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La torre dell'Hokage dominava il Villaggio della Foglia con la sua altezza e imponenza e per la dalla sua posizione centrale e ben protetta: non poteva essere altrimenti dato che ogni decisione veniva presa nelle sue stanze e ogni segreto era custodito nei suoi sotterranei. Di solito era piena di movimento e di voci ma quell'ora del mattino era silenziosa, troppo silenziosa.
Kakashi Hatake fissava il sole che sorgeva dalla finestra del suo nuovo ufficio all'ultimo piano con l'espressione di chi non riusciva più a distinguere il giorno dalla notte. Il cappello da Hokage giaceva sul tavolo, abbandonato come un peso che ancora non sentiva suo. Preferiva ancora i panni del vecchio Jonin stanco: tuta nera, gilet verde tattico e volto coperto dalla maschera. Finalmente aveva due occhi scoperti come quando era ragazzo e quella era l'unica nota positiva della Grande Guerra appena conclusa per il momento.
La guerra è finita, si ripeté, ma non c'era pace al Villaggio della Foglia.
Un ANBU bussò piano e poi entrò senza attendere un vero permesso. Indossava la tipica maschera di porcellana bianca con decorazioni rosse che ne nascondeva il viso ma i movimenti concitati tradivano comunque una certa preoccupazione. Il fiato leggermente corto completava il quadro.
- Hokage-sama... Naruto è stato visto di nuovo vicino alla prigione. -
Kakashi chiuse gli occhi. Ogni giorno la stessa storia. Naruto sapeva bene che era vietato far visita alla prigione senza specifico permesso eppure ci andava lo stesso ogni singolo giorno fin dalle prime luci dell'alba.
- Grazie. Posso occuparmene io. - disse infine.
Naruto vagava di notte come un fantasma che sorrideva troppo, mentre di giorno tornava sempre lì: alla prigione, a far visita sempre alla stessa persona.
Mentre Kakashi si dirigeva, senza particolare fretta, nel punto esatto in cui era certo avrebbe trovato Naruto, non rusciva a smettere di rivivere il momento esatto in cui le leggi del villaggio lo avevano costretto a prendere quella dannata decisione, la prima da Hokage, l'unica di cui si era già pentito. Arrivò in vista della prigione ancora prima di rendersene conto.
La prigione del Villaggio della Foglia, un edificio basso e massiccio, situato in un angolo isolato del Villaggio, lontano dalle mura, ma anche dalle abitazioni, odorava di pietra umida. Le torce proiettavano ombre tremolanti sui muri dei suoi corridoi stretti e senza finestre, come se anche la luce fosse stanca di restare in quel posto. Kakashi aveva percorso quei corridoi ogni giorno nelle ultime settimane, verso la stessa maledetta cella, per lo stesso identico motivo e cominciava a sentire la fristrazione salire già al primo passo.
Quando Kakashi arrivò Naruto era di nuovo lì, seduto per terra con le ginocchia al petto e l'unico braccio approggiato sulle ginocchia che gli copriva parzialmente il viso. Era ancora una volta davanti a quella cella.
- Naruto. - Il tono di voce di Kakashi tradiva tutta l'ansia e l'esasperazione che si portava dentro.
Il ragazzo alzò lo sguardo di scatto, poi sorrise. Sempre quel sorriso di circostanza che usava nelle ultime settimane per mascherare il dolore che si portava dentro e che oramai non ingannava più nessuno.
- Ehi, Kakashi-sensei! Sei già sveglio? -
- Dovrei farti la stessa domanda. - lo incalzò Kakashi.
- Ah... io dormo poco ultimamente ma sto bene, davvero. -
Era una bugia.
Kakashi si avvicinò, sedendosi accanto a lui senza dire nulla per qualche secondo. Il silenzio era più pesante di qualsiasi rimprovero.
- Sei venuto a vedere Sasuke. - disse infine.
Naruto annuì piano.
- Volevo solo... essere qui. -
Dietro le sbarre, Sasuke Uchiha era immobile con gli occhi bendati e le braccia costrette nella camicia di forza. La schiena era appoggiata al muro freddo della sua cella, non parlava e non reagiva ad alcuno stimolo. Si era lasciato condurre in prigione appena rientrato al villaggio e da allora non si era più mosso.
- Non ha mangiato neanche questa mattina. - mormorò Naruto. - Ho chiesto ai carcerieri. -
- Lo so. - rispose Kakashi senza riuscire a nascondere del tutto la preoccupazione.
Naruto strinse le dita nei pantaloni.
- Se non mangia... morirà. - nel suo tono di voce c'era terrore allo stato puro.
- Sasuke è più resistente di quanto sembri. - cercò di rassicurarlo Kakashi, ma la realtà era che non credeva più nemmeno lui a quelle parole.
- No. -
La risposta fu immediata. Troppo immediata.
- Non lo è. - Naruto alzò gli occhi, c'era rabbia nel suo sguardo.
