Desiderio fermo

50 1 0
                                        

Ethan aveva trentacinque anni e parlava poco. Al lavoro, in quel grigio ufficio di contabilità a Seattle, rispondeva con monosillabi, gli occhi bassi sullo schermo. Alto ma sempre un po' curvo, come se volesse occupare meno spazio possibile, con una barba incolta e occhiali che nascondevano uno sguardo affamato. Le donne lo notavano appena: era lo "sfigato silenzioso" del piano. E lui, dentro, bruciava.
Ogni giorno, mentre camminava per le strade della città o prendeva il bus, i suoi occhi rubavano tutto. Non osava mai fissare apertamente, ma registrava ogni dettaglio con una precisione quasi dolorosa. Il desiderio sessuale che provava era costante, profondo, una fame che non riusciva mai a soddisfare. Di notte, da solo nel suo piccolo appartamento, si toccava pensando a loro, venendo con un gemito soffocato mentre immaginava scene impossibili.
Osservava le giovani con un misto di reverenza e rabbia. Quella ragazza del caffè, ventiquattro anni al massimo, con i capelli castani legati in una coda alta che ondeggiava mentre si muoveva. Indossava jeans skinny che le stringevano un culo alto, rotondo, perfetto, di quelli che sembravano scolpiti per essere afferrati. Il seno era piccolo ma sodo, due colline tese sotto la maglietta leggera, i capezzoli che a volte si indurivano per l'aria condizionata. Ethan si chiedeva: "Sarà depilata là sotto? La sua fica sarà rosa e stretta, o già abituata a cazzi più grossi del mio? Come gemerebbe se glielo infilassi piano, guardandola negli occhi mentre arrossisce?"
Poi c'erano le donne più mature, quelle intorno ai quaranta o cinquanta, che lo facevano impazzire ancora di più. La signora del suo palazzo, Lauren, sui quarantacinque, sposata, con fianchi larghi e un corpo morbido, generoso. Aveva tette pesanti, che ballonzolavano leggermente quando saliva le scale, avvolte in maglioni morbidi. Il culo era ampio, maturo, con quella carne che sembrava così calda e cedevole. Ethan fantasticava di affondarci le mani, di aprire quelle natiche e leccare lentamente, assaporando il sapore proibito di una donna esperta. "Chissà quanto è bagnata quando è eccitata... avrà quelle labbra gonfie, scure, che si aprono facilmente? Prenderebbe tutto il mio cazzo fino in fondo, o si lamenterebbe per quanto è grosso quando sono duro?"
Era timido, quasi invisibile. Non aveva mai avuto il coraggio di approcciare nessuna. Sorrideva debolmente quando una collega gli passava vicino, poi tornava a fissare lo schermo con le guance che bruciavano. Ma dentro, la frustrazione cresceva. "Perché loro possono avere tutto? Perché io resto qui a guardare, a desiderare, a masturbarmi come un disperato?"
Quella sera pioveva forte. Ethan camminava verso casa, cappuccio calato sulla testa, le mani in tasca. Passò accanto a una donna sotto un lampione: giovane, forse ventotto anni, impermeabile aperto su una camicetta bagnata che lasciava intravedere il reggiseno di pizzo. Più avanti, una signora più grande aspettava l'autobus, le gambe avvolte in collant velati, il cappotto che non riusciva a nascondere del tutto le curve abbondanti del seno e dei fianchi.
Ethan sentì il solito nodo allo stomaco: desiderio puro, rabbia sorda. Accelerò il passo, la testa bassa. Un lampo improvviso illuminò la strada, seguito da un tuono che sembrò esplodergli dentro il cranio. Barcollò, si appoggiò a un muro.
Il mondo si fermò.
La pioggia restò sospesa, gocce immobili nell'aria. Il rumore della città sparì. Solo il suo respiro affannato rompeva il silenzio assoluto. Ethan alzò la testa, confuso. Una donna che stava attraversando la strada era bloccata a metà passo, la gonna leggermente sollevata dal vento che non soffiava più. Il suo corpo era perfetto: gambe lunghe, vita stretta, seni che premevano contro la stoffa.
Lui si avvicinò lentamente, il cuore che martellava. Toccò una goccia di pioggia: restò sul dito. Poi toccò il braccio della donna. Era calda. Malleabile.
«Che... cosa sta succedendo?» mormorò con voce rauca, la prima volta che parlava ad alta voce da ore.
Non capiva ancora. Ma dentro di lui, il desiderio represso di anni iniziava a risvegliarsi come una belva che aveva finalmente trovato la gabbia aperta.

Desiderio FermoStories to obsess over. Discover now