La Ballata del Tempo Immortale e il Risveglio della Marchesa

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Il sole del pomeriggio filtrava stancamente attraverso le ampie vetrate della classe 3°B, illuminando i granelli di polvere che danzavano nell'aria riscaldata dai termosifoni. Era l'ora di inglese. Per i ragazzi seduti a quei banchi moderni, la vita scorreva su binari ordinari, fatti di compiti, sogni adolescenziali e passatempi digitali. Sullo schermo dello smartphone di un ragazzo in seconda fila, seminascosto sotto il diario, scorrevano le immagini di Black Butler, un anime di enorme successo basato sui fumetti giapponesi. I compagni commentavano sottovoce le imprese del freddo conte Ciel Phantomhive e del suo diabolico maggiordomo, Sebastian Michaelis, considerandoli semplicemente il frutto della splendida fantasia di un autore.Poco più in là, Sofia fissava il vuoto. Teneva i capelli castani legati in una coda disordinata, indossava una felpa oversize grigia e un paio di jeans consumati. Appariva a tutti come una ragazza introversa, silenziosa, quasi invisibile. Eppure, ogni volta che lo sguardo dei suoi compagni cadeva su quelle immagini animate dello schermo, un brivido impercettibile le correva lungo la schiena. Un sorriso amaro, intriso di una malinconia antica quanto il mondo, sfiorava le sue labbra. Gli umani erano creature così ingenue. Credevano che la storia fosse solo un racconto cartaceo. Non potevano minimamente sospettare che la realtà fosse molto più oscura, nobile e immortale di qualunque finzione.La professoressa di inglese, una donna severa con i capelli raccolti in uno chignon rigido e gli occhiali appoggiati sul ponte del naso, interruppe il brusio generale battendo una penna sulla cattedra.— Silenzio, ragazzi. Riponete i telefoni e prestate la massima attenzione — ordinò la docente, mentre la lavagna interattiva multimediale si accendeva, illuminando l'aula di una luce azzurrina. — Oggi affronteremo lo studio delle antiche ballate tradizionali britanniche. Analizzeremo non solo la fonetica e la struttura metrica, ma anche il profondo contesto storico e le leggende oscure che si celano dietro le rime apparentemente infantili.La professoressa si voltò verso il computer e, con un doppio clic deciso, avviò la traccia audio. Dalle casse della classe si diffuse una melodia suonata al pianoforte. Era un suono metallico, cadenzato, una ninna nanna infantile che però, nel silenzio assoluto dell'aula, assunse immediatamente una sfumatura spettrale, quasi ipnotica.London Bridge is falling down...Nel momento esatto in cui quelle note iniziarono a vibrare nell'aria, il battito cardiaco di Sofia si fermò. Non era una semplice canzone. Per lei, quella melodia era un portale temporale, il richiamo di una Londra vittoriana avvolta nella nebbia tossica della rivoluzione industriale, l'eco di carrozze che sfrecciavano sui ciottoli bagnati e l'odore metallico del sangue e dei patti occulti. Il legame con la sua vera natura, sigillato sotto le spoglie di una comune studentessa umana, si spezzò di colpo.Senza che la sua mente lo decidesse razionalmente, il corpo di Sofia si mosse da solo. La sedia di metallo strisciò contro il pavimento della classe producendo un suono acuto e stridente. Tutti i compagni si voltarono a guardarla, stupiti dall'improvviso scatto di quella ragazza solitamente così sommessa. La professoressa sollevò lo sguardo, contrariata.— Sofia? Cosa succede? Ti ho chiesto di fare silenzio e rimanere seduta — disse la docente, incrociando le braccia.Ma Sofia non si trovava più in quel tempo. Le sue orecchie non udivano più la voce della professoressa, né i sussurri stupiti della classe. I suoi occhi, originariamente castani e spenti, vennero attraversati da una fiammata improvvisa. Le iridi mutarono istantaneamente, assumendo una tonalità rosa confetto profonda, magnetica e sovrannaturale: lo sguardo inconfondibile di un demone.Sofia aprì le labbra. La sua voce si levò nell'aria, chiara, limpida, dotata di una potenza melodica che ammutolì la stanza. Non c'era più traccia dell'inflessione linguistica moderna; parlava con un accento aristocratico impeccabile, il perfetto e forbito inglese della più alta nobiltà britannica dell'Ottocento. Cominciò a cantare, seguendo la traccia audio, ma riempiendola di una presenza maestosa:— London Bridge is falling down, falling down, falling down...Mentre pronunciava queste prime parole, l'aria all'interno dell'aula si fece improvvisamente gelida. Le finestre della classe iniziarono a tremare sotto la spinta di un vento invisibile che scaturiva direttamente dal corpo della ragazza. Un profumo intenso di rose bianche e polvere da sparo invase