Kakashi lo guardò di lato senza voltarsi verso di lui. Sapeva bene di che cosa Naruto lo stava accusando, ma le cose non erano così semplici come le faceva lui. Nemmeno ora che era Hokage poteva permettersi di liberare Sasuke senza il consenso degli anziani del villaggio e senza il benestare degli altri Kage senza conseguenze gravi. Per tutti era ancora da considerarsi un criminale internazionale con gravi reati a suo carico e un livello di pericolosità senza precedenti.
Gli occhi di Naruto erano lucidi ma non piangeva. Da quando era tornato dalla Guerra non piangeva mai, ma Kakashi non lo considerava un buon segno.
- Gli ho parlato. - continuò Naruto, abbassando la voce. - Gli parlo ogni giorno. Gli racconto cose stupide: del villaggio, di Iruka-sensei che mi ha urlato contro perché ho dimenticato di studiare un capitolo. - sorrise appena. - Ma lui non risponde. Non si muove nemmeno. -
- Naruto... -
- Ho vinto la guerra. -La voce gli tremò. - Ho salvato il mondo. Ho mantenuto la promessa che avevo fatto a Nagato e al maestro Jiraya. Eppure... - Si interruppe. Deglutì. - Eppure l'ho perso lo stesso. -
Kakashi sentì qualcosa spezzarsi dentro. Quel ragazzo aveva portato il peso di una guerra sulle spalle e ora il villaggio intero pretendeva sorridesse come simbolo della nuova pace tra le Cinque Grande Terre Ninja. Naruto però non sorrideva più davvero: quella che tutti vedevano era una maschera. I suoi amici lo sapevano ma nessuno era stato in grado di aiutarlo. Shikamaru lo andava trovare quasi tutti i giorni e gli parlava come meglio poteva ma i suoi occhi rimanevano spenti. Iruka gli faceva lezione tutti i giorni cercando di distrarlo dal pensiero di Sasuke, ma la sua mente correva sempre alla prigione. Sakura lo sgridava perchè non si prendeva abbastanza cura di sé ma non serviva a nulla. Persino Sai cercava ogni giorno un modo nuovo per farlo sorridere davvero. Ogni giorno tutti passavano dal suo ufficio con crescente preoccupazione e feroce senso di impotenza.
- Nessuno ti ha mai chiesto come stai davvero. - disse piano Kakashi.
Naruto rise. Una risata breve e vuota. Naruto non era mai stato bravo a mentire alle persone con cui aveva stretto un legame.
- Ma io sto bene! - disse subito, troppo in fretta. - Sono solo stanco, tutto qui. - ma nel dirlo il tono della sua voce era sceso e si era incupito.
- Naruto. - lo richiamò Kakashi ancora una volta.
- Kakashi-sensei... - lo guardò finalmente negli occhi. - Se smetto di sorridere... cosa resta? -
Silenzio. Dietro le sbarre, Sasuke non si mosse nemmeno di fronte alla disperazione del suo migliore amico.
- Tutti vogliono che io sia forte. - continuò Naruto. - Che sia il simbolo della pace. Quello che da al Villaggio la forza e il coraggio per guardare al fututo. Ma io... - si portò una mano al petto. - Io mi sento come se stessi crollando. -
La voce si spezzò davvero questa volta.
- Non riesco a salvarlo. - sussurrò. - E se non posso salvare lui... cosa significa essere Naruto Uzumaki? -
Kakashi posò una mano sulla sua spalla non come Hokage ma come maestro.
- Significa che sei umano. -
Naruto tremò.
- Sasuke... - mormorò, alzandosi e avvicinandosi alle sbarre. - Ehi. Sono io. - Nessuna risposta. - Puoi odiarmi, se vuoi. Puoi restare in silenzio. Ma... resta vivo per favore. -
Un ANBU si mosse nervosamente dietro di loro.
- Hokage-sama, il tempo... -
- Ancora un minuto. -
Naruto poggiò la fronte contro le sbarre fredde. - Tornerò domani...come sempre. -
Sasuke non reagì.
Kakashi osservò il suo allievo più caro allontanarsi lentamente nel corridoio buio. Le spalle curve e il passo incerto.
Non gli era mai sembrato così fragile.
Quello che nessuno dei suoi amici aveva voluto ancora raccontargli e che lui aveva già capito benissimo era che Naruto aveva smesso di mangiare, non all'improvviso, non in modo evidente: aveva iniziato saltando un pasto ogni tanto, poi due di fila e poi aveva smesso del tutto e oramai era una settimana che non toccava nemmeno un pezzo di pane.
Spesso quando lo incrociava e tentava di invitarlo a cena sorrideva dicendo di aver già mangiato da Ichiraku ma non era vero. Beveva acqua. Rideva. Continuava a essere Naruto Uzumaki: agli occhi di chi non lo conosceva bene era tutto ok, l'eroe di Konoha in pausa forzata in attesa della protesi fatta con le cellule di Ashirama. Ma Kakashi lo sapeva. Lo vedeva: le guance si erano assottigliate, le mani tremavano quando pensava di non essere osservato ed evitava i pasti in compagnia per non essere obbligato a mangiare davvero.
