La nebbia di dicembre avvolgeva le strade di Londra in un abbraccio umido e freddo, ma all'interno della piccola bakery all'angolo il clima era un'altra storia. C'era profumo di cannella, lievito fresco e caffè macinato al momento, un rifugio perfetto per combattere le prime ore del mattino.
Il locale non era ancora affollato. Dietro il bancone in legno scuro, la vetrina mostrava una sfilata di croissant dorati e cinnamon rolls ancora caldi. Proprio lì davanti, però, la fila era bloccata da una figura imponente: un ragazzo alto, con una giacca grigia e i riccioli scuri visibilmente scompigliati dal sonno. Fissava i dolci con lo sguardo perso di chi sta tentando di decifrare un codice segreto.
Dietro di lui, in attesa, un paio di occhi marroni lo osservavano con diveritmento. La ragazza si sistemò il cappotto verde bosco (il suo colore preferito da sempre) e si lasciò scappare una piccola risata. Con i capelli rossi raccolti in modo disordinato e le lentiggini a punteggiarle il naso, rompeva la monotonia di quella mattina grigia. Frequentava il secondo anno del master in Interior Design e quella bakery sotto casa era diventata il suo quartiere generale per gli studi. E per la sopravvivenza.
«Guarda,quelle sono le mie preferite» disse a voce non troppo alta, facendosi avanti di un passo e indicando le brioche alla crema e mirtilli. «Decisamente perfette con un caffè per un buon risveglio...»
Esitò un secondo mentre il ragazzo si girava lentamente verso di lei. Aveva gli occhi chiari ancora leggermente arrossati dalla stanchezza.
«...e direi che potrebbe fare al caso tuo, soprattutto il caffè» aggiunse con un sorriso sghembo.
Il ragazzo sbatté le palpebre un paio di volte. Fece un piccolo ghigno divertito, inclinando leggermente la testa mentre si passava una mano sul collo, visibilmente un imbarazzato per il suo aspetto da "zombie" mattutino.
«Un attacco diretto al mio stato psicofisico così di prima mattina? Sei spietata...» rispose con una voce impastata dal sonno, per poi addolcire subito lo sguardo in un sorriso sincero che gli fece spuntare due accenni di fossette. «Scherzi a parte... grazie mille per il consiglio. Visto che sono nuovo del quartiere e non so ancora orientarmi.»
«Nuovo del quartiere? Allora considerati fortunato, sei appena capitato nel posto migliore della zona» replicò lei con naturalezza, mentre il barista faceva cenno che era il loro turno. «Comunque sono Penelope, ma puoi chiamarmi Penny. E la prima regola di questa posto è che il caffè va preso sempre doppio.»
«Io sono Ollie» disse lui, allungando la mano con un garbo quasi timido, sproporzionato rispetto alla sua altezza. «E accetto volentieri la regola. Mi sono trasferito tipo ieri e al momento in cucina ho solo due tazze e tre scatole ancora chiuse. Quindi sì, grazie per avermi hai salvato la colazione.»
Mentre aspettavano le loro ordinazioni, il locale iniziò a riempirsi improvvisamente di gente in fuga dal freddo. Quando il barista consegnò loro i bicchieri da asporto e i sacchetti di carta, Ollie si voltò a guardare la sala: i tavoli erano ormai tutti occupati.
«Ehm... vista la mia incapacità di sopravvivere da solo stamattina, ti dispiace se condividiamo quel piccolo spazio al bancone?» chiesi con un sorriso speranzoso. «Giuro che non ti rubo il croissant.»
Si sedettero vicini, con i gomiti quasi che si toccavano. Per venti minuti, il tempo sembrò scivolare via senza peso. Ollie le raccontò in modo buffo del disastro del suo nuovo appartamento, delle montagne di scatole da disfare e di come non trovasse nemmeno un cucchiaino. Lei gli spiegò che studiava Interior Design — cosa che gli strappò un «Allora se non riesco a montare i mobili di IKEA so chi chiamare» — e gli elencò i posti migliori dove ordinare cibo da asporto senza intossicarsi.
C'era una fluidità strana e piacevole tra di loro, come se si conoscessero da tempo. Nessun imbarazzo, solo la risata pulita di Ollie e le battute pronte di lei.
Quando finirono i caffè, Ollie controllò l'ora sul telefono e fece una smorfia di rammarico. «Devo scappare, ho una chiamata di lavoro tra dieci minuti e non ho ancora capito come accendere il riscaldamento in casa.»
Pagarono e uscirono insieme dalla bakery. L'aria gelida di Londra li investì in pieno, facendo fare a entrambi un piccolo salto per il freddo. Giunti al marciapiede, le loro strade stavano per dividersi. Ci fu un istante di esitazione, un secondo sospeso in cui Ollie sembrò quasi voler dire qualcosa, magari chiedere un contatto o un modo per rivederla.
Lei, però, gli fece un piccolo cenno con la mano, stringendosi nel suo cappotto verde.
«Ci vediamo in giro, Ollie» disse semplicemente, regalandogli un ultimo sorriso prima di voltarsi e incamminarsi verso il portone del suo palazzo.
Oliver rimase lì, impalato sul marciapiede con la tazza vuota del caffè ancora in mano e il sacchetto di carta nell'altra. La guardò camminare fino a quando non sparì dietro l'angolo di un palazzo
rimanendo a fissare quel punto per diversi secondi, con un sorriso ebete che non accennava a sparire nonostante il vento gelido di Londra.
KAMU SEDANG MEMBACA
falling in London || Oliver Bearman
Fiksi PenggemarA volte anche chi è abituato a vivere a 300km orari può trovarsi in difficoltà con le piccole cose quotidiane, per fortuna c'è chi può aiutarlo...