l'ambiente, scalzando l'odore di gesso e plastica. I suoi capelli castani subirono una metamorfosi sconvolgente sotto gli occhi terrorizzati dei presenti: il colore sbiadì in un biondo dorato purissimo e lucente, come oro colato, e le ciocche iniziarono ad arricciarsi da sole a mezz'aria, legandosi in due lunghi, perfetti e simmetrici boccoli che le ricadevano con grazia regale fin sotto le spalle.La professoressa fece tre passi indietro, urtando la cattedra e lasciando cadere i fogli che aveva in mano. — Ma... ma cosa ti sta succedendo?! Chi sei?! — gridò, la voce rotta dal panico.Sofia non rispose. Continuò a camminare lentamente verso il centro dello spazio compreso tra i banchi e la cattedra. I suoi movimenti erano intrisi di una grazia letale ed elegante, la postura fiera di chi è abituata a calcare i pavimenti dei palazzi reali e a impugnare fioretti d'acciaio. La felpa grigia e i jeans iniziarono a disgregarsi, trasformandosi in cenere luccicante che volava via nel vento demoniaco. Al loro posto, fili di luce verde smeraldo e pizzo bianco purissimo cominciarono a tessere un abito sontuoso.In pochi istanti, la ragazza si ritrovò a indossare uno sfarzoso vestito ottocentesco di seta verde scuro, arricchito da vistosi fiocchi rosa disposti con geometrica perfezione, balze voluminose e un corsetto rigido che esaltava la sua figura slanciata. Sulle sue mani comparvero guanti bianchi di finissimo pizzo, mentre ai piedi calzava eleganti stivaletti stringati con il tacco. Sul suo volto non c'era più la timidezza di Sofia, ma l'espressione indomita, fiera e irresistibile della Marchesa Elizabeth Midford.— London Bridge is falling down, my fair lady... — cantò ancora Elizabeth, la sua voce demoniaca che risuonava con una leggera eco ultraterrena, facendo vibrare i banchi della scuola.I compagni di classe erano pietrificati. Molti di loro fissavano lo smartphone e poi guardavano la ragazza al centro dell'aula: era l'esatta, identica, spaventosa e magnifica trasposizione reale del personaggio di Black Butler. Ma l'energia che emanava non era un gioco di specchi o un effetto speciale; era un potere antico, assoluto e spaventoso.Improvvisamente, la porta dell'aula scolastica si spalancò con un colpo secco, così violento da far sobbalzare l'intera struttura. Una nebbia fitta, fredda e densa come quella che si riversa sul Tamigi, penetrò nella stanza, avvolgendo i piedi degli studenti e cancellando i contorni delle pareti moderne. Dalla coltre grigia emersero due sagome oscure, camminando con passo cadenzato e perfettamente sincronizzato.Il primo era un ragazzino dall'eleganza tagliente e impeccabile. Indossava un cappotto blu notte di velluto, una camicia con jabot di pizzo, un cappello a cilindro leggermente inclinato e una benda nera a coprire l'occhio destro. Il secondo era un uomo alto, slanciato, vestito con un frac nero da maggiordomo perfetto in ogni dettaglio, i capelli corvini che incorniciavano un volto dai lineamenti affilati e un sorriso enigmatico, freddo, privo di ogni autentica pietà umana.Ciel Phantomhive e Sebastian Michaelis.I personaggi mantenevano intatta la fiera personalità descritta nei libri e nei film più oscuri. Ciel non mostrava alcuna fragilità; il suo unico occhio visibile, di un profondo blu oceanico, mutò istantaneamente la propria luce. La sua iride brillò di un vivido colore fucsia, rivelando la sua natura di demone immortale. In quell'universo alternativo, Ciel non era più una preda umana. Era asceso, trasformandosi in una creatura eterna insieme alla sua promessa sposa, Elizabeth. Di conseguenza, il contratto originale con Sebastian si era evoluto in un legame indissolubile di servitù eterna: Sebastian non poteva più divorare l'anima del Conte, poiché l'anima di Ciel era ormai immortale e priva di scadenza, condannando il maggiordomo a servire la coppia per l'eternità, affascinato e sottomesso dal loro immenso potere combinato.Ciel fece un passo avanti, posizionandosi alla destra di Elizabeth. Il suo sguardo, altero, fiero e privo di tentennamenti, si incrociò con quello della ragazza. Unendosi perfettamente al ritmo della musica che ancora risuonava dalle casse trasformate dal potere demoniaco, Ciel intonò la seconda strofa con la sua voce giovanile ma carica di un'autorità assoluta e regale:— Build it up with wood and clay, wood and clay, wood and clay...Sebastian si posizionò un passo dietro il suo giovane padrone. I suoi occhi rossi brillavano nella nebbia come braci ardenti nel buio. Sul suo volto si dipinse l'espressione di un maggiordomo impeccabile che esegue gli ordini dei suoi signori con spietata precisione e sottile ironia. Muovendo le dita guantate di bianco, Sebastian