Quella notte Kakashi decise che era il momento di affrontare davvero l'argomento. Cercò Naruto e lo trovò senza fatica seduto sul tetto dell'ospedale, le gambe penzoloni nel vuoto.
- Da quanto non mangi? - chiese senza preamboli.
Naruto sorrise.
- Kakashi-sensei, sei diventato paranoico da Hokage. -
- Naruto. - Lo richiamò all'ordine Kakashi. Non avrebbe lasciato che eludesse la domanda questa volta.
Il sorriso si incrinò per un istante.
- Non ho fame. -
Il vento notturno soffiava piano, muovendo la giacca arancione come fosse troppo grande per quel corpo.
- La verità è che non penso di meritare di andare avanti... - strinse il pugno.
Kakashi sentì un nodo stringergli la gola.
- Naruto, tu non devi espiare niente. - ma quelle parole non riuscirono a giungere davvero.
Sasuke, nel frattempo, era un guscio vuoto: non mangiava, non parlava e non reagiva. L'unica cosa che tradiva il fatto che fosse ancora vivo era il respiro.
Kakashi andò a fargli visita forse per la prima volta in veste ufficiosa, nel cuore della notte, negli occhi e nelle orecchie ancora le parole e l'epressione di Naruto. Il silenzio tra quelle mura era così denso da far male.
- Sasuke. - disse - Naruto smetterà di tornare se continui così. -
Nessuna risposta.
- Lui si sta spegnendo. -
Un impercettibile movimento, forse solo un'illusione. Kakashi capì che dietro a quel muro di silenzio ostinato c'era ancora Sasuke, il ragazzo amico fraterno di Naruto e suo più grande rivale.
- Se non mangi... morirai. -
Silenzio.
- E lui morirà con te. -
Quella volta, Sasuke tremò, solo per un istante ma Kakashi lo vide e capì che Naruto e Sasuke si potevano salvare solo assieme. Il problema era come riuscirci.
Chiese aiuto a tutti: ai Kage, ai medici, agli anziani del villaggio, ma nessuno capiva il problema per davvero e nessuno era disposto a dare una vera soluzione arroccati dientro a protocolli, leggi militari e accordi internazionali. Naruto doveva continuare a sorridere e riprendere a combattere una volta impiantata la protesi per far capire al Paese del Fuoco e alle altre quattro grandi terre che Konoha aveva ancora a disposizione l'arma più potente del mondo e Sasuke doveva pagare il suo debito in prigione finchè non fossero tutti stati soddisfatti e non ci fossero state garanzie reali che non fosse più una minaccia per la pace. Stop.
- Naruto ha solo bisogno di tempo. - aveva detto il Raikage
- Sasuke ha bisogno di disciplina. - aveva risposto il Tsuchikage
- Devono restare qui, sono armi troppo preziose. - avevano risposto gli anziani del villaggio.
Qui? Nel luogo dove hanno combattuto, ucciso e perso tutto e dove nessuno ha gli strumenti per aiutarli davvero? Sarebbe stato come condannarli a morte.
Alla fine rimase una sola risposta possibile, la peggiore per Kakashi, la più disperata: entrambi avevano bisogno di cambiare ambiente, di allontanarsi da Konoha e dal mondo dei ninja e di farlo assieme. Kakashi scese da solo nel livello più basso del sotterraneo sotto la Torre dell'Hokage, là dove solo l'Hokage in persona poteva andare. Tra le reliquie più importanti vi era una serie di rotoli appartenuti all'Eremita delle Sei Vie. Dentro c'erano dei sigilli per il richiamo inverso collegati a cosa e dove nessuno lo sapeva davvero. Si diceva che con il suo potere oculare l'Eremita avesse eplorato altri universi che avesse lasciato un portale aperto ovunque avesse trovato una civiltà meritevole.
Tra le tante coordinate spazio temporali collegate a quei rotoli a cui mandò una richiesta personale d'aiuto ne trovò una che portava a una dimensione parallela e in particolare una scuola nei sotterranei della quale era stato conservato il rotolo del Sacro Eremita. Era l'unica istituzione preparata abbastanza da reggere la riabilitazione di due ninja di alto livello che si stavano autodistruggendo.
- Loro non sono ninja in questo momento. - disse Kakashi durante il primo contatto diretto - Sono ragazzi spezzati e basta. - comunicò loro.
La risposta arrivò dopo una lunga pausa.
- Possiamo accoglierli per un periodo di convalescenza. - disse con una voce stanca e profonda l'uomo dall'altra parte - Ma non prometto miracoli. -
-Non li chiedo. - rispose Kakashi - Chiedo solo una possibilità perchè qua non ne hanno più. - ammise amaramente.
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Sulla strada per il nostro domani
FanfictionNaruto e Sasuke appena diciassettenni sono usciti dalla Grande Guerra portandosi dentro traumi che il mondo ninja e il tempo non possono guarire. Per ritrovare se stessi e un domani possibile dovranno fare molta strada e vedersi da una prospettiva d...
