Capitolo 1

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Lidia aveva appena terminato il liceo artistico con ottimi voti, il passo successivo era entrare all'accademia di moda di Milano, città che conosceva bene nonostante abitasse in periferia. Aveva sempre amato il luogo in cui viveva, ovvero la casa di sua nonna. Le piacevano i mobili antichi e intarsiati, le stanze vecchie piene di ricordi e il giardino con il quale poteva ammirare le farfalle che si appoggiavano sui fiori scarlatti. Era rientrata da una passeggiata e la nonna le parlò con fare tenero:


<<Sono così contenta che tu abbia terminato il liceo... ti ricordi i casini che facevi pur di creare un abito quando eri più piccola? Distruggevi le tende perché ti ricordavano il tessuto che si usava nell'epoca vittoriana, per poi cucirle in dei vestiti per le bambole. Meravigliosi, per carità!>>


<<Avevo ragione, nonna, quel tessuto era perfetto per creare pizzi, passamanerie, merletti, balze e ricami. A volte mi chiedo se sono nata nell'epoca giusta.>> Lidia, nel dire quelle parole, non nascose il tono sognante e giunse le mani come se stesse pregando.


<<Sei proprio una sognatrice! Vieni, ti faccio vedere una cosa. Se vai in soffitta ci sono ancora i vestiti di mia madre, sono molto belli e vorrei che l'indossassi. Però ti avverto, possono essere molto polverosi, perciò ti consiglierei di lavarli prima. Si trovano in un vecchio baule chiuso. Tieni, ti do la chiave>>


<<Certo! Darò subito un'occhiata.>> Lidia iniziò a salire le scale in fretta, destando un po' di preoccupazione alla nonna che cominciò a strillare di stare attenta. Mentre saliva, le si avvicinò Rocky, un gatto rosso e bianco, cominciò a miagolare perché non riusciva a strusciare sulle sue gambe. Lo prese in braccio acciambellato come se fosse un bambino e lo lasciò libero una volta arrivati in soffitta. Lidia non andava quasi mai in soffitta e non aveva mai aperto il grande baule che si trovava sotto il davanzale della finestra, perché era stato incessantemente chiuso e aveva sempre pensato in tutti quegli anni che la chiave fosse andata perduta, non gliel'aveva mai chiesta alla nonna. La soffitta era rustica con travi di legno a vista e un pavimento in assi di legno chiaro, leggermente usurate. Il tetto spiovente è coperto interamente da tavole e tegole. Di fronte alla finestra coperta da tendaggi ricchi si trova un letto in ferro battuto con coperte ricamate e cuscini floreali. Lidia prese la chiave dalla tasca del vestito e iniziò ad apire il baule: era realizzato in un legno scuro lucido, con una forma leggermente bombata sul coperchio; la base è leggermente rialzata con piedini sagomati, che conferiscono al baule un aspetto rustico ma raffinato. Dentro il baule trovò un vestito lungo a maniche lunghe, che lasciavano le spalle scoperte, l'abito era di colore grigio scuro con motivo a quadri. È incorporato un grembiule chiaro beige con spalline larghe, cintura in vita e due tasche frontali. I polsini bianchi e il colletto rigido contrastavano con l'abito scuro. Lidia iniziò a sbattere l'abito per togliere la polvere, noncurante del fatto che il vestito in effetti doveva essere lavato, e troppo presa dalla bellezza dell'indumento d'epoca, iniziò a cambiarsi per indossarlo. Le stava davvero bene e cominciò a frugare nel baule di nuovo. Sussultò alla vista mozzafiato di uno specchio a mano antico: aveva una forma ovale ed era ornato con dettagli in metallo dorato, probabilmente in ottone. La cornice e il manico erano decorati con motivi floreali, in particolare rose in rilievo. Il manico era lungo e sottile, lavorato con motivi barocchi. Cominciò a guardarsi nello specchio: non dimostrava diciotto anni ma bensì molti meno, aveva un viso dai lineamenti delicati e i capelli biondo scuro che le attribuivano un'aura più giovanile. All'improvviso, un fremito percorse l'aria della soffitta. Le tende pesanti della finestra si mossero. Rocky si agitò: il pelo sulla schiena gli si drizzò e miagolò nervoso. Lidia si guardò attorno finché inaspettatamente lo specchio cominciò a brillare di luce propria e, al posto del vetro che a mano a mano si deteriorava, si iniziò a intravedere una specie di galassia nell'ovale. Lidia infilò la mano per poi ritirarla subito dopo, esclamò: <<Rocky! Hai visto pure tu?>>, stavolta infilò completamente il braccio: venne catapultata in una strana dimensione, attorno a lei si stendeva una distesa infinita di stelle che si fondevano in una nube immensa. Era una galassia avvolta da vapori color ametista e turchese. Ogni bagliore sembrava accarezzare la sua pelle, lasciandole addosso una scia di calore. Rocky fluttuava al suo fianco, piccolo, i suoi occhi riflettevano i mille colori della nebulosa, facendoli sembrare un frammento di quella stessa luce. Lidia sentiva il tempo scivolare via, non più lineare. Con un lampo improvviso, lo sfondo si fece liquido e tutto collassò in un vortice di luce. Lidia cominciò a gridare, era come se stessero viaggiando alla velocità della luce e perse i sensi. Ancora non lo sapeva ma era stata catapultata insieme al gatto in un altro universo, con un altro mondo.


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