi sia, una parte di me si irrigidisce: quel tono di voce... c'è qualcosa in quel modo di parlare che mi fa scattare un campanello d'allarme invisibile.
La mia notte di tregua è appena finita, e ho la brutta sensazione che questo tizio mi darà parecchio filo da torcere

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⏰ Last updated: Aug 02 ⏰

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