continuò la ballata, sovrapponendo la sua voce vellutata, profonda e suadente a quella dei due demoni nobili:— Wood and clay will wash away, my fair lady...Elizabeth sorrise a Ciel, un sorriso che univa un affetto eterno alla consapevolezza del loro immenso potere oscuro. Non era la debole fidanzata che andava protetta; era la cacciatrice, la prodigiosa spadaccina del casato dei Midford, colei che per amore aveva accettato l'oscurità eterna pur di rimanere al fianco del suo Conte. Elizabeth compì un giro perfetto su se stessa, facendo volteggiare l'ampia gonna di seta verde smeraldo che sfiorò la nebbia sul pavimento, e riprese il controllo del canto con voce ancora più potente e cristallina:— Build it up with bricks and mortar, bricks and mortar, bricks and mortar...Ciel strinse i pugni lungo i fianchi, il suo anello con lo zaffiro dei Phantomhive che brillava di luce propria. Mantenne il suo atteggiamento orgoglioso, distaccato dal resto del mondo umano presente in quella stanza, focalizzato solo sulla sua sposa. Con tono fermo e fiero, rispose cantando la strofa successiva:— Bricks and mortar will not stay, my fair lady...Sebastian fece un passo felino di lato, i suoi movimenti talmente rapidi da risultare quasi impercettibili all'occhio umano. Il suo compito era assecondare la perfezione di quel quadro di corte. Il maggiordomo allargò leggermente le braccia e, con una perfetta intonazione teatrale, cantò la penultima strofa della ballata tradizionale:— Build it up with iron and steel, iron and steel, iron and steel...La melodia stava per raggiungere il suo culmine. Elizabeth tese la mano destra, coperta dal pizzo bianco, verso Ciel. Il giovane conte fece un passo deciso e afferrò la mano della sua fidanzata. Nel momento esatto in cui le loro dita si incrociarono, un'onda d'urto invisibile di energia demoniaca, colorata di sfumature rosa e blu notte, si sprigionò dai due ragazzi. L'impatto fece tremare i vetri delle finestre dell'aula e sollevò i fogli di carta dalle scrivanie dei compagni terrorizzati. I due immortali iniziarono a eseguire i passi di un valzer lento, impeccabile e regale, sollevandosi di pochi centimetri dal pavimento e fluttuando sopra la nebbia fitta.Fissando gli occhi fucsia di Ciel, Elizabeth intonò l'ultima, decisiva strofa della canzone, chiudendo il cerchio del loro antico legame:— Iron and steel will bend and bow, my fair lady...Le ultime note del pianoforte sfumarono lentamente, lasciando spazio a un silenzio di tomba. La nebbia di Londra che aveva invaso la classe cominciò a diradarsi pian piano, ma l'aula scolastica non era più la stessa: l'atmosfera era satura di una maestosità antica e opprimente. Gli studenti e la professoressa erano rannicchiati contro le pareti perimetrali della stanza, incapaci di muovere un muscolo o di emettere un solo respiro ad alta voce, sopraffatti dalla sbalorditiva manifestazione di regalità e potere demoniaco a cui avevano appena assistito.Ciel ed Elizabeth interruppero il valzer, atterrando con grazia millimetrica sul pavimento della classe. Rimasero l'uno di fronte all'altra, tenendosi ancora per mano, splendidi nei loro abiti vittoriani, emanando un'aura di immortalità che esigeva sottomissione.Sebastian Michaelis fece tre passi indietro, posizionandosi alla giusta distanza cerimoniale dalla coppia reale. Con un movimento fluido, teatrale e assolutamente perfetto, il maggiordomo portò la mano destra aperta sul cuore, distese la gamba sinistra all'indietro e si esibì nel più profondo e devoto degli inchini, abbassando la testa corvina in segno di totale sottomissione.— Fino alla fine dei tempi, i miei più profondi rispetti a voi, Lady Elizabeth, e a voi, mio giovane signore — recitò Sebastian, la sua voce intrisa di una fedeltà assoluta, ormai rassegnato ma affascinato dal servire due padroni il cui potere superava persino le leggi degli inferi.Subito dopo, anche Ciel Phantomhive si voltò verso la sua sposa. Fece un passo indietro con estrema dignità, si tolse il cappello a cilindro con la mano destra portandolo elegantemente al petto e si inchinò profondamente davanti ad Elizabeth Midford. Con quel gesto solenne, il fiero Cane da Guardia della Regina riconosceva pubblicamente Elizabeth non solo come la sua fidanzata storica, ma come la sua eguale nel regno eterno dei demoni immortali.Elizabeth li guardò entrambi dall'alto della sua posizione, lo sguardo rosa confetto che brillava di una luce fiera, magnifica e dominante. Il velo della fragile studentessa umana Sofia si era strappato per sempre. La Marchesa Elizabeth Midford era tornata per reclamare il suo posto nell'eternità.

Il Valzer delle Maschere CaduteStories to obsess over. Discover now