Ci sono persone che credono che un'anima non si possa spezzare.
Mi sono sempre chiesta come facciano ad esserne così sicure.
Forse perché non hanno mai sentito qualcosa nel punto esatto in cui ha inizio il loro silenzio.
Non una voce.
Le voci appartengono agli uomini. Questo era diverso: era un'assenza che imparava il mio nome prima ancora che io imparassi il suo.
Per anni ho pensato che tutti vivessero così. Che tutti misurassero le parole prima di pronunciarle, non per educazione, ma per paura di ciò che le parole avrebbero potuto diventare.
Che tutti evitassero di arrabbiarsi troppo, di amare troppo, perfino di sognare troppo, perché certe emozioni hanno il brutto vizio di spalancare porte che dovrebbero restare chiuse.
Poi ho capito che il problema non era il mondo.
Ero io.
C'è una differenza sottile tra essere soli e doverlo essere.
La solitudine concede ancora la speranza di un incontro.
L'isolamento, invece, è una decisione presa da qualcun altro molto prima che tu possa esprimere un'opinione.
Ti cresce addosso come la polvere sulle librerie di una casa troppo antica, finché smetti persino di immaginare il rumore di una porta che si apre.
Ho imparato a esistere in punta di piedi,a non osare e a non farmi notare.
Le case vecchie conservano memoria di chi le attraversa. Alcune scricchiolano, altre sussurrano. La mia sembrava trattenere il respiro ogni volta che passavo nel corridoio, come se nemmeno i muri sapessero se proteggermi o portarmi all' autodistruzione.
A diciotto anni conoscevo il peso del silenzio meglio del suono della mia stessa risata.
E c'erano notti in cui mi domandavo se fossi nata con un'ombra...
...o se fosse stata l'ombra a nascere con me.
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Non ho mai creduto che una casa fosse soltanto mattoni, legno e finestre.
Le persone lasciano tracce ovunque.
Nei corridoi.
Nelle maniglie consumate.
Nei pavimenti che imparano a riconoscere il peso di un passo prima ancora di sentirlo.
Ci sono case che dimenticano.
Grimmauld Place non era una di quelle.
Ogni muro sembrava custodire un segreto che nessuno aveva il coraggio di pronunciare ad alta voce. Perfino il buio aveva un odore diverso lì dentro: antico, immobile, come se il tempo avesse smesso di scorrere molto prima che io nascessi.
Da bambina pensavo che fosse la casa a osservare me. Con il tempo capii che ero io a osservare lei tentando di comprenderla.
Imparai i suoi respiri. Il cigolio della porta della cucina. Il vento che trovava sempre la stessa fessura nella finestra del pianerottolo e produceva un fischio così malinconico da sembrare il ricordo di una voce.
La loro voce...
Passavo più tempo ad ascoltare la casa che le persone.
Forse perché le case non mentono.
E forse perché di persone non ne conoscevo molte.
Gli adulti parlavano a bassa voce.
Credevano che non io li sentissi.
È curioso il modo in cui i più grandi proteggono i bambini: abbassano il tono della voce, chiudono una porta, aspettano che tu esca dalla stanza.
Come se il silenzio fosse più innocente della verità.
Non capiscono che i bambini imparano a leggere ciò che non viene detto molto prima di comprendere il significato delle parole.
Così crescevo tra frasi interrotte.
«Quando sarà il momento...»
«Non possiamo rischiare...»
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The Curse | Mattheo Riddle
FanfictionE se quella notte 18 anni fa la storia avesse scelto un altro percorso, e tra le macerie della casa dei Potter non fosse rimasto solo il pianto di un bambino sopravvissuto? E se insieme a Harry fosse nata anche lei, Elizabeth Potter, gemella segreta...
