Un brivido.
Il freddo attraversava la stanza, il pavimento sotto di me era caldo, l'aria ricordava la sensazione che si prova dopo una giornata di pioggia intensa, quel venticello leggero che mi accarezzava il corpo mi faceva sentire bene, ma c'era qualcosa che non andava, qualcosa che non c'entrava niente nella mia visione.
Aprendo piano gli occhi, notai subito davanti a me una porta marrone moderna semplicissima con al centro un bellissimo fiore simile ad una rosa con tantissimi petali aperti, decorata con diverse sfumature di colore, era davvero magnifica, era un disegno davvero ben fatto.
«Finalmente... ti sei svegliata anche tu»disse una voce femminile e tremolante vicino a me.
Il mio sguardo si posò su di lei, era una ragazza molto minuta, che teneva le ginocchia strette al petto spaventata. Indossava dei vestiti davvero belli una maglietta di un bel bianco da dominava su tutto il tessuto, però a destra aveva delle venature di diversi colori smili a quelli della cosa che circondavano tutta la maglietta e i pantaloni e le scarpe erano dello stesso colore nero.
«Ma... cos'è successo? Dove sono?»interruppe un'altra voce, stavolta maschile.
Mi girai verso di lui, era un uomo alto, sulla quarantina, vestito esattamente come la ragazza, aveva una corporatura robusta e diversi tatuaggi sul braccio sinistro.
«Chi siete voi due?» domandò con tono dubbioso e arrabbiato l'uomo tatuato, fissandoci con uno sguardo minaccioso.
Quel suo modo di guardarmi mi penetrò dentro, facendomi sentire in pericolo e spaventata; senza rendermene conto, iniziai a tremare.
Mi sentivo in trappola, come se i miei stessi pensieri fossero stati risucchiati dentro una stanza chiusa senza alcuna via d'uscita.
Prima di rispondere a quella domanda così scorbutica, portai d'istinto la mano al petto e i miei occhi caddero sui miei vestiti: indossavo esattamente la stessa maglietta e gli stessi pantaloni degli altri due.
«Ma... com'è possibile?» mormorai con voce tremante.
La mia mente era confusa e i ricordi non collaboravano affatto tra loro.
Alzai lo sguardo.
La ragazza si alzò lentamente e si avvicinò alla porta; anche l'uomo alto si mosse verso di lei, lasciandomi ancora seduta per terra a guardarli alle spalle. La ragazza Farfugliò qualcosa di incomprensibile e posò le dita sul disegno del fiore e, all'istante, la porta si spalancò.
Rimanemmo tutti e tre a bocca aperta per ciò che si proiettò davanti a noi: un lungo corridoio che presentavano diverse porte, sia a destra che a sinistra. Nessuna aveva un disegno raffigurato, erano completamente marroni. Alzandomi in piedi per ammirare meglio la scena, ne contai solo sei, distanziate l'una dall'altra. Sembrava un corridoio infinito. Solo una,sul lato destro, era aperta.«Ma per caso voi sapete che ci facciamo qui?» dissi, spezzando quel momento di silenzio.
L'uomo ci guardò e, senza dire una parola, attraversò la soglia; la ragazza lo seguì a ruota. Feci lo stesso, ma prima di lasciare la stanza mi voltai per ammirare un'ultima volta il luogo misterioso del nostro risveglio. Era un ambiente piccolo, con pareti dipinte di colori simili a quelli delle venature sulle nostre magliette. L'unico elemento davvero differente era quel fiore disegnato sulla porta: una rosa colorata, bellissima, dalle sfumature dell'arcobaleno.
Oltrepassai la soglia con l'ultimo piede rimasto e la porta si richiuse di colpo alle nostre spalle, prima di varcare l'unica porta aperta nel corridoio, ci scambiammo uno sguardo d'intesa e, senza fare nemmeno un cenno, entrammo.La prima stanza era molto grande, sulla destra c'era una cucina lineare, con un tavolo imponente e delle sedie disposte davanti a noi.
Prima che potessi focalizzarmi sui dettagli, la voce della ragazza mi interruppe mentre mormorava frasi tra sé e sé:
«Ma siamo dentro una casa? Di chi è questa casa? E che ci facciamo qui? Perché non ricordo niente...». Continuava a muoversi perplessa;
c'erano troppe domande a cui nessuno di noi sapeva dare risposta.
La tavolata era apparecchiata per tre persone,le posate luccicavano di un bel argento, disposte con precisione accanto a piatti color panna; al centro della tavola spiccava un mazzo di rose di ogni genere e colore.
Mentre la ragazza continuava a guardarsi intorno, l'uomo annunciò ad alta voce che si sarebbe seduto.
Le sedie erano eleganti e rivestite in un tessuto beige panna; sembrava una cucina normalissima, di quelle presenti in quasi tutte le case, solo che appariva fin troppo calma, quasi senza anima. Non c'era odore di cibo, era tutto fin troppo perfetto.
In fondo, accanto a una porta marrone chiusa, c'era una finestra. Mi avvicinai per guardare fuori, ma oltre il vetro non c'era nulla, solo lo sfondo falso di una catena montuosa, come se fosse stato disegnato e incollato lì.
L'uomo si sedette e rimase a bocca aperta,lo stesso feci io, perché nel momento esatto in cui il suo peso poggiò sulla sedia, le posate si mossero da sole, posizionandosi sopra il piatto.
«Cos'è appena successo? Che stregoneria è mai questa?» esclamò l'uomo,
sconvolto.
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Frammenti Di Memoria: Non È Come Sembra
ActionMemorie, sogni, frammenti, vengono spezzati e cambiati quando qualcosa entra nei nostri ricordi. Kelly Jones una ragazza semplice, vivace a tratti malinconica stava attraversando il momento più felice della sua vita, ma lei ancora non lo sa, che